Inizia oggi la nostra nuova rubrica settimanale #desaparecidos che vi accompagnerà per tutta l’estate. Con questi brevi racconti proveremo a ricostruire le storie di alcuni grandi sportivi che, prematuramente, sono scomparsi dai radar a causa di problemi fisici, scelte sbagliate e una buona dose di sfortuna. E se volete scoprire che fine hanno fatto i vostri idoli d’infanzia scrivetecelo sulle nostre pagine social! Ad aprire le danze è il brasiliano Alexandre Pato, uno dei talenti più cristallini visti in Serie A a cavallo tra gli anni Zero e gli anni Dieci e che da oltre un lustro ha smarrito tutto lo smalto e la classe che tanto avevano infiammato la Curva Sud di San Siro.

La Milano rossonera ai suoi piedi

Arrivato all’ombra della Madonnina nel gennaio 2008, Alexandre Pato portò con sé una buona dose di aspettative considerando la cifra astronomica (per l’epoca) di 22 milioni pagata dalla dirigenza Berlusconi per l’allora 18enne brasiliano. Tra i tifosi milanisti, l’hype per il nativo di Pato Branco viene spesso accostato a quello per Lucas Paquetá, con la differenza che l’attuale centrocampista rossonero dopo due stagioni deve ancora dimostrare il suo (presunto) valore. A Milanello si iniziarono a vedere sprazzi di grande talento e un’eleganza da attaccante d’altri tempi.

Con Kakà e Ronaldo in squadra, il suo ambientamento fu dei migliori ed il primo gol ufficiale arrivò all’esordio contro il Napoli, in una delle più belle partite giocate dal Milan negli ultimi 15 anni. Era un predestinato e si vedeva ad occhio nudo. Una classe innata in un ragazzo ancora “acerbo”, lontano dai riflettori del calcio italiano e della vita milanese. Un fisico da formare, l’apparecchio evidente in tutti i suoi sorrisi e dei piedi da superstar mondiale: questo era Alexandre Pato, il Papero.

L’apice della carriera

La peculiarità della carriera del Papero è stata proprio l’evoluzione (o l’involuzione). Il classe 1989 è stato uno degli ultimi a diventare determinante sin da subito, senza gavetta, senza brevi minutaggi e senza paranoie tecnico-tattiche. Alexandre Pato è arrivato al Milan e se l’è preso di forza. Da gennaio a giugno collezionò 18 presenze e 9 gol in Serie A, giocando per tutto il girone di ritorno. La stagione seguente finì per essere il capocannoniere tra campionato e coppe (18) e l’uomo con più presenze (42), davanti a nomi illustri come Seedorf, Ronaldinho, Pirlo, Inzaghi e Gattuso. Anche l’annata successiva fu importante per Pato che assieme a Robinho e Ibrahimovic, 42 gol in tre in campionato, portò il Milan alla vittoria del 18esimo e ultimo Scudetto della sua gloriosa storia.

Alexandre Pato

I riflettori e il mistero di Milan Lab

Alexandre Pato divenne una stella, un top player e così arrivarono le prime luci della ribalta anche fuori dal rettangolo di gioco. La liaison con Barbara Berlusconi finì su tutte le copertine delle riviste e il numero 7 e nel frattempo il Papero iniziò a riscontrare i primi problemi fisici. Era arrivato a Milano con un fisico da bambino e nel giro di due anni e mezzo costruì (o gli costruirono) un physique du role che fu la sua rovina. 10 cm di altezza e 13 chili presi in 30 mesi e alcune prassi alquanto dubbie da parte del tanto discusso laboratorio medico Milan Lab. Una crescita fuori dal comune giustificata come naturale da parte dei medici rossoneri ma che razionalmente non era concepibile. E infatti, da quel momento il fisico di Pato collassò e fu l’inizio della fine della sua carriera, a soli 22 anni.

Il mancato trasferimento al PSG, Tevez e Maxi López

La storia d’amore tra Alexandre Pato e il Milan sarebbe dovuta finire nel gennaio 2012, con il brasiliano non al meglio ma ancora conteso da molte big europee, PSG su tutte. I parigini offrirono 35 milioni per il Papero che, secondo i piani di Galliani dovevano fungere da tesoretto per arrivare a Carlos Tévez, in uscita dal City. Il legame tra Pato e la famiglia Berlusconi però bloccò le trattative e l’attaccante rimase a Milanello, in una sciagurata stagione da 11 presenze e un gol in campionato. Tévez ovviamente non arrivò e in compenso i rossoneri si dovettero consolare con Maxi López, reduce da buone stagioni a Catania ma ben lontano dal poter rimpiazzare il fuoriclasse argentino. L’anno dopo Pato lasciò Milano con molti rimpianti per tornare in Brasile al Corinthians: la sua carriera ormai era segnata.

Alexandre Pato

Sette anni e pochissime gioie

Dopo l’esperienza al Corinthians, Alexandre Pato perse anche la maglia verdeoro del Brasile dove in cinque anni aveva già collezionato 10 gol in 27 presenze. Nel 2014 passò al San Paolo dove ritrovò il feeling con il gol ma in un palcoscenico non prestigioso. A 26 anni capì che un secondo tentativo in Europa era sia doveroso che necessario, per un talento così cristallino come il suo. Così passò prima al Chelsea per sei mesi senza lasciare il segno e poi al Villareal, dove segnò sei gol in 24 presenze, troppo poco. Nonostante l’ipotesi di un ritorno al Milan, le speranze di Pato tramontarono e si trasferì in Cina da superstar, con uno stipendio extra-large e una competizione molto scarsa per i suoi standard. Al Tianjin i suoi numeri furono ottimi, ma non bastarono per provare l’ultimo tentativo nel calcio che conta.

Alexandre Pato

Dal 2019 Alexandre Pato è ritornato al San Paolo, dove gioca con un altro desaparecido come Hernanes. Il brasiliano attualmente ha 30 anni, ne compierà 31 a settembre. L’età per riprendere in mano la sua carriera ci sarebbe, la voglia e il fisico forse no. La parola che può descrivere Pato è: Peccato, scusate il gioco di parole. L’appuntamento con #desaparecidos è per la settimana prossima, con un’altra triste storia!

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