Ci sono giocatori che a 15-16 anni iniziano già a far parlare di sé. Il loro talento è cristallino ed in ognuno si vuole vedere qualcosa di speciale per il futuro. Arrivano poi i momenti difficili, dove il solo talento non basta più. Chi ne esce vincente si trasforma immediatamente in un campione, tanti si perdono senza mai poter esprimere quello che veramente sarebbero stati in grado di poter fare. Ecco, questo discorso non vale per Paolo Lorenzi, un ragazzo splendido venuto dal nulla, ma che con la costanza nel lavoro è riuscito a ritagliarsi nel tennis che conta il suo spazio importante.

Nato il 15 a Roma nel 1981 dopo una carriera da Junior senza acuti Lorenzi accede tra i professionisti nel 1999. Qui inizia la sua lunghissima campagna nei Futures, tornei di terza serie propedeutici al tennis che conta. Qui certamente non brilla, tanto che devono passare ben quattro stagioni prima dell’approdo a livello Challenger, solitamente si tratta di pochi mesi per i giocatori più talentuosi.

Il romano, però, non molla e alla fine della stagione 2006 dopo una lunghissima serie di Challenger riesce ad entrare fra i primi 200 al mondo. Questo vuol dire la possibilità di disputare le qualificazioni per i tornei dello Slam, nonché anche la partecipazione ai tornei ATP. Un passo davvero importante, perché Lorenzi lentamente si avvicina al tennis che conta all’età di venticinque anni. I suoi sogni che sin da bambino lo avevano tentato ora si avvicinano sempre di più alla realtà.

Nel 2007 va vicino alla sua prima storica qualificazione ad uno dei quattro tornei del Grand Slam. Siamo a Parigi sulla terra rossa del Roland Garros, da sempre la superficie preferita. All’ultimo turno prima del Main draw ad un passo dall’olimpo però si ferma la sua corsa. Tuttavia Lorenzi non molla e dai momenti negativi ne esce sempre trovando un grande rifugio, quello dei Challenger dove ha buon gioco nel raccattare punti importanti. Al momento sono 21 i titoli vinti in questa tipologia di tornei nella sua lunga carriera.

Altre due stagioni da protagonista nei tornei della cadetteria lo lanciano alla fine del 2009 fra i primi 100 giocatori al mondo. Nel 2010 ha quindi la possibilità di partecipare al suo primo Major agli Australian Open. 28 anni compiuti da un mese e finalmente si avvera quello che è il sogno di ogni bambino, giocare uno dei quattro tornei del Gran Slam. Un risultato già importante e frutto di grande lavoro e di tanta tenacia. Perché è davvero raro che i giocatori che non sono subito pronti al mondo del professionismo riescano a spingersi già in età avanzata a quelle latitudini. Ma il bello deve ancora arrivare.

Sì perché Lorenzi ha la capacità di rimanere costantemente intorno alla posizione n.100 nella classifica ATP. Sfida anche i grandi come Nadal, Djokovic e Federer, tornando però ai cari Challenger da sempre terreno fertile per la conquista di punti che gli permettono di rimanere in quota. Ma come il miglior vino, che con il passare degli anni acquista valore, così Paolo Lorenzi continua a migliorarsi anche passati i 30 anni. Una novità nel tennis. Conseguenza di lavoro e dedizione, nonché tanta passione per quello che solo a parole è un gioco.

Tra il 2014 ed il 2017, infatti, raccoglie i suoi migliori risultati. In una forbice quindi compresa tra i 33 ed i 36 anni. Nelle sue tre stagioni d’oro rimane stabilmente tra i primi 70 giocatori del mondo. Si spinge fino agli ottavi di finale degli US Open nel 2017, vince il suo primo ed unico torneo ATP, trova il miglior ranking della carriera spingendosi fino alla posizione n.33. Risultati che hanno del clamoroso perché certo nessuno lo avrebbe scommesso agli inizi della sua carriera.

Per raggiungere i sopracitati risultati ci sono voluti anni ed anni di lavoro in campo e fuori. Lorenzi infatti si è saputo costruire una propria stabilità fisica che gli ha permesso di essere così longevo. Questo al fianco di una tenuta mentale con pochi eguali nel circuito ed un tennis sicuramente non talentoso, ma completo. Un ragazzo che ha saputo lavorare sui particolari e con la capacità di mostrare tutta la sua umanità in campo attraverso un atteggiamento mai sopra le righe. Il bello dello sport è anche questo, campioni di onestà e esempi da seguire al fianco di campioni affermati e dominatori della disciplina.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here