Ormai è ufficiale: la Nba riprenderà a giocare il 31 luglio ad Orlando, sigillata a DisneyWorld, con una formula che prevede l’invito di 22 squadre: le prime 9 ad est e le prime 13 ad ovest a giocarsi gli ultimi posti disponibili ai playoff. Questo significa che per 8 franchigie la stagione si può dire conclusa, come nel caso dei Golden State Warriors che dunque dopo 5 finali consecutive dovranno guardare là post season dal divano.

Tra le squadre escluse anche gli Atlanta Hawks che, nonostante la continua crescita di Trae Young, con un record di 20-47 si possono ufficialmente dire in vacanza. Un finale di stagione che però priva di parte della passerella finale uno dei simboli del basket degli ultimi decenni: Vince Carter, che dopo 22 anni appende le scarpette al chiodo.

La carriera di Vince, cui purtroppo è mancata la consacrazione dell’anello, è stata però un viaggio (o meglio un volo) memorabile, che ha reso il prodotto di UNC uno dei giocatori più amati della sua generazione. 

Per cercare di contestualizzare quanto tempo sia passato dalla chiamata al draft 1998 di Carter, basti pensare che alcuni dei migliori talenti oggi in rampa di lancio come Zion, Doncic ed appunto il compagno Trae Young non erano nemmeno nati, mentre Dwayne Wade, ritiratosi l’anno scorso o LeBron James muovevano i primi passi nella pallacanestro liceale. Campioni in carica i Chicago Bulls freschi di repeat of threepeat, Mvp delle finali Michael Jordan, che annunciava al mondo il suo secondo ritiro.

Il draft è la nascita di Air Canada

Selezionato dai Golden State Warriors e girato immediatamente ai a Toronto Raptors, a causa della serrata di quell’anno cominciò a calcare i parquet Nba solo nel gennaio ‘99, mostrando subito doti fisiche ed atleti che fuori dal comune, vincendo il premio di Rookie dell’anno. Nella sua seconda stagione riceve il più alto numero di preferenze in vista dell’All star Game (Cosa che si ripeterà anche 2001, 2002 e 2004). È proprio l’All star weekend del 2000 a consacrarlo tra i grandi della lega. Oltre alla prima di 8 partecipazioni consecutive alla partita delle stelle infatti viene invitato allo Slam Dunk Contest (per alcuni quello migliore di sempre), che grazie ai suoi capolavori ritorna in auge dopo due anni di stop. Nasce qui la leggenda di Air Canada, che in estate si toglie anche la soddisfazione dell’oro olimpico a Sidney, reso immortale dallo scatto in cui salta letteralmente i 218 cm del francese Frederic Weis.

L’arrivo ai Nets 

La stagione successiva, con 27.6 pti di media, porta per la prima volta i Raptors ai playoff e si consacra come uno dei top player del campionato, anche se dalla stagione successiva, complici alcuni problemi alle ginocchia (che lo costringono a saltare l’All Star Game 2002) il rapporto con la franchigia dell’Ontario comincia ad incrinarsi.
Sulle prime, chiunque mettesse piede negli uffici dei Raptors per la loro guardia si sentì rispondere picche, ma quando ormai la rottura (anche con la tifoseria) si fece insanabile, venne imbastita una trade che portò Carter ai New Jersey Nets dove, insieme a Jason Kidd, rese la franchigia dello stato giardino presenza stabile ai piani alti dell’Atlantic Division, rimanendo però una delle grandi incompiute dei primi anni 2000, quando la lega veniva dominata dai Lakers di Kobe e dagli Spurs di Duncan.

Da Orlando agli Hawks, quattro decenni nella lega

Dopo un ultima stagione nello stato giardino con luci ed ombre, nel 2009 viene spedito ad Orlando, dove resta una stagione e mezza a circa 16 pti di media prima di approdare a Phoenix, che nel suo ormai decennale tentativo di rebuild lo taglia dopo due mezze stagioni. Firma dunque per i Dallas Mavericks dove, pur adattando il proprio gioco all’avanzare dell’età, si ritaglia un buon ruolo da attaccante esperto in uscita dalla panchina. Scaduto il contratto coi texani si accorda con i Memphis Grizzlies dove, nel 2017 diventa il giocatore più anziano a mettere a segno almeno 20 punti in una partita. Dopo una parentesi a Sacramento arriva l’ultimo contratto da un anno più uno opzionale ad Atlanta, dove ottiene un altro record di longevità: è infatti il primo cestista Nba a calcare il parquet per quattro decenni consecutivi (‘90, ‘00, ‘10, 20).

Nell’estate 2019 comunica che quella in procinto di iniziare sarà la sua ultima stagione sul campo ed ogni palazzetto, in particolare l’Air Canada Center e la Barclays Arena, dove visse le sue migliori stagioni, gli riservano un tributo degno solo dei più grandi, prima che lo stop per l’emergenza Coronavirus ne sancisca anzitempo l’addio. L’ultimo canestro rimarrà la tripla messa a segno il 12 Marzo contro i Knicks su assist di Trae Young, che ieri ha scherzosamente dichiarato di potersi vantare di essere l’unico ad aver servito l’ultimo assist per Vinsanity.

Si conclude così una delle carriere può longeve del basket. Una carriera trascorsa volando a canestro di uno dei giocatori più entusiasmanti della storia del gioco, che ha fatto della schiacciata il suo marchio di fabbrica e che ha fatto innamorare di questo spot milioni di ragazzini. Forse il finale doveva essere differente, ma grazie di tutto Vince, anche se non eravamoancora pronti. 

 

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