Video di sessioni di allenamento sui rulli. Istantanee di momenti in famiglia. Un’immagine di uno dei primi attacchi stagionali, sulle strade della Volta ao Algarve. Uno scatto di un colloquio tecnico assieme a Giulio Ciccone. E poi ancora uscite sulle strade e sui sentieri di montagna, una pedalata con Fabio Aru, una sgambata in scia ad un’Ape-Car. E tante, tantissime chiacchierate con amici, colleghi e follower. Vincenzo Nibali, in questi mesi, ha comunicato e scherzato, si è divertito e ha condiviso emozioni e sensazioni. Si è avvicinato, con serenità e spensieratezza, all’inizio di una stagione particolare. Ha approcciato così le prime vere pedalate di un’annata dalle mille incognite, con un calendario totalmente stravolto dalla pandemia.

Classe e orgoglio, coraggio e tenacia

Nibali è senza dubbio uno dei corridori più rappresentativi e iconici dell’ultimo decennio di ciclismo. Il palmarès parla per lui: due Giri d’Italia, una Vuelta, un Tour de France, e poi ancora due Lombardia e una Milano-Sanremo. Un atleta che ha sempre dato tutto, che non ha mai lesinato grinta e impegno, che si è sempre presentato alle corse per vincerle, con l’intenzione di lasciare il segno, di renderle appassionanti e accattivanti con la propria sagacia e il proprio istinto.

E il cambio di casacca all’età di 35 anni, il biennale firmato con l’ambiziosa Trek-Segafredo diretta da Luca Guercilena, è un evidente segnale di quanto lo “Squalo dello Stretto” abbia ancora la voglia e l’ambizione di dimostrare qualcosa. Durante il lockdown, ha continuato ad allenarsi con costanza ed intensità sulle strade di Lugano (dove risiede dal 2012), favorito anche dalle restrizioni meno ferree imposte in Svizzera rispetto al nostro Paese. E adesso che il via ufficiale della stagione è finalmente vicino, il messinese è pronto ad attaccare con la sua ormai proverbiale ferocia agonistica.

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Percorso graduale

Basta un rapido sguardo al calendario per capire che il 2020 sarà un anno decisamente atipico. Il Covid-19 ha ridisegnato i confini delle corse, mescolato le carte in tavola, ridefinito le gerarchie e i rapporti di forza. In una recente intervista concessa a Radiocorsa, programma di Raisport, Nibali ha dichiarato che i principali obiettivi della sua stagione sono essenzialmente due: il Giro d’Italia e il Mondiale. L’intenzione, ribadita anche dal direttore sportivo della Trek, Paolo Slongo, è quello di un graduale avvicinamento al momento clou della stagione.

Un percorso che passerà attraverso le grandi classiche italiane (Strade Bianche, Milano-Sanremo, Lombardia e Tirreno-Adriatico), utilizzate per trovare la miglior gamba in vista del Mondiale che con tutta probabilità si correrà sulle strade svizzere di Aigle-Martigny, su un percorso a lui congeniale. Un’edizione che andrà ad anticipare di qualche giorno la partenza della corsa rosa, dove lo Squalo andrà a caccia del terzo sigillo, dopo le esaltanti affermazioni del 2013 e del 2016. Ma lo stesso Nibali ha già affermato come il grande sogno sia rappresentato proprio dalla rassegna iridata: una delle poche gemme che ancora mancano nel suo palmarès, un’altra gara di un giorno da conquistare per ribadire la sua straordinaria polivalenza, dote sempre più rara nel ciclismo contemporaneo.

Vincenzo Nibali

Incognite e avversari

Come già ampiamente detto, quella del 2020, con il suo calendario così inedito e compresso, sarà una stagione dalle innumerevoli incognite. Il Tour dal 29 agosto al 20 settembre, Milano-Sanremo e Lombardia tra l’8 e il 15 agosto, Tirreno-Adriatico dal 7 al 14 settembre, ma soprattutto il Giro dal 3 al 25 ottobre e la Vuelta dal 20 ottobre all’8 novembre. Con questa collocazione, la corsa rosa sembra quella più penalizzata: non solo ci sarà una settimana (l’ultima) in concomitanza con la corsa a tappe spagnola, ma addirittura si avranno, nello stesso periodo, ben tre classiche “Monumento”: Liegi-Bastogne-Liegi (4 ottobre), Giro delle Fiandre (18 ottobre) e Parigi-Roubaix (25 ottobre). Insomma, una stagione stravolta, e con essa i programmi e la preparazione di squadre e corridori.

Nibali rinuncerà dunque alla Grande Boucle per non andare ad intaccare il resto della stagione, per avere quattro settimane al top, nell’ottica di quel “percorso graduale” che dovrà portarlo nella miglior forma a Mondiale e Giro. Una decisione che pare in linea con quanto mostrato dal siciliano nelle ultime stagioni, con l’ottima gamba mostrata nelle classiche autunnali, con gli esempi lampanti dei Giri di Lombardia conquistati nel 2015 e nel 2017. Resta però difficile fare previsioni ben delineate con un calendario così stravolto e inedito. Gli avversari di Vincenzo Nibali sulle strade del Giro dovrebbero dunque essere principalmente il campione uscente Richard Carapaz e il sensazionale belga Remco Evenepoel, a detta di tutti il futuro del ciclismo, ma ancora da testare sulla lunghezza delle tre settimane. Tra gli altri big, invece, Chris Froome, Geraint Thomas, Egan Bernal, Primož Roglič e Tom Dumoulin sembrerebbero intenzionati a battagliare al Tour de France.

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Oltre il 2021

Vincenzo Nibali non ha alcuna intenzione di smettere. In una recente intervista rilasciata a tuttobiciweb, lo squalo ha dichiarato: “Se mi sentirò come adesso, con la stessa voglia e lo stesso entusiasmo, tiro dritto. Altro che ritirarmi”. E allora obiettivo ben puntato sul Mondiale (alla ricerca del riscatto dopo lo sfortunato epilogo di Firenze 2013 e la condizione non ottimale a Innsbruck 2018, post infortunio al Tour) e sul Giro (che scatterà dalla sua Sicilia), ma tanta voglia anche di Olimpiade: se sarà Tokyo 2021, lui vorrà esserci ad ogni costo, per dimenticare l’amara e dolorosa beffa di Rio. Fin quando gamba, cuore e carattere saranno queste, Vincenzo Nibali sarà dunque pronto a regalare agli appassionati del pedale altre impagabili perle.

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I grandi giri, le classiche monumento (con l’apoteosi della Sanremo 2018), la zampata di Sheffield nel 2014, la stoica resistenza di Val Thorens nel 2019 sono momenti tuttora nel cuore dei tifosi. La resistenza, la tenacia e la regolarità in salita; l’abilità e il coraggio in discesa; la continuità di rendimento; le stilettate negli ultimi km, la voglia di attaccare e di lasciare sempre il segno. Peculiarità di uno dei corridori più completi e rappresentativi degli ultimi decenni, uno dei sette ciclisti ad aver conquistato tutti e tre i grandi giri e uno dei quattro ad aver aggiunto pure due classiche monumento. Un ragazzo di 35 anni che, al termine della terribile tappa del Gardeccia (Giro 2011), ha fatto di una semplice frase il proprio manifesto di vita: “Preferisco rischiare di saltare che andare a dormire con rimpianti”.

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