Nel mondo del calcio, recentemente, abbiamo visto favole di diverso tipo, dal Leicester campione d’Inghilterra al Sassuolo qualificato in Europa League. Grandissime imprese con una caratteristica in comune: restano isolate. Sì, perché dopo il roboante successo delle foxes di Ranieri, il Leicester ha concluso la Premier League 2016/2017 al dodicesimo posto, più vicino alla retrocessione che alla zona Europa. Stesso dicasi per i neroverdi che, dopo il sesto posto del 2016, ha concluso nella parte destra della classifica, soprattutto a causa di una delle peggiori difese della Serie A. Per contro, da qualche stagione stiamo vivendo, capitolo dopo capitolo, la fantastica storia dell’Atalanta. Al di là del tifo, la squadra guidata da Gasperini  è una delle “macchine” più belle del calcio moderno. Un insieme di ingranaggi oramai oliati alla perfezione che producono livelli di calcio da vero top team europeo. Quindi, per il bene del pallone, non fermate la Dea!

Atalanta

Un capitano con la “C” maiuscola

A Bergamo la fascia se l’è presa a suon di prestazioni, carisma ed esperienza. Il Papu Gomez è a tutti gli effetti l’anima in campo dell’Atalanta, un giocatore immenso e troppo spesso sottovalutato. È senz’altro vero che la carriera dell’argentino è iniziata in sordina e la brutta parentesi al Metalist gli ha fatto perdere la sicurezza guadagnata negli anni a Catania. Tuttavia, dal suo arrivo in Lombardia nel 2014 non è mai sceso sotto le 25 presenze stagionali, diventando un punto fermo di quell’Atalanta ancora in fase di crescita. Oltre 220 apparizioni in maglia nerazzurra e 54 gol che per un trequartista/seconda punta sono tutt’altro che pochi. In questa stagione, Gomez, che spesso ha agito dietro a Zapata e Ilicic, ha già collezionato sei reti e otto assist. Da ormai tre anni, il Papu si è dimostrato l’unico uomo davvero imprescindibile per il gioco della Dea!

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L’attacco dei record

I numeri dell’attacco atalantino sono davvero fuori da ogni logica e per questo risultano anche difficili da commentare. In 27 partite l’Atalanta ha segnato 77 gol, con una media di 2,85 reti a partita. Giusto per rendere l’idea: se sommate i gol di Napoli e Milan si arriva a 75; la capolista Juve è a 52; la Lazio che viene spesso osannata per la sua potenza di fuoco è a 63. La Dea ne ha messi a referto 77… Spostandoci all’estero troviamo il Barcellona con 70 reti (e quattro partite in più della Dea), il Manchester City a 76 (tre partite in più). Solo in Germania si possono trovare squadre con numeri più alti: Bayern Monaco, Borussia Dortmund e Lipsia.

A guidare la classifica dei marcatori nerazzurri troviamo Josip Ilicic a quota 15 seguito da Luis Muriel, che non è nemmeno un titolare nel senso stretto del termine, e Duvan Zapata entrambi a 13. Inoltre, un dato interessante è quello che ha visto l’Atalanta andare a segno in 25 partite su 27 giocate, rimanendo “a secco” solo contro il Cagliari e contro la Sampdoria nel girone d’andata.

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Il supporting cast

La strabiliante vittoria in rimonta contro la Lazio ha messo in luce un altro aspetto spesso sottovalutato dell’Atalanta, ossia la lunghezza della rosa. Mister Gasperini ha a disposizione delle alternative di spessore agli undici che, in condizioni ottimali, scendono in campo dal primo minuto con più continuità.

In attacco, Luis Muriel è da considerarsi a tutti gli effetti una pedina chiave della Dea, nonostante venga spesso utilizzato a gara in corso. Stesso discorso vale per il colpo dello scorso mercato estivo e autore di un gol capolavoro contro la Lazio Ruslan Malinovsky, sostituto ideale del Papu, ma che in altre occasioni è stato utilizzato in trequarti con l’avanzamento dell’argentino. Sulle fasce, oltre all’atletismo monstre di Hateboer e alla sorpresa del campionato Robin Gosens, Gasperini ha schierato per 16 volte anche il belga Timothy Castagne, giocatore meno esplosivo ma che fornisce sempre delle buone prestazioni. In mezzo al campo è difficile trovare “titolari” e “riserve” visto che si sono spesso ruotati Marten De Roon, giocatore più adatto alla fase difensiva; Remo Freuler, capace di fare discretamente entrambe le fasi; e Mario Pasalic, appena riscattato dalla Dea e che ha messo a referto 5 gol in 25 presenze. Infine, in difesa, l’innesto di Mattia Caldara a gennaio è stato ideale per poter dare un po’ di respiro a Toloi, Djimsiti e Palomino.

L’uomo solo al comando

Il ruolo di Gian Piero Gasperini in questo straordinario percorso di crescita è stato fondamentale. Nonostante il mister nel dopo-partita di Atalanta-Lazio abbia dichiarato «Ho la sensazione che questa squadra sia talmente sicura da avere sempre meno bisogno dell’allenatore» la sua mano è evidente e imprescindibile. La scorsa estate ha resistito ad alcune sirene provenienti da altri club ma con il senno di poi la sua scelta è stata vincente e, ad oggi, si trova a guidare una delle squadre più belle e interessanti d’Europa. Attualmente, l’Atalanta è al quarto posto a soli quattro punti dall’Inter. La qualificazione alla prossima Champions League non sembra in discussione e anzi, gli uomini di Gasperini hanno tutte le carte in regola per scalzare l’Inter dal terzo posto per il secondo anno di fila.

In fin dei conti, quella del Leicester è stata una bellissima favola. Quella dell’Atalanta è una stupenda realtà!

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