Il GP d’Ungheria di domenica scorsa ha concluso il primo trittico di gare della stagione 2020. Ad uscirne da leader del mondiale è stato, tanto per cambiare, lo stratosferico Lewis Hamilton. Il britannico, dopo il complicato weekend inaugurale del GP d’Austria (concluso comunque con un utile quarto posto), è tornato alla carica da grande campione quale è e ha dominato sia il GP di Stiria sia quello ungherese, ristabilendo le gerarchie interne e superando in classifica il compagno di squadra Valtteri Bottas. Concluso il primo “triple-header” della stagione, il circus di Formula 1 si prenderà una settimana di pausa prima di immergersi nuovamente in un calendario altrettanto fitto, che prevede il doppio appuntamento a Silverstone e il GP di Spagna. Approfittiamo dunque del fugace momento di stasi per trarre le prime conclusioni che abbiamo avuto modo di dedurre dalle prime tre gare.

Mercedes in lotta contro sé stessa (e contro i sospetti)

Il team di Brackley sta lasciando le briciole agli avversari: in tre GP disputati Hamilton e Bottas hanno ottenuto, in totale: tre pole position (di cui una con la prima fila completa ottenuta in qualifica), tre vittorie (di cui una con doppietta) e un giro veloce in gara. Quest’anno, ancor più degli altri anni, la distanza prestazionale tra le Frecce d’Argento (anzi, ormai Frecce Nere) e il resto della concorrenza è abissale. Forse nemmeno nel 2014 si raggiunsero tali livelli di dominio, all’epoca giustificati dal fatto che quella di 6 anni fa fosse la stagione d’esordio in Formula 1 per le Power Unit ibride. Il 2020 invece rappresenta un anno di quasi totale continuità regolamentare rispetto al 2019, eppure in Mercedes hanno trovato il modo di alzare ulteriormente l’asticella e di incrementare il vantaggio sulla concorrenza.

Non senza destare sospetti, a dir la verità. A inizio stagione si è molto discusso del DAS (Dual Axis Steering) System, dichiarato definitivamente legale (ma solo per il 2020) dalla FIA in seguito a un reclamo da parte di Red Bull. Da qualche settimana, invece, a sorprendere è la manifesta superiorità della PU Mercedes rispetto a tutte le altre, che ha fatto sorgere alcuni dubbi circa la sua regolarità, così com’era successo lo scorso anno con la Ferrari. Dietrologia a parte, però, le prime tre gare del 2020 ci hanno fatto capire che molto probabilmente anche quest’anno la lotta per il titolo sarà un affare a due tra Hamilton e Bottas, col primo nettamente favorito e voglioso di eguagliare il record di 7 mondiali vinti in Formula 1, come Michael Schumacher.

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Racing Point, troppo bella per essere vera?

Vi sembrava strano che fin qui non avessimo ancora menzionato la Racing Point? Rimediamo subito. Non è mai bello fare polemica, ma non possiamo esimerci dal trattare l’argomento principale di questo 2020 della Formula 1 finora. Ai test di febbraio in quel di Barcellona, la scuderia di proprietà di Lawrence Stroll si è presentata con una vettura, la RP20, praticamente identica alla W10, ossia la monoposto della Mercedes del 2019. Il team principal Otmar Szafnauer ha più volte ribadito che i suoi ingegneri hanno copiato la vettura di Brackley dello scorso anno dalle fotografie (pratica consentita dal regolamento) senza aver in mano alcun progetto fornito da Mercedes (pratica invece assolutamente illegale). Tuttavia molti ritengono che questa versione dei fatti sia incompatibile con la somiglianza eccessiva tra le due auto e soprattutto con l’enorme balzo in avanti nelle prestazioni di Sergio Perez e Lance Stroll. Questi ultimi, infatti, hanno mostrato una competitività che l’anno scorso era semplicemente impensabile, e nel sabato di Budapest si sono qualificati in seconda fila nella griglia di partenza. Addirittura Stroll è stato capace di migliorare il suo cronometro di oltre tre secondi rispetto al tempo messo a segno l’anno prima sul tracciato dell’Hungaroring. La Racing Point, insomma, è passata dall’essere un team di medio-bassa classifica a una delle squadre che lotta per le posizioni più avanzate, e ad oggi sembra essere inferiore soltanto a Mercedes e Red Bull.

La scuderia rosa dovrà però fare i conti con una folta schiera di avversari per nulla felici della somiglianza con la Mercedes. Il gruppo degli scettici è attualmente capitanato da Renault: il team francese ha presentato un reclamo contro la RP20 subito dopo il GP di Stiria, rincarando la dose al termine del weekend magiaro. Nello specifico, il pomo della discordia su cui la FIA dovrà esprimersi sono le prese d’aria dei freni, contro cui il team d’oltralpe ha puntato il dito perché trattasi di componente della vettura situata in una zona nascosta e non visibile semplicemente grazie a delle fotografie. La protesta della Renault è stata dichiarata ammissibile e si attende un responso. Nel caso in cui il reclamo venga accolto, le conseguenze per Racing Point ma anche per Mercedes potrebbero essere pesantissime.

Red Bull e Ferrari: la concorrenza non è più all’altezza

Il dominio Mercedes di cui abbiamo parlato prima non è solo merito degli ingegneri di Brackley, ma anche demerito di una concorrenza molto meno competitiva rispetto all’anno scorso. Nel 2019 Ferrari e Red Bull sono riuscite a strappare qualche vittoria qua e là alle Frecce d’Argento, e nel 2020 avrebbero dovuto approfittare della stabilità regolamentare per colmare il gap. La situazione invece è soltanto peggiorata. Le posizioni dei torelli e del Cavallino sono però diverse. La Red Bull ha sì perso terreno nei confronti dei più forti, ma ha decisamente superato la Ferrari e si è affermata come seconda forza del campionato di Formula 1, insidiata soltanto dalla Racing Point. Il team di Maranello invece è inspiegabilmente peggiorato rispetto allo scorso anno e si è fatto scavalcare proprio da Red Bull e Racing Point, candidandosi insieme alla McLaren a quarta scuderia in ordine di prestazioni, almeno in questi primi tre GP. Anche la situazione interna dei due team è piuttosto differente.

La casa austriaca ha riposto tutte le proprie aspettative su Max Verstappen, unico pilota fin qui in grado almeno di frapporsi nella lotta al vertice tra le Mercedes; non si può dire lo stesso invece di Alexander Albon, che riesce a brillare solo quando il compagno è fuori dai giochi per cause di forza maggiore. La Rossa invece fa affidamento su due “prime punte” e nonostante uno dei due piloti sia prossimo all’addio, c’è molto più equilibrio tra le prestazioni di Sebastian Vettel e quelle di Charles Leclerc, col tedesco avanti 2-1 nel duello in qualifica ma con metà dei punti ottenuti rispetto al compagno, il quale però ha commesso un grave errore nel GP di Stiria mettendo fuori causa sia se stesso sia il suo compagno di box.

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Lotta nelle retrovie: Alfa Romeo sempre più in basso

Il totale ridimensionamento delle prestazioni della Power Unit Ferrari ha inficiato fortemente anche i risultati dei team clienti: sia la Haas, che già l’anno scorso ottenne un magrissimo nono posto nella classifica costruttori, sia l’Alfa Romeo, ottava nel 2019 ma comunque protagonista di alcuni acuti importanti specialmente con Kimi Raikkonen. Quest’anno il suo compagno di scuderia Antonio Giovinazzi sembra aver recuperato terreno e il duello tra il finlandese e l’italiano è molto più equilibrato, ma a mancare è la macchina, a conferma del trend negativo che si è osservato nella seconda metà della scorsa stagione. A conferma della fatica che Alfa Romeo sta facendo in questo avvio di campionato, nelle qualifiche del GP d’Ungheria le auto numero #99 e #7 di Giovinazzi e Raikkonen si sono posizionate in diciannovesima e ventesima posizione, in fondo alla griglia; per il finlandese, addirittura, è stata la prima volta in carriera che è partito dal fondo della griglia senza avere penalità di alcun tipo.

Un dato preoccupante che fa capire che invece di avvicinarsi a Renault e Alpha Tauri (rispettivamente sesta e settima forza del mondiale), l’Alfa Romeo è invischiata nella lotta per evitare lo slot da fanalino di coda.

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L’anno scorso a occuparlo era indiscutibilmente la Williams, che quest’anno sembra aver riacquisito la decenza perduta da un paio di stagioni. Troppo presto per parlare? Forse. Ma le prime tre gare del mondiale di Formula 1 sono spesso utili a dare indicazioni importanti per il prosieguo della stagione. A maggior ragione se il calendario è fitto come quest’anno e poco fertile per un decisivo sviluppo tecnico delle auto. Appuntamento a Silvertsone il 2 agosto per saperne di più!

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