È il sogno di tutti i giocatori di snooker, il simbolo della perfezione che ogni professionista aspira a raggiungere. Il maximum break, il 147, è poetico, leggendario e a volte beffardo. Può rappresentare il coronamento di un match thriller vinto nei frame decisivi ma può essere anche isolato all’interno di una partita sofferta o addirittura persa. Possiamo paragonarlo ad un gol da fuori area in “zona Cesarini” che dà la vittoria alla propria squadra, ma anche ad un gol mozzafiato in rovesciata che tuttavia non porta il successo ai propri colori. Conosciamo meglio il mito dello snooker, quel numero che porta con sé storie di campioni, di trofei e di sconfitte.

Maximum break

Che cos’è il 147?

Gli inglesi lo chiamano “maximum break”, noi italiani “serie perfetta”, ovunque, tra gli appassionati di biliardo, è noto per essere il “147”. Premessa per i non esperti: nello snooker le bilie vengono suddivise in rosse (15), colorate (gialla, verde, marrone, blu, rosa, nera) e battente (bianca). Lo scopo è cercare di imbucare in serie una rossa e una colorata, una rossa e una colorata e così via: la rossa una volta scesa resta giù, le colorate si rimettono sui loro spot fino all’esaurirsi delle quindici rosse e da quel momento inizia la serie finale sui colori durante la quale bisogna imbucare le colorate nell’ordine citato sopra. I punti sono i seguenti:
Rossa 1
Gialla 2
Verde 3
Marrone 4
Blu 5
Rosa 6
Nera 7
Ci siamo quasi… Se la matematica non è un’opinione la serie perfetta si compone di 15 rosse alternate a 15 nere (bilia di maggior valore) più la serie finale sui colori. Facendo un breve conto vediamo che 15 mani di rossa-nera equivalgono a (1+7) x 15 = 120. Poi, la serie finale vale 27 punti (gialla+verde+marrone+blu+rosa+nera = 2+3+4+5+6+7). 120+27 fa 147, il numero magico dello snooker.

Alcune statistiche sul maximum break

Ad oggi, con oltre quarant’anni di competizioni ad alti livelli, sono state realizzate 156 serie perfette. La prima in ordine cronologico è datata 1982 quando il sei volte campione del mondo Steve Davis firmò il primo 147 ufficiale. L’ultimo invece l’ha siglato Kyren Wilson al Welsh Open 2020, bissando il maximum break del 2017. Fare un 147 in carriera non è da tutti e tanti grandi campioni hanno faticato molto per ottenere la “ciliegina sulla torta”. Un esempio è Mark Williams, uno dei tre gemelli, tre volte campione del mondo, che ha realizzato il primo 147 (di due) a trent’anni, dopo aver già vinto due titoli iridati. Sul podio della classifica dei giocatori con più maximum breaks troviamo i tre uomini che a detta di molti rappresentano i migliori interpreti della storia dello snooker: Ronnie O’Sullivan (15), Stephen Hendry (11), John Higgins (9). Su 156 serie perfette, solo due sono state realizzate in una finale di un torneo valido per il ranking e neanche a farlo apposta sono state siglate da Hendry nel 1997 e da The Rocket nel 2014. Inoltre, quando si parla di 147 non si può non tirare in ballo la serie record di O’Sullivan contro Price nel 1997 quando realizzò una serie perfetta in meno di sei minuti.

Il 147 nell’ultimo decennio

È sempre difficile e sbagliato fare paragoni con epoche diverse considerando la differente mole di tornei disputati, ma da un punto di vista puramente statistico possiamo osservare come dal 1982 al 2009 siano stati registrati 69 maximum breaks, mentre dal 2010 ad oggi ben 87. Tra questi ce ne sono alcuni di storici, come quello di Judd Trump al German Masters del 2019, quello di Mark Selby al Champion of Champions 2018, ma uno resta impresso nella memoria di tutti i tifosi di snooker: quello di Ronnie O’Sullivan contro Mark King al World Open 2010.

In quell’occasione si era da poco tolto il super premio in sterline per chi realizzava la serie perfetta, cosa non del tutto gradita a The Rocket. Dopo un errore grossolano di King, O’Sullivan chiese all’arbitro Jan Veerhas l’ammontare del premio per il 147 che tuttavia non era presente. Doveva ancora imbucare una bilia, ma sapeva già di riuscire a portare a termine la serie perfetta e così fu. 120 dopo le quindici mani rossa-nera. 134 dopo la blu. 140 dopo la rosa e piazzamento ideale sulla nera. Ma O’Sullivan la lasciò lì, stizzito dal mancato premio, e andò a stringere la mano a King come di consueto a fine match. Su invito del pubblico che gli urlava «Pot the black», di King e di Veerhas, O’Sullivan riprese la stecca e tirò una bordata sulla nera che gli valse il 147. La BBC concluse la diretta con:

Unbelievable! Have you ever seen anything right that in your life on a snooker table?

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