Mercoledì 17 giugno il Napoli ha sollevato al cielo la sesta Coppa Italia della propria storia, battendo ai calci di rigore una Juventus sottotono per tutti i 90 minuti e fallace anche nei primi due penalty falliti da Dybala e Danilo. Come dichiarato al termine del match dal presidente dei partenopei Aurelio De Laurentiis, la vittoria degli azzurri era nell’aria. E non tanto per la superiorità in campo rispetto ai rivali bianconeri (del resto, ai rigori è una lotteria) quanto per il debito che il destino doveva saldare con il principale artefice di questo successo: Rino Gattuso.

A inizio giugno, il tecnico calabrese ha subito un grave lutto: la prematura scomparsa, a soli 37 anni, della sorella Francesca, dopo una lunga lotta contro una malattia che purtroppo ha avuto la meglio. La vita dei propri cari non è barattabile con un trofeo e la vittoria della Coppa Italia non basterà a sanare una ferita indelebile, ma se non altro è stato il giusto riconoscimento ad un allenatore che ha sempre lavorato con la massima professionalità anche in settimane drammatiche come quelle che ha vissuto in questo periodo. La vittoria del torneo, in fin dei conti, è stata l’occasione in cui tutti gli appassionati di calcio in Italia, compresi noi, si sono metaforicamente stretti attorno a Ringhio.

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L’elogio di Gattuso, però, non deve limitarsi solo al suo spessore umano e morale. La vittoria del suo primo trofeo in carriera è un traguardo meritato anche da un punto di vista sportivo e in un certo senso rappresenta la rivalsa di un allenatore fin qui forse sottovalutato. Pertanto cogliamo l’occasione per ripercorrere la sua rivincita, dalla separazione col Milan fino ad oggi.

L’addio al Milan è arrivato al termine della stagione 2018/19, che il Diavolo concluse al quinto posto. I rossoneri disputarono una stagione tra alti e bassi, con un avvio positivo a cui è seguito un periodo più buio a fine 2018. A gennaio l’innesto di Piatek al posto di Higuain sembrava aver dato nuova verve al Milan, che tuttavia ebbe nuovamente un periodo di calo e le quattro vittorie nelle ultime quattro giornate non bastarono a riacciuffare una sensazionale Atalanta e un’Inter altalenante ma forte del vantaggio in classifica. Per un solo punto di distacco, dunque, Gattuso non riuscì a portare la sua banda in Champions e si dimise a fine stagione.

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Spostiamoci all’annata attuale. L’avventura di Gennaro Gattuso all’ombra del Vesuvio è cominciata a stagione in corso. Ringhio è stato chiamato a sostituire il suo mentore Carlo Ancelotti, che aveva appena raggiunto il primo obiettivo stagionale, ovvero il passaggio del girone di Champions. Il tecnico emiliano, però, non era più in sintonia con lo spogliatoio e i risultati in campionato lasciavano parecchio a desiderare: dopo quindici giornate, il suo Napoli era settimo in classifica a -8 dalla zona Champions.

L’esordio di Gattuso sulla panchina partenopea è stato infelice (sconfitta casalinga contro il Parma), e a onor del vero da dicembre a marzo la situazione del Napoli in campionato non è cambiata granché. I partenopei ad oggi sono sesti a -9 dall’Atalanta, con i bergamaschi che hanno una partita da recuperare e potrebbero allungare ulteriormente. Il gran lavoro e l’intelligenza tattica di Gattuso, tuttavia, sono emersi soprattutto nelle coppe.

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In Coppa Italia gli azzurri hanno eliminato ai quarti la Lazio, in semifinale (andata e ritorno) l’Inter e in finale hanno battuto ai rigori la Juventus. Conscio delle difficoltà della squadra e dell’inferiorità tecnica rispetto alle avversarie affrontate, Gattuso ha sempre avuto l’umiltà di lasciare agli altri il pallino del gioco in mano, preparando una fase difensiva molto compatta (un solo gol subito, quello da calcio d’angolo di Eriksen con la complicità di Ospina) e una fase offensiva cinica ed efficace.

Canovaccio tattico molto simile a quello visto contro il Barcellona nel match di andata degli ottavi di finale di Champions League. L’incontro coi blaugrana è stato l’esordio in Champions da allenatore per Ringhio, che non si è fatto cogliere impreparato e grazie a un’organizzazione tattica maniacale ha imbrigliato Messi e compagni sull’1-1, risultato che lascia le porte aperte a una possibile impresa al ritorno.

Infine, un’altra nota positiva: un Dries Mertens ritrovato. Il belga non aveva avuto una stagione entusiasmante finora, ma negli scorsi giorni sono arrivate due belle notizie: prima il gol che lo ha reso il marcatore più prolifico nella storia del Napoli (rete decisiva contro l’Inter nella semifinale di ritorno) con 122 marcature all’attivo; poi il rinnovo contrattuale fino al 2022, arrivato al termine di una trattativa tribolata ma che finalmente ha trovato il lieto fine. Qui è difficile ricondurre in maniera univoca il buon esito dell’affare all’intervento di Gattuso, ma è lecito pensare che la sua figura abbia comunque giocato un ruolo rilevante nel riportare lo spirito di attaccamento alla maglia e alla città in uno spogliatoio che quest’anno sembrava poco coeso.

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Dove potrà arrivare il Napoli adesso? Difficile dirlo. Le parole di De Laurentiis al termine della finale di Coppa Italia hanno fissato come obiettivo la qualificazione in Champions, traguardo che sembra abbastanza difficile da raggiungere ora come ora. Ma la piazza si è ricaricata a mille, i giocatori sembrano remare tutti nella stessa direzione e con un condottiero grintoso e intelligente come Rino Gattuso, non ci sentiamo di escludere sorprese, specialmente in un tour de force come quello che affronteranno le squadre in Serie A. Ai partenopei tocca ricominciare la propria rincorsa martedì: appuntamento al Bentegodi per Hellas Verona-Napoli.

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