Oggi è il giorno più azzurro nella storia della Coppa dei Campioni.

Il 22 maggio del 1963, a Wembley, il Milan di Nereo Rocco batte il Benfica di Eusebio e mette per la prima volta il tricolore sulla coppa.

Il 22 maggio 2010, al Santiago Bernabeu di Madrid, è la squadra dell’altra sponda di Milano a superare il Bayern Monaco e a portare per l’ultima volta in Italia la coppa dalle grandi orecchie.

Nel mezzo, il 22 maggio del 1996, a Roma, è invece la Juventus di Marcello Lippi ad aggiudicarsi il trofeo battendo i campioni in carica dell’Ajax.

Milan, Inter e Juventus sono ancora oggi le uniche italiane ad aver vinto almeno una volta la Coppa dei Campioni o Champions che dir si voglia alla maniera moderna. Ma ci sono squadre, partite e momenti che esistono e vivono ad un passo dall’Albo d’oro e dai cortei in pompa magna dei vincitori. Sono le medaglie d’argento, quelle che si ricordano poco come se la il valer meno dell’oro non significasse comunque valere più di tutti quanti gli altri, come se la meta annullasse il percorso.

Ci sono pagine scritte nella nostra lingua che meritano di essere lette anche se non sono spesso in vetrina perché, come diceva Gianni Agnelli :”È piu facile vincere la coppa che arrivare in finale.”

La prima finale di una squadra Italiana, 30 maggio 1957

Maggio è al tramonto quando a Madrid, a casa delle Merengues, ci si gioca la seconda Coppa dei Campioni della storia. Ad opporsi ai Blancos di Di Stefano c’è la Fiorentina di Fulvio Bernardini che chiede di giocare alle 17:30 non essendo abituata alle partite in notturna con la luce artificiale.

Come succede sovente in quegli anni, i viola non sembrano concentrare tutte le loro energie sul trofeo continentale, lo considerano un qualcosa in più, anche fastidioso ai fini della buona riuscita della stagione in patria; il prestigio del torneo si declinerà in un crescendo lungo decenni, pensarlo già come siamo abituati a conoscerlo è un errore di valutazione. Sono gli svizzeri del Grasshoppers ad accendere l’orgoglio dei toscani che, con un brillante Julinho sopratutto, decidono di “fare sul serio” considerando anche  ormai precluso il discorso campionato.

I fiorentini arrivano così a battersi con i padroni di casa nonostante i favori del pronostico contrari. Un calcio di rigore, con polemiche ben lontane dalla tecnologia in campo, vanifica gli sforzi gigliati e da il la al doppio vantaggio finale degli Spagnoli che si laureano campioni d’Europa.

Coppa dei campioni

La finale della Roma alla prima partecipazione, 30 maggio 1984

L’esordio dei giallorossi nella Coppa dei Campioni sembra doversi concludere come una favola, la vittoria all’Olimpico è quel gran finale che tutti si augurano.

Seppur l’arrembaggio iniziale era stato contenuto e frenato dalla rete di Phil Neal, bomber Pruzzo ha riacceso le speranze. Il Liverpool non ha mai perso una finale ma questa è la serata della Roma, le cose brutte stonano, l’asse Conti – Pruzzo ha fatto quasi dissolvere anche le polemiche sul presunto fallo non fischiato ai danni di Tancredi…

Per la prima volta nella storia, dopo che neanche i supplementari hanno consegnato lo scettro continentale,  si va ai calci di rigore. Quel che più funesterà i sogni dei tifosi giallorossi, fino ad oggi ancora, è la figura di Grobbelaar. Il portiere dei Reds inizia infatti ad inscenare pantomime e balletti con l’intento di distratte i rigoristi. Invita all’errore nientemeno che due campioni del mondo come Bruno Conti e Ciccio Graziani, per poi correre a perdi fiato e festeggiare la sua Coppa dei Campioni.

Coppa dei Campioni

La Sampdoria scudettata, 20 maggio 1992

Vialli e Mancini le frecce più pregiate nella collezione di Vujadin Boškov, lo scudetto sul petto e la voglia di vendicare la coppa delle coppe di tre anni prima, Sampdoria – Barcellona è una partita che ha una dimensione europea tutta sua. Chissà nel passato quante volte sarà capitato, dal porto catalano, di vedere navi battenti bandiera Genovese. E chissà quella sera, tra i 70000 presenti a Wembley, quante ce ne erano invece di blucerchiate.

Due navi lanciate verso un nuovo mondo, due equipaggi che il tesoro non lo avevano ancora mai conquistato prima. A regnare è l’equilibro ma, come chi conosce la legge del mare sa, le cose possono cambiare da un momento all’altro così, al minuto ‘112, una punizione di Koeman punisce oltremodo la squadra italiana costretta a veder naufragare il suo sogno.

Coppa dei Campioni

Sfiorare un sogno è statisticamente più probabile che realizzarlo ma nel calcio le statistiche lasciano il tempo che trovano, hanno pochi posti i numeri in un universo di sudore e passione. Quel prato verde conserva la magia, la sfrontatezza del volerci credere e la delusione per averlo fatto troppo. Il punto è che non ci sarebbe nessun vincitore senza un vinto, ecco perché bisogna saper leggere oltre l’Albo d’oro.

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