In un calcio proattivo e sempre più aperto a nuovi orizzonti tecnico-tattici, il ruolo dell’attaccante si sta evolvendo rapidamente. I compiti svolti dal centravanti “classico”, nel corso degli anni, si sono modificati. In contesti di gioco estremamente differenti, che prediligono la natura associativa tra tutti gli effettivi in campo, al numero 9 non è più richiesta soltanto la capacità di tenere il pallone, sgomitando con i difensori avversari per cercare di liberarsi dalla marcatura. Il modo di posizionarsi delle retroguardie (e quindi di tutti gli altri reparti) è cambiato: aggressione, linea alta e pressing. Trovare spazi per i calciatori offensivi diventa difficile se i movimenti non consentono fluidità e dinamismo. Da qui nasce l’idea di schierare un attaccante particolare ed inedito. Quello che gergalmente chiamiamo “falso 9”.

Messi da falso 9 con Guardiola

In realtà, la novità venne portata da Guardiola undici anni fa. Nel Clàsico, per la prima volta venne schierato Messi in quella posizione. Ormai nota la frase dell’allenatore catalano che aveva preparato e letto alla perfezione la partita contro il Real Madrid: “Non abbiamo bisogno di centravanti, il nostro centravanti è lo spazio.” Una locuzione semplicissima, destinata però a divenire uno dei principi del calcio moderno. Le zone di campo nelle quali attaccare ed andare in profondità con inserimenti e tagli da parte delle ali (in un ipotetico tridente) e delle mezzali sono molteplici. E tutto questo avviene grazie alla libertà di svariare su tutto il fronte da parte del “falso 9”.

Un attacco, dunque, non inquadrato secondo determinati schemi. Ma imprevedibile tatticamente, oltre che ricco di soluzioni. Basti pensare al lavoro svolto da Roberto Firmino nel Liverpool. Dotato di un tasso tecnico molto elevato, il brasiliano è il perno del tridente dei Reds. Distribuisce palloni con facilità disarmante sulla trequarti. Insomma, un 9 che pensa con la testa di un 10.

Roberto Firmino nel ruolo di falso 9

Ultimamente, tuttavia, stanno crescendo diversi profili (alcuni dei quali già affermati) che stanno ridefinendo questo ruolo. Non un capovolgimento totale delle mansioni di questa tipologia di giocare, ma un completamento. A tal proposito, non possiamo non menzionare Kai Havertz. Al di là dei numeri sensazionali (primo giocatore in Bundesliga a siglare 35 gol prima dei ventuno anni) e dell’hype raggiunto, Havertz, nelle ultime uscite stagionali, è stato al centro del gioco della squadra. Un ruolo tutt’altro che specifico. Che non ha bisogno di determinate caratteristiche fisiche. Risulta essere, quindi, abbastanza marginale e non del tutto veritiera la narrazione mediatica che si è fatta sulla prestanza atletica di un giocatore che ricopre questa posizione. Lo stesso Havertz e Mertens, ad esempio, hanno due strutture fisiche totalmente diverse. Entrambi, però, sono “falsi 9”.

Volendo andare indietro negli anni, potremmo elencare tanti altri nomi. Francesco Totti nella Roma di Spalletti: talmente intelligente da adattarsi e comportarsi magistralmente anche da attaccante. Cesc Fabregas e Thomas Muller sotto la guida di Guardiola: bravi a non dare nessun riferimento alla difesa, venendo sempre incontro al pallone.

Ma oggi, invece, tolto Havertz, esistono calciatori di grande caratura che possono ambire ad avere una leadership tecnica così delicata nel ruolo di “falso 9”? Analizzando alcune delle giovani leve, potremmo pensare ad una risposta affermativa. Nicolò Zaniolo, ad esempio, ha nel suo bagaglio le doti giuste per imporsi da “attaccante”. Protezione del pallone grazie al fisico possente, giocate verticali e inserimenti. Perché il “falso 9” di oggi non deve dimenticare di essere comunque un giocatore d’attacco. Oltre alla rifinitura finale nell’azione, deve anche saper fare gol. E questo Zaniolo lo sa fare benissimo.

Prestando fede, quindi, al dogma di Guardiola secondo cui “lo spazio” è l’intenzionalità ultima, anche Van De Beek può essere considerato un trequartista che si muove come una punta. Infine, lo stesso Kulusevski, che continua a definirsi più un “calciatore che si muove dietro le punte” piuttosto che un’ala pura, in assenza di Inglese, quest’anno ha giocato al centro dell’attacco, sfoderando prestazioni di grande livello.

Per diventare padroni di una posizione così peculiare nel calcio moderno, insomma, non è più sufficiente la sola tecnica di base. Questo per via del cambiamento messo in atto da un intero sistema calcistico volto sempre più all’intensità e allo sviluppo di manovre dirette. Trame di gioco che non possono più prescindere dal ruolo universale del “falso 9”.

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