Il terzino è per definizione il giocatore che difende la fascia laterale del campo. Ed è oggi il ruolo più ingrato che un calciatore possa ricoprire. “Non sa crossare”, “non sa difendere”, “spinge poco”. Sono solo alcune delle critiche rivolte agli esterni difensivi ogni domenica da tifosi ed esperti. Ma possiamo ancora definire rigorosamente un ruolo e uno standard esclusivamente in base alla posizione occupata in campo da un calciatore? E soprattutto, ha senso farlo per un ruolo sempre più importante e complesso da interpretare?

L’evoluzione nasce in Brasile

Nel calcio moderno tutti gli undici devono partecipare attivamente ad entrambe le fasi. Per un terzino farle bene entrambe è molto difficile e lo è altrettanto decidere a priori se sia più importante una diagonale corretta o un cross. Oggi i principali responsabili di questa diatriba sono probabilmente due brasiliani. L’ultimo decennio è stato senza dubbio segnato da Dani Alves e Marcelo. Due esterni di spinta, tecnicamente fortissimi ma non sempre attenti in fase difensiva. Marcelo è una vera e propria ala aggiunta, mentre Alves (che l’ala l’aveva fatta, soprattutto a Siviglia) con Guardiola svolgeva un ruolo quasi di regista avanzato. Le combinazioni tra lui e Messi sono state per anni devastanti. La sua capacità di cucire il gioco ed entrare tra le linee si inseriva alla perfezione nel tiqui-taca del Barça. L’intesa con la Pulga, con cui era perfettamente complementare, ha reso quella catena un meccanismo perfetto. Alla Juve, pur trovando un’intesa simile con Dybala, che per caratteristiche e movimenti in quel momento era ciò di più simile a Messi in Europa, non è però riuscito ad essere così efficace, in quanto il contesto tecnico-tattico era totalmente differente. Marcelo è invece perfetto per una squadra come il Real.

Le grandi individualità costringono gli avversari a chiudersi e negli spazi stretti la sua tecnica viene esaltata, creando superiorità numerica e occasioni. Le lacune difensive, in particolare di piazzamento, sono coperte dai due centrali e da Casemiro, fondamentale nello scacchiere dei blancos. Ad aiutare, in entrambi i casi, il fatto che quasi sempre gli avversari non abbiano la forza di tenere alti più uomini e attaccare gli spazi lasciati liberi, dovendo tenere tutta la squadra impegnata in fase difensiva.

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Il regista esterno e l’evoluzione di Pep

Il ruolo del terzino ha continuato ad essere centrale per Guardiola anche dopo l’addio al Barcellona. Pur mantenendo i suoi principi di gioco generali, il suo calcio si è evoluto ulteriormente in questi anni, dovendosi adattare a campionati diversi dalla Liga e squadre diverse dal suo Barcellona praticamente perfetto. Al Bayern i due esterni si alzavano, inserendosi nella linea mediana e stringendo rispetto alla “normale” posizione. Così facendo diventavano i primi registi della squadra, con il mediano che andava ad inserirsi nella linea difensiva a formare una linea a 3. Inoltre davano sostegno alle ali, cui veniva lasciata totale libertà sulle fasce.

Ad agire da terzini Alaba, che ha più volte giocato anche a centrocampo in carriera, e Lahm, giocatore straordinario per tecnica e intelligenza. Anche dopo l’addio dell’allenatore catalano e il ritiro di Lahm i bavaresi hanno continuato su questa strada, tanto da trovare l’erede dello storico capitano in Kimmich, centrocampista puro prestato alla fascia. Sorte simile è toccata a Zinchenko, diventato oggi il terzino titolare del City, ma che nasce centrocampista e in nazionale gioca addirittura sulla trequarti. L’evoluzione di Pep ha portato sulla fascia dei creatori di gioco, spesso ricreando una difesa a 3 alle loro spalle con scalate e rotazioni, in modo da avere la maggior quantità di soluzioni in fase di costruzione e demandando la stessa a un numero maggiore di calciatori.



Da Dortmund a Liverpool, sotto il segno di Klopp

Oggi le due coppie di terzini che godono della maggior considerazione sono probabilmente quelle di Liverpool e Borussia Dortmund. In comune l’impronta data alle due squadre da Jurgen Klopp. Velocità di pensiero e di esecuzione, verticalità e ritmo quasi frenetico, oltre al marchio di fabbrica del gegenpressing. Le due squadre vanno ai mille all’ora, soprattutto sulle fasce, dove il terzino deve essere il primo a ribaltare l’azione e accompagnare l’attacco. Un giocatore con le qualità atletiche di Hakimi diventa quindi perfetto per il ruolo e in grado di spaccare in due le partite con goal e assist. Se dall’altra parte mettiamo Guerreiro, anche se con caratteristiche più alla Dani Alves, ci ritroviamo con una coppia di esterni difensivi da 16 goal e 15 assist stagionali.

I problemi con due giocatori così votati ad offendere nascono in fase difensiva. Le fasce risultano essere molto esposte e in generale ci sono grandi spazi da coprire alle spalle, cosa che a Dortmund non sempre riesce bene. Va molto meglio a Liverpool, dove Alexander-Arnold e Robertson possono contare su una difesa e un centrocampo molto più solidi. Le caratteristiche sono simili all’altra coppia, con l’inglese molto tecnico e lo scozzese con un passo imprendibile cui aggiunge una maggiore solidità difensiva e l’intensità tipica britannica.

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La ricerca dell’equilibrio

L’equilibrio è un concetto fondamentale del nostro calcio e si riflette anche sul nostro modo di vedere il ruolo del terzino. Per quanto ai tifosi piaccia l’idea degli esterni votati all’attacco, in un campionato molto tattico non è sempre facile per loro adattarsi. L’evidenza sono i casi di Cancelo e Alex Sandro. Il primo è stato lasciato partire da Inter e Juve, tra il rimpianto di non averlo visto diventare il nuovo Dani Alves e il sollievo di non dover cercare rimedi per tamponare i suoi buchi difensivi. Il secondo invece si è adattato, diventando meno garibaldino nell’interpretazione della gara, molto più attento alla fase difensiva. Ciò però lo ha limitato un po’in fase di proposizione, in cui pare spesso meno incisivo rispetto alla sua prima stagione italiana. Per cercare di avere comunque spinta sugli esterni si è tornati ad usare una difesa a 3 o a dirottare un centrale sull’esterno a fare il terzino bloccato per compensare l’esterno opposto di maggiore spinta.

I terzini stanno scomparendo o evolvendo?

Per rispondere alla domanda dobbiamo prima chiarire cosa intendiamo per terzino. Se pensiamo al giocatore che occupa la fascia in zona difensiva sul nostro modulo, allora chiaramente è solo una naturale evoluzione del ruolo. Se invece intendiamo specificamente l’esterno di difesa votato solo o soprattutto alla fase di non possesso, allora sta sparendo, quantomeno dai grandi palcoscenici. L’evoluzione del gioco va verso un calcio sempre più totale, in cui difficilmente troveranno spazio giocatori in grado di partecipare ad una sola fase, soprattutto se quella di difesa. Inoltre è fondamentale creare spazi muovendo palla e uomini, scambiando le posizioni in campo e dando meno riferimenti possibili agli avversari. Diventa sempre più difficile definire quale sia il modo migliore di interpretare una certa posizione in campo senza legare il discorso al sistema di gioco e alle caratteristiche dei compagni. E così anche per il terzino.

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