Mentre le squadre si stanno lentamente riunendo nella bolla di Orlando, tra mille incognite, i GM si stanno preparando ad affrontare una delle off-season più caotiche di sempre. L’emergenza Covid, oltre ad un asterisco sull’albo d’oro, ha generato un enorme impatto sui ricavi. Tra le tante conseguenze ci sarà quindi l’abbassamento del salary cap, già ribassato dopo il caso Morey di inizio stagione. Dal modo in cui l’NBA modificherà il cap dipenderà il futuro prossimo di quasi tutte le franchigie.

Il taglio drastico

È l’ipotesi peggiore, per tutti. Per le squadre sarebbe un vero e proprio disastro. Per quanto la flessibilità sia il mantra di (quasi) tutti i GM, una drastica riduzione del salary cap di 25-30 milioni come dalle peggiori previsioni, metterebbe quasi tutte le squadre sopra la luxury tax solo con i contratti già in essere e quelli garantiti delle prime scelte. Gli Warriors, ad esempio, passerebbero da una multa di 45 a 160. Costi aggiuntivi insostenibili in ogni caso, ancor di più in un momento di vacche magre come questo. Il danno anche d’immagine all’intera lega sarebbe elevato. Questa soluzione è pertanto improbabile, se non in caso di emergenza e con accorgimenti, come quello di ripristinare per tutti la amnesty clause.

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Bloccare il cap per (almeno) un anno

È la soluzione più probabile, già paventata anche dal GM dei Grizzlies. Un anno di transizione, con salary cap a 109 milioni e luxury tax a 123 per poi fare i conti definitivi a fine stagione. Questo darà maggiore stabilità a costo di una crescita nei prossimi anni inferiore alle proiezioni. Questo aiuta a non avere drastici stravolgimenti nel presente, ma può cambiare i piani a medio-lungo termine. E, perché no, creare opportunità, soprattutto per le franchigie in cerca di rilancio. Fattore importantissimo saranno le player option dei contratti più ricchi (come Davis) che saranno più facilmente esercitate dai giocatori per non perdere troppi soldi.

La situazione delle big

La situazione è abbastanza omogenea. Stesso salary cap, big con contratti ancora in essere e spazio salariale limitato. Molto probabilmente per non avere una luxury tax troppo elevata dovranno rinunciare a una delle loro pedine. Uno tra Harrell e Morris, Horford, Dragic, Ibaka e Howard sono i nomi più pesanti tra i probabili partenti per la prossima free agency. Tra questi, lo sloveno è quello più decisivo per le sorti della propria franchigia. Per quanto possa essere un pezzo fondamentale potrebbe essere sacrificato (anche via sign and trade) per avere una maggiore flessibilità anche nel 2021 per rinnovare Adebayo e prendere un altro big. Situazioni critiche sono invece quelle di Golden State, Houston e Phila. Tutte e tre hanno molti contratti pesanti e vanno pesantemente in zona luxury tax. Senza l’aumento del cap e dei ricavi, potrebbero essere costrette a qualche sacrificio e forse a un ridimensionamento per poter garantire il giusto supporting cast alle loro stelle.

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Il limbo delle franchigie del midfield

Sono tutte quelle franchigie che lottano o accedono ai playoff senza però avere vere chance di arrivare in fondo. Si trovano quasi tutte in un limbo. Con poco spazio salariale a disposizione e salary cap che non sale a liberarne ulteriormente hanno tre strade. La prima, attendista, è quella di mantenere il roster per un altro anno, a meno di offerte vantaggiose e aspettando la prossima free agency. Le altre due, sono più drastiche. Smantellare via trade per ripartire, non vedendo margini di crescita, per quanto rischioso, potrebbe essere la strada presa da franchigie come OKC e Orlando. La prima ha una situazione contrattuale molto flessibile e molti giocatori appetibili sul mercato. La seconda invece, ha qualche contratto esagerato sul groppone (Fournier) e giocatori come Vucevic che potrebbero essere richiesti dalle contender, cosa che a breve non potranno essere i Magic. L’ultima via è quella più aggressiva: la ricerca di una stella per fare il salto tra le grandi. I più probabili a seguire questa via sono i Nets, con Durant e Irving da recuperare e la possibilità con qualche trade di aggiungere un terzo tassello. Magari pescando da altre squadre di questo gruppone, come nel caso di Bradley Beal. Menzione particolare per Dallas, che col suo roster giovane può permettersi di attendere e sperare di diventare una vera contender grazie alla crescita dei propri giocatori.

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Le squadre in rebuild: tra opportunità e tranelli

Il vantaggio delle squadre di bassa classifica è che possono permettersi di assorbire il colpo economico senza rischiare di peggiorare la classifica. Sicuramente, però, tutte vedono stravolti i loro piani. Tutti i contratti con player option di cui speravano di liberarsi rimarranno a libro paga per un altro anno, togliendo flessibilità. Emblematica la situazione di Cleveland e Charlotte. Con Drummond e Batum per loro “inutili” che rimarranno a roster, con scarse possibilità di ricavare qualcosa via trade. Analoghe situazioni a Minneapolis e Sacramento, seppur con roster più talentuosi (ma nella Conference più difficile). C’è anche chi, però, può vedere questa situazione come una grande opportunità per rilanciarsi e mettersi in posizione di vantaggio sulle altre per diventare contender sul medio termine.

Come? Utilizzando il tanto spazio salariale per dare contratti esosi in questo momento, ma molto meno quando il salary cap tornerà a salire, per giocatori giovani che possono fare la seconda o terza punta e garantire il massimo a una stella nelle prossime free agency. A Ovest hanno una grande opportunità, grazie ad una squadra già buona, i Suns. Chi invece potrebbe avere l’occasione della vita sono Knicks e Hawks. Per i newyorkesi non è così semplice, sia perché devono essere inseriti molti giocatori, sia perché la dirigenza non si è mostrata all’altezza fino ad ora. Ad Atlanta invece hanno un grande vantaggio: Trae Young. Con una stella già in casa, e altri giovani interessanti (Collins e Huerter su tutti), hanno anche spazio salariale e flessibilità per provare a prendere un’altra stella e un buon supporting cast. Un nome per questa rischiosa scommessa potrebbe essere Bertans. In uscita da Washington, con un contratto oggi pesante potrebbe fare la differenza fra un paio di anni, quando quello stipendio potrebbe rivelarsi persino un affare.

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