Dal dominio italiano a quello spagnolo

Sono passati 21 anni dall’ultima UEFA Europa League, all’epoca Coppa UEFA, vinta da una compagine italiana. Il 12 maggio 1999, il Parma alzava, allo stadio Luzhniki di Mosca, la sua terza coppa continentale. Nelle successive venti finali, nessuna squadra italiana è stata presente. Il dato fa ancora più impressione se rapportato ai dieci anni precedenti a quel Parma-Marsiglia, dal 1989 al 1999. Soltanto nel ’95 nessun club italiano arrivò in finale, ma per ben quattro volte la finale fu del tutto italiana. La coppa fu alzata per una volta dal Napoli, per due volte da Juventus e Parma e per tre volte dall’Inter, per un totale di otto finali vinte e due perse, una dal Torino e una dall’Inter, in undici anni.

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All’inizio del terzo millennio le squadre italiane potevano vantare un ottimo rapporto con la competizione, essendo in testa con nove vittorie, seguite dai club tedeschi e inglesi, rispettivamente con sei e cinque trofei. A vent’anni di distanza la classifica è stata stravolta dal dominio spagnolo, grazie alla vittoria del Valencia, le tre dell’Atletico Madrid e soprattutto le cinque coppe conquistate dal Siviglia, di cui 3 consecutivamente. La Spagna occupa oggi il gradino più alto del podio con 11 vittorie, seguita dall’Inghilterra e dall’Italia, ferma ancora a nove successi.

Venti lunghi anni senza una finalista italiana, come è possibile? A seguito della riforma UEFA del 1999, la Champions League ha acquistato sempre maggior prestigio, vedendo incrementato il numero di top club che ad essa possono accedere; la conseguenza inevitabile è il disinteressamento, da parte dei migliori club abituati al palcoscenico della coppa regina, che si trovano esclusi da essa e relegati in una coppa considerata “secondaria”.

Inoltre, con l’introduzione nel 2004 della fase a gironi e non più quindi dell’eliminazione diretta per tutta la durata del torneo, l’Europa League ha visto un significativo aumento di gare da disputare per alzare la coppa, da undici a quindici. La causa dell’assenza di risultati da parte delle italiane è da ricercare nell’unione di questi due fattori: squadre che non hanno rose lunghe e che sono in corsa per un determinato obiettivo in campionato, non prendono in considerazione la competizione o comunque non la reputano prioritaria. Un esempio lampante di tale situazione è la Lazio di questa stagione, capace di stupire tutti in campionato, giocando un calcio spettacolare, contendendosi fino alla fine lo scudetto con la Juventus, che invece in Europa League non è riuscita a superare il modesto girone composto da Celtic, Cluj e Rennes. L’Europa League è sempre stata considerata come quella coppa “sacrificabile” per ottenere un miglior piazzamento in campionato, occasione per far rifiatare i migliori.

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Europa League ad agosto: da Coppa “ostacolo” a obiettivo stagionale

L’edizione 2019/20 della coppa, interrotta a causa del coronavirus, sarà portata a termine dal 5 al 21 agosto, in GermaniaLa competizione si svolgerà successivamente alla conclusione della Serie A, di conseguenza, non potrà più essere considerata un ostacolo dalle due Italiane rimaste in corsa, Inter e Roma.

Dal 2014, per provare ad accrescere l’interesse dei top club nei confronti della coppa, la UEFA ha stabilito che la vincente della competizione avrà accesso diretto alla successiva Champions League; questa è la ragione principale per cui la Roma potrebbe puntare con decisione alla vittoria finale. Il quarto posto,  quindi l’accesso diretto alla prossima Champions, dista nove punti, e sembra poco plausibile che la Roma, in sole dieci giornate, possa recuperare tale distacco all’Atalanta, squadra più in forma della Seria A.

L’Inter dovrebbe essere spinta da motivazioni differenti, uscita dalla Coppa Italia e defilata per la lotta scudetto dopo il passo falso contro il Parma, l’Europa League ora non deve e non può essere considerata “secondaria”. Antonio Conte non avrà scuse, la rosa a sua disposizione, negli  undici titolari, è la favorita per la vittoria finale, insieme al Manchester United, di conseguenza è tenuto a condurre la squadra il più lontano possibile, regalando un trofeo che serve disperatamente all’ambiente nerazzurro, assente dal 29 maggio 2011, con la vittoria della Coppa Italia.

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A 21 anni dall’ultimo successo italiano, lo slittamento della competizione causato dal coronavirus, potrebbe essere un fattore determinante per vedere il ritorno in Italia della seconda coppa europea per importanza. Fondamentale per migliorare la reputazione del nostro calcio all’estero, che non ci vede protagonisti dalla Champions League vinta da Zanetti e compagni nel lontano 2010.

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