Nella Capitale si sta assistendo ad una vera e propria montagna russa, con le due compagini che alternano periodi di grande calcio ad altri con dei blackout spesso inspiegabili. La Lazio ha visto andare in fumo il sogno scudetto e ora si trova relegata al quarto posto, con la fortuna di avere accumulato un margine in termini di punti tale da poter accedere alla prossima Champions League. Al quinto posto invece troviamo la Roma che aveva ripreso dopo la sosta nel peggiore dei modi, perdendo tre delle prime quattro partite, ma che ora sembra finalmente aver trovato una quadra almeno sul piano tecnico. Considerando però che la rosa giallorossa è la terza per monte ingaggi, la stagione degli uomini di Fonseca resta deludente. Su chi dovrà puntare la Roma per il futuro? E chi invece ha esaurito le chance a disposizione? 

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Fonseca: giudizio sospeso

Arrivato a Roma con un importante hype, derivato principalmente dalla sua idea di calcio offensivo, il portoghese non ha convinto al 100%. Tuttavia, le critiche nei suoi confronti sono sempre state abbastanza tenui, forse perché in pochi sono realmente riusciti a comprendere il tecnico ex Shakhtar. Se le difficoltà, seppur temporanee, in fase offensiva sono derivate principalmente da pessime prestazioni dei singoli, Justin Kluivert e Cengiz Under su tutti, ciò che ha allarmato di più in casa Roma è stato l’aspetto difensivo.

Dopo un avvio deludente con Fazio fuori forma e Smalling che si è caricato sulle spalle un intero reparto, Fonseca ha lanciato Gianluca Mancini, una delle note positive della stagione romanista. Con gli infortuni di Cristante e Diawara in mediana, l’allenatore ha spostato l’ex Atalanta davanti alla difesa, zona nella quale ha mostrato ottime doti e buone prestazioni. Con la coppia Veretout-Mancini nel 4-2-3-1 di Fonseca ha inanellato una serie di risultati positivi, fino a fine 2019. La stagione del portoghese, per questi e altri motivi, si merita una sufficienza, senza infamia e senza lode. Ciò nonostante, la sua conferma sulla panchina della Roma sembra certa e per questo avrà ancora modo di far conoscere la sua filosofia di calcio.

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Le note positive

Oltre al già citato Gianluca Mancini, ci sono altri giocatori che hanno fatto la differenza nella Roma. In primis, il leader indiscusso dei giallorossi Edin Džeko che, come il buon vino, più invecchia e più diventa forte. Il bosniaco, oltre ad essere il capocannoniere della squadra, è il regista offensivo, l’uomo che tesse le trame della manovra dal centrocampo in avanti. Non sarà una “macchina da gol” come altri attaccanti, ma come carisma e intelligenza calcistica è ancora oggi, a 34 anni, uno dei numeri 9 più forti al mondo.

Altri due promossi della stagione 2019/2020 sono gli ex Manchester United Henrikh Mkhitaryan e Chris Smalling, con il primo già di proprietà del club ed il secondo per il quale si lavorerà duramente per riscattarlo dai Red Devils. Dopo la ripresa del campionato, l’armeno si è dimostrato l’arma in più dei giallorossi e ha trovato anche un buon numero di reti, spesso importanti ai fini del risultato. L’ex nazionale inglese, invece, ha letteralmente comandato il reparto difensivo e durante tutta la stagione è stato uno dei migliori centrali della Serie A.

L’ultimo uomo che ha fatto la differenza sul lungo periodo è stato Jordan Veretout. Il francese ex Fiorentina, arrivato nell’estate 2019 dopo esser stato a lungo corteggiato dal Milan, ha addirittura superato le attese. In pochi si aspettavano una leadership simile nel centrocampo romanista. Dopo le 31 presenze, sino ad ora, in questo campionato, il francese l’anno prossimo con ogni probabilità comporrà il reparto con Bryan Cristante e, più avanzato, Lorenzo Pellegrini, altri giocatori importante che però quest’anno per problemi differenti hanno reso meno del loro potenziale.

Chi ha deluso

Nella rosa della Roma ci sono due nomi, su tutti, che hanno deluso le attese e che, con ogni probabilità, si sono giocati la loro permanenza nella Città Eterna. Il primo è Cengiz Ünder che quest’anno ha totalizzato meno di venti presenze e tre gol. Ciò che rende meno indolore il tutto è che il numero 17 romanista ha ancora un buon mercato e i suoi 23 anni lo rendono appetibile a club intenzionati a farlo rinascere. La squadra che si sta muovendo di più per Ünder è il Napoli di Gattuso che però non sembra intenzionata ad arrivare nemmeno vicino ai 35 milioni chiesti dal club di James Pallotta. Tuttavia, oramai il destino del turco con la maglia giallorossa parrebbe essere segnato.

L’altra delusione della stagione è Justin Kluivert che, così come Ünder, ha dalla sua il fattore età. Il figlio d’arte si è dimostrato un buon talento ma ancora molto acerbo sia sul piano tattico che per quel che concerne la mentalità. Evanescente e spesso assente dalla manovra, il classe 1999 potrebbe comunque avere un’altra chance nella Roma, anche se Fonseca nell’ultimo periodo sembra preferirgli Carles Pérez.

Oltre ai due giovani esterni, vanno sottolineate anche le prestazioni altalenanti di Javier Pastore e Aleksandar Kolarov. L’argentino aveva trovato delle buone prestazioni tra l’ottava e la dodicesima giornata, per poi tornare nell’oblio. Discorso diverso invece per il serbo che continua ad essere uno dei leader dello spogliatoio nonché uomo imprescindibile per carisma ed esperienza. Tuttavia, ciò che non ha convinto a pieno della stagione di Kolarov è l’aspetto tecnico. Meno esplosivo e meno decisivo rispetto alle stagioni passate, il serbo ha perso il ruolo da rigorista ma è riuscito comunque a segnare sette reti, forte del suo killer instinct nei calci da fermo, ma Fonseca in qualche occasione gli ha preferito il più fresco Leonardo Spinazzola.

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Il caos societario

Oltre ai risultati non convincenti della squadra, ciò che preoccupa l’ambiente è il caos societario. L’esplosione della pandemia è stata senza dubbio catastrofica per la mancata vendita del club alla cordata di Dan Friedkin. Nelle ultime ore sembrerebbe esserci stato un riavvicinamento tra Pallotta e il produttore cinematografico sulla base di circa mezzo miliardo di dollari. Inoltre, c’è la questione stadio, diventata ormai il tormento del club, della Città e dell’amministrazione Raggi. Il futuro a Trigoria è più che mai incerto e il recente licenziamento del DS Petrachi ne è la conferma. Con un proprietario che non si vede a Roma da mesi, un plenipotenziario lontano dalle logiche di campo, manca una vera linea di comando solida. Senza uno sviluppo definitivo di questi aspetti, le prospettive della Roma non potranno che essere di complessa lettura.

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