Continua la nostra marcia di avvicinamento alla ripresa della Nba. Ormai  le squadre sono alle prese con la preparazione per lo sprint finale in quel di Orlando, anche se non tutte a ranghi completi causa defezioni più o meno annunciate. La settimana scorsa vi abbiamo presentato quelle che, a nostro avviso, sono le più accreditate alla conquista dell’anello, mentre oggi scenderemo un gradino sotto: vi presenteremo gli Outsider: 5 franchigie che non dovrebbero avere grossi problemi a lottare quantomeno per i playoff, sperando poi di poter dar fastidio a più di qualche inquilino dei piani alti.

Nba Road to Orlando

Boston Celtics (43 V- 21 P) 

POSIZIONE CONFERENCE: 3   
GIOCATORE CHIAVE:
Kemba Walker
PRO:
Ottimo mix di giovani talenti e giocatori più esperti   
CONTRO: assenza di giocatori abituati a vincere

Salutato con meno rimpianti del previsto Kyrie Irving, i Boston Celtics, con un roster estremamente ricco di talento ed uno dei migliori coach in circolazione, si candidano ad essere una mina vagante almeno ad est. Senza uncle Drew, i biancoverdi hanno messo in piedi forse la squadra più interessante dell’intera lega. Oltre che dal genio di Bred Stevens in panchina, buona parte del merito va anche a Kemba Walker che, arrivato per non far rimpiangere l’ex Cleveland, ha pienamente rispettato le attese. Da non dimenticare poi l’esplosione di giovani stelle come Jaylen Brown e soprattutto Jayson Tatum, convocato addirittura per l’All star Game. Se ci aggiungiamo anche il talento difensivo di Marcus Smart e il ritorno a livelli vicini al pre infortunio di Gordon Hayward, ecco che in Massachusetts si può sognare. 

Nba Road to Orlando

Miami Heat (41 V – 24 P)

POSIZIONE CONFERENCE: 4   
GIOCATORE CHIAVE:
Jimmy Butler   
PRO: Ottimo management e grande talento in campo   
CONTRO: roster mediamente giovane che rischia di subire l’impatto delle partite da dentro-fuori. 

L’intuizione della coppia Spoelestra-Riley di puntare, tra i tanti top disponibili l’estate scorsa sul mercato, a Jimmy Butler è stata vincente. Un giocatore di tale temperamento (a volte addirittura troppo, risultando tossico per alcuni spogliatoi) si è dimostrato l’uomo giusto nel posto giusto. Designato fin da subito quale Leader tecnico e carismatico della squadra, ha preso per mano i cristallini ma acerbi talenti presenti a South Beach. A prova di ciò la straordinaria stagione che Tyler Herro e Bam Adebayo hanno disputato fino all’interruzione. Il grosso problema di Miami sarà proprio l’inesperienza di 2 dei 3 Top player a disposizione, come subiranno l’impatto con le partite più decisive?

Portland Trail Blazer (29 V – 37 P)

POSIZIONE CONFERENCE: 9    
GIOCATORE CHIAVE: Damian Lillard   
PRO: Grande Talento offensivo   
CONTRO: L’assenza di Nurkic in R.s è stata pesantissima, rientrerà bene?

Non inganni la classifica; i Blazer a Orlando vogliono dire la loro. Pochi giorni fa Charles Barkley ha dichiarato che qualora agguantasse l’ottavo posto, la franchigia dell’Oregon potrebbe addirittura mandare a casa i Lakers. Sir Charles non è certamente nuovo a provocazioni di questo tipo, ma è indubbio che, con il recupero di Nurkic, un C.J McCollum a livelli di quello dello scorso anno, i punti garantiti da Melo e qualche buona rotazione nel reparto lunghi, i rossoneri potrebbero diventare una spina nel fianco per molte rivali. In più è pronta a scattare la Dame Time: infatti, Damian Lillard, indiscussa stella della squadra, raramente sbaglia le partite importanti, quindi non è difficile pensare che in una sprint race, dove ogni incontro può significare dentro o fuori, possa fare ancor di più la differenza.

Denver Nuggets (43 V – 23 P)

POSIZIONE CONFERENCE: 3    
GIOCATORE CHIAVE: Nikola Jokic   
PRO: sistema di gioco ben costruito e funzionante   
CONTRO: assenza di sostituti di livello

Una delle realtà più belle degli ultimi anni. Sono forti? Chi hanno? Jokic e basta? Niente affatto. Certo, ovviamente il fulcro di tutto è il centro serbo, un lungo con il ball handing di un play di alto livello, ma se nelle ultime stagioni i Nuggets sono sempre stati nei piani alti almeno in regular season è evidente che in intorno al proprio fuoriclasse c’è un sistema che funziona bene. Il gioco della franchigia del Colorado è una rivisitazione in chi è moderna dell’asse play-pivot, con the Jokic capace di uscire ed allargare l’area per gli inserimenti di Jamal Murray e soci. Un’idea ben radicata che rendono i Nuggets pericolosi per tutti ma a tratti forse prevedibili, anche se in un finale di stagione così strano tutto può succedere.

Philadelphia 76ers (39 V – 26 P)

POSIZIONE CONFERENCE: 6   
GIOCATORE CHIAVE: Joel Embiid   
PRO: Roster di talento, soprattutto a livello di quintetto base   
CONTRO: convivenza tra le due stelle (Simmons-Embiid) non sempre al top

una delle squadre più schizofreniche della lega, sempre ad un passo dal salto di qualità ma mai realmente a contender. L’anno scorso, la firma di Jimmy Butler sapeva di all in, ed in effetti solo i futuri campioni dei Toronto Raptors, sulla sirena di gara 7 delle semifinali hanno arrestato la corsa dei Sixers. Quest’anno, perso l’ex Chicago, la Città dell’amore fraterno si poggia sulle sue due giovani colonne, Joel Embiid e Ben Simmons, due talenti assoluti che però devono ancora trovare completamente la loro dimensione (soprattutto quando in campo contemporaneamente). Intorno a loro ottimi gregari come Tobias Harris o Al Harford, ad aggiungere punti ed esperienza. Il motto della squadra è Trust the process; che sia il momento che tale processo dia i suoi frutti?

Nba Road to Orlando

 

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