Che la pandemia di Covid-19 potesse creare gravi danni a tutto il mondo dello sport, in primis a livello economico, era ampiamente prevedibile. Tuttavia ci sono situazioni in cui questa crisi sta assumendo i connotati di una vera e propria carneficina. Tra questi è giusto annoverare l’intero sistema cestistico italiano che, proprio in questi momenti di difficoltà mostra ancora una volta tutte le sue fragilità. Ora c’è da salvare il salvabile e ripartire, a settembre, da quello che a tutti gli effetti può esser considerato un anno 0.

Serie A

Il primo importante crocevia per Gandini sarà evitare un campionato con un numero di squadre dispari come già avvenuto nella scorsa stagione. Per pareggiare il 17 della scorsa stagione era già stata individuata Torino, che prontamente ha risposto presente. Entro il 15 giugno scorso, poi, era stata data la possibilità alle squadre di chiedere il riposizionamento in una serie inferiore. In serie A1 la scelta è stata fatta dalla sola Pistoia che, piuttosto di rischiare la propria storia ha deciso di scendere nella serie cadetta e costruire comunque un roster da corsa al titolo. Quindi, ad oggi le società con diritto sportivo di serie A1, sono 17 e i vari tentativi per richiamare società di serie A2 nella massima serie sono andati tutti a vuoto e i tempi iniziano a stringersi.

Tra le famose 17, ci sono poi altre due realtà pronte ad alzare bandiera bianca se non dovessero arrivare investimenti nel breve periodo. Si tratta della Vanoli Cremona, vincitrice della Coppa Italia nel 2018/19, e la neopromossa Virtus Roma. Se per la prima ormai il fallimento sembra davvero ad un passo, per la seconda rimangono flebili possibilità di continuare l’esperienza. L’ex presidente, Toti, ha infatti messo a disposizione soldi che servirebbero all’iscrizione, manco tutto il resto e ad oggi non sembrano esserci investitori così realmente interessati alla causa. Le opzioni sono quindi tante, ma per la credibilità di tutto il sistema forse la soluzione a 16 era quella da perseguire sin dall’inizio di un’estate che si preannuncia difficilissima.

Il secondo nodo da sciogliere riguarda gli stranieri. Inizialmente sono state tante le proposte al vaglio, tra chi volevo aumentarne il numero a chi invece voleva far prevalere i prodotti italiani. Alla fine si è arrivati ad un nulla di fatto, con le due solite formule di 5+5 o 6+6, con i passaporti europei che non occupano posti da stranieri. Cambieranno, invece, le regole per gli “stranieri di Coppa”, dove verrà concesso un acquisto in più rispetto alla scorsa stagione. La condizione economica molto difficile di diverse società sembrerebbe lasciar spazio a tanti più azzurri che troveranno spazio nella massima serie. La speranza è quella di invertire il trend degli ultimi anni per far crescere davvero il movimento.

Ci sono poi i nodi della ripresa a porte aperte o meno, a cui va aggiunta la questione sui diritti TV. Fermo restando che ancora non ci è dato sapere quando potranno rincominciare gli allenamenti, per il primo aspetto dipenderà tutto dalla situazione della curva epistemiologica del Covid-19. Risulta verosimile la soluzione di una capienza dimezzata.

Serie A

Sul secondo, invece, si potrebbero aprire finestre infinite senza riuscir mai a trovar una soluzione che renda contenti tutti. La verità è che il prodotto italiano, negli ultimi tempi, non ha mai avuto un interessamento forte del mondo della televisione, fruttando alle squadre davvero pochissimi soldi. Da anni ormai si cercava di lavorare sotto questo aspetto con risultati ad onor del vero mediocri.

Lo scorso anno si erano visti però i primi frutti di una ritrovata passione anche grazie agli investimenti delle società facoltose come Milano e Virtus Bologna. Ora per dar nuova linfa al sistema serve crescere nelle cifre sui diritti TV in modo da garantire anche alle società entrate ben diverse rispetto a quelle a cui sono abituate che purtroppo nel mondo di oggi non garantiscono lunga vita. 

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