Ogni religione deve avere un luogo di culto, nel caso del calcio, questo luogo è identificabile con lo stadio. La seconda caratteristica che deve possedere il calcio, affinché possa essere paragonabile ad una religione, sono i fedeli, in altre parole, i tifosi. Il tifoso la domenica si reca allo stadio, come il credente in un luogo di culto, perché sente il bisogno di manifestare la propria dedizione, di condividere con altre persone la stessa fede, lo stesso ideale.

calcio

La situazione che stiamo vivendo è paradossale, siamo stati catapultati in un film apocalittico senza preavviso, senza potersi organizzare. Le nostre abitudini sono cambiate e tutti gli amanti del calcio, eccezion fatta per i tifosi bielorussi, si sono dovuti arrendere, decreto dopo decreto, alla triste, ma  inevitabile e corretta, decisione di sospensione della Seria A. Dopo mesi in cui il calcio, essendo la cosa più importante delle cose meno importanti, si è dovuto inchinare al coronavirus, ora i tifosi possono gioire: lo sport più seguito in Italia è finalmente tornato.

Ma è tornato davvero? No, il calcio a porte chiuse non è calcio. Il calcio è lo sport del popolo per eccellenza, capace di unire donne e uomini, ragazzi ed adulti. Dentro uno stadio, non importa chi sia il tuo vicino di posto, entrambi avete lo stesso obiettivo, trascinare i tuoi giocatori al successo.

«I giocatori sanno bene che giocare senza tifosi è come ballare senza musica», scriveva Eduardo Galeano. Il rapporto tra tifoseria e giocatori è la forza motrice del calcio; è un legame indissolubile, composto da reciproche promesse. Il tifoso pretende il massimo impegno, la vittoria non è obbligatoria, il giocatore deve dimostrare attaccamento alla propria maglia, se per novanta minuti corre, lotta, non molla, allora avrà sempre l’ appoggio di coloro che amano quel determinato club; viceversa, il tifoso ha il compito di “trasmettere” emozioni, tramite cori, applausi, boati o coreografie, che hanno lo scopo di far arrivare uno specifico messaggio ai giocatori in campo, ossia quello di unità; in determinati momenti, in una partita di calcio, i tifosi sono in grado di influenzare la gara, possono spingere i calciatori a rendere oltre le aspettative, a giocare con spirito differente.

Il calciatore che fa un paio di errori grossolani, per esempio un autogol, potrebbe abbattersi e farne altri successivamente, in situazioni come queste interviene il tifoso, che ha il compito di motivarlo, incitarlo e fargli arrivare forte e chiaro il messaggio che non deve mollare; al tempo stesso quando la propria squadra sta attaccando da qualche minuto con insistenza, il tifoso ha il compito di spingere i giocatori a segnare, tenendo alto il ritmo della gara, affinché utilizzino ogni singola energia per gioire tutti insieme.

I tifosi che possono considerarsi tali, sono coloro che piangono per una finale persa e che gioiscono per una vittoria inaspettata , sono coloro che hanno giurato eterno amore ad una società, non chiedendo nulla in cambio se non il massimo dell’impegno; il tifoso che, in maniera del tutto fanatica, crede di poter giustificare qualsiasi suo comportamento violento, pericoloso o denigratorio in virtù di una presunta fede calcistica, è solo un delinquente, non meritevole di entrare in uno stadio.

calcio

Il concetto precedentemente espresso, ossia che in realtà non sta tornando il calcio, ma una sua brutta copia, non è solo una deduzione tratta dall’assenza del fondamentale rapporto calciatore-tifoso, ma anche dallo studio del massimo campionato tedesco, in quanto un intero mese di Bundesliga ci ha fornito un dato statistico di assoluto valore: nei primi 52 incontri giocati a porte chiuse, la squadra di casa ha vinto solo 10 volte, ossia il 19,2%; nelle precedenti 222 gare, invece usciva vittoriosa il 43% delle volte. Paradossalmente giocare in casa è diventato uno svantaggio, giocatori abituati a vedere le gradinate del proprio stadio piene, ora risultano quasi spaesati; a noi stessi, davanti la TV a casa, non ci par vero poter sentire i giocatori che parlano tra loro in campo, le urla di un allenatore o le proteste contro un arbitro.

Per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale, il campionato di Serie A, ha rischiato di non concludersi, e comunque si porterà a termine in un clima surreale a porte chiuse; l’assenza del calcio ha fatto emergere i suoi valori reali, che esulano dallo sport in se, il calcio è e deve essere aggregazione, condivisone della stessa passione. La speranza è che, questa assenza forzata dal pallone e il legame di unità che si è formato in Italia in questo periodo, convincano tutti coloro che hanno sempre vissuto il calcio in maniera sbagliata, non sana, eccessiva e violenta, a fare un passo indietro; il calcio viene dopo le vite umane, concetto che se viene recepito correttamente ci consentirà di tornare a vedere dal vivo lo sport che amiamo, con più sicurezza all’ interno degli stadi.

Il ritorno alla normalità sarà graduale, e solo quando gli stadi potranno registrare il tutto esaurito, tornerà il calcio, quello vero.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here