Da quando è ripreso il campionato, il Sassuolo di Roberto De Zerbi ha cambiato marcia. Assieme all’Atalanta di Gian Piero Gasperini e al Milan di Stefano Pioli, la squadra dell’allenatore bresciano è risultata tra le più in forma sia per le prestazioni offerte, sia per i risultati conseguiti ed i punti conquistati. Solo di recente, nelle ultime due gare, i neroverdi hanno visto interrompere la striscia di risultati utili consecutivi delle scorse otto giornate (quattro vittorie e quattro pareggi).

Il Sassuolo di De Zerbi

I segnali mandati dal Sassuolo, peraltro confermati con merito dai verdetti del campo, non possono che assumere una connotazione globale positiva. Se le indicazioni mostrate nel post-lockdown avessero continuità nel tempo, allora il “rischio” di trovare un nuovo club di medio-alta classifica inizierebbe ad essere concreto. In attesa di capire, dunque, l’evoluzione futura della linea progettuale (in chiave dirigenziale, oltre che tecnica), cerchiamo di analizzare l’artefice principale del presente neroverde.

Il Sassuolo di De Zerbi

Per la metodologia adoperata e le idee trasferite ai giocatori, Roberto De Zerbi, seppur nelle dovute proporzioni, può essere considerato un insegnante di calcio.

Un’etichetta sicuramente impegnativa, ma anche la più congeniale per illustrare un allenatore singolare e fortemente caratteristico. De Zerbi è un tecnico che in testa ha principi di gioco chiari, che riesce a comunicare al suo gruppo con relativa facilità. “Non è una moda giocare in un certo modo, io voglio fare il mio lavoro divertendomi. C’è il vantaggio, ma pure lo svantaggio. La qualità del giocatore in questo senso paga sempre e fa la differenza.” Con queste parole dello scorso febbraio, l’ex allenatore del Foggia ha riassunto il suo credo calcistico. Credo che non è costituito solamente da dogmi ricercati in maniera ossessiva per un successo personale. Ma anche da quell’emotività che funge da forza trainante per l’intera squadra.

Roberto De Zerbi, allenatore del Sassuolo

I giocatori seguono De Zerbi, perché hanno piena fiducia nei suoi concetti. Costruzione dal basso con il coinvolgimento del portiere, possesso, dominio di ogni settore del campo, pressing, trame di gioco sfacciate a prescindere dall’avversario affrontato. La squadra pratica tutto quello che lui chiede. Una dimostrazione fattuale, dunque, di quanto sia artefatto il racconto sul suo personaggio. De Zerbi non risponde semplicemente ai canoni del tradizionale “allenatore di sistema” o “integralista”. In base al materiale umano e tecnico che ha avuto a disposizione (in parte cambiato nella scorsa estate, considerando alcune cessioni illustri come quelle di Sensi e Demiral), il classe ’79 si è comunque adeguato, senza alterare la sua visione del calcio.

Anche inserendo interpreti diversi, che hanno trovato poco spazio in questa stagione, come Haraslin e Traoré, non è venuta meno l’identità del Sassuolo nel match contro il Cagliari. Leggendo i dati, si prova uno sconcerto quasi imbarazzante. I passaggi totali per i neroverdi sono stati 753 (di cui 691 andati a buon fine!) contro i soli 221 della squadra di Zenga. Ben 404 sono stati effettuati nella metà campo avversario. Dall’altro lato, il Cagliari ne ha realizzati appena 49. La percentuale del possesso palla, infine, è addirittura un record: 77,1%.

Se la dirigenza dovesse mantenere la promessa fatta all’allenatore, cercando cioè di rafforzare la rosa, senza dover passare dalle cessioni dei big (come Boga o Locatelli), il prossimo anno il Sassuolo potrebbe anche pensare di alzare l’asticella. Per ambire ad essere non più solo una squadra divertente, ma anche competitiva. Così, potremo dare un quadro definito e definitivo che ci permetterà di misurare il reale valore di Roberto De Zerbi.

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