Lo Sheffield United, al ritorno in Premier League dopo 12 anni, è stata senza dubbio la grande sorpresa del campionato. La squadra di Wilder ha chiuso il campionato in nona posizione, ma è stata in lotta per il settimo posto fino alle ultimissime partite. Questo nonostante un mercato senza spese folli come quello del Villa o senza aver costruito una corazzata in Championship come aveva fatto pochi anni fa il Wolverhampton. Grandi nomi non ce ne sono, l’acquisto più importante è arrivato a gennaio ed è il giovane norvegese Berge, ma la mancanza di individualità di spicco non si è notata. Come ha fatto una squadra “operaia” a splendere così tanto nel cielo stellato del campionato più ricco del mondo?

Semplicità, compattezza e modernità

Tre parole con cui descrivere il gioco di Chris Wilder. Lo Sheffield United rappresenta l’anima operaia della città dell’acciaio. Le blades hanno proposto un calcio semplice, ma non per questo brutto o noioso. Un 352 molto compatto, soprattutto in fase difensiva, cui partecipano attivamente tutti gli effettivi. Nonostante i cinque difensori schierati, la squadra è votata al possesso e all’attacco. Passaggi semplici, anche verticali direttamente verso le punte e ricerca della superiorità numerica sulle fasce per arrivare spesso al cross. Qui arriva la grande innovazione del tecnico: le sovrapposizioni dei “braccetti” (Basham e O’Connell) che accompagnano costantemente l’azione scambiando la posizione con interni ed esterni di centrocampo. Un continuo gioco di posizione che conferisce una grande fluidità allo schieramento di Wilder, che ha di fatto due soli riferimenti: il centrale di difesa Egan e il mediano Norwood.

Sheffield United

Senso di appartenenza

Uno dei cardini della squadra. La città vive con grande passione il calcio e ad incarnarne lo spirito ci pensano due figure fondamentali dello spogliatoio. L’allenatore Wilder e il capitano Billy Sharp sono infatti grandi tifosi dello Sheffield United. Wilder ha anche giocato sette stagioni per le blades e era spesso allo stadio anche quando allenava altre squadre. Sharp, arrivato in League One e nominato capitano da Wilder è stato il bomber delle promozioni, con 87 goal in quattro stagioni. A 34 anni si è tolto la soddisfazione di segnare i suoi primi goal in Premier. Cresciuto nelle giovanili delle blades e scartato perché considerato non a livello della Championship, si è prima preso la rivincita segnando da ex per poi tornare, scendendo di categoria e diventando il simbolo della rinascita. Che “the fat lad from Sheffield” avesse carattere da vendere già si sapeva. Nel 2011, appena dopo la morte del figlio di tre giorni si era presentato a Doncaster per giocare e dedicare a lui una rete, puntualmente arrivata.

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Il gruppo storico

È il segreto di Pulcinella di questo Sheffield United, ma in generale della carriera di Wilder. Arrivato allo United si è ritrovato, come spesso gli è successo, a dover portare a casa il risultato con un budget minimo. Una partenza a rilento (un punto in quattro partite) e poi la svolta: League One dominata e promozione in Championship. Una prima stagione in cui sfiora i playoff e poi il capolavoro della scorsa stagione in cui ha preceduto il Leeds del Loco Bielsa nella volata finale per il secondo posto. Quest’anno l’ennesima grande stagione, sorprendendo tutti. Con il nucleo della squadra rimasto intatto dalla terza divisione, con pochi acquisti e non troppo onerosi (almeno per i parametri inglesi) Wilder ha sfiorato l’accesso alla prossima Europa League. Una vittoria del collettivo e delle idee.

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I giocatori chiave

Non essendoci una stella, per ottenere grandi risultati devono per forza emergere più giocatori se non l’intera rosa. Quelli che più di tutti si sono rivelati importanti sono stati i due braccetti Basham e O’Connell (i cui problemi fisici hanno pesato nel finale di stagione) e Norwood. Se del ruolo dei primi due ne abbiamo parlato, è giusto parlare anche del mediano. Cardine del centrocampo, uomo d’ordine, giocatore poco appariscente ma concreto. Incarna perfettamente lo spirito di questo Sheffield United. Un’ottima stagione che sa anche di rivincita per l’ex United. Quando nel 2012 Sir Alex gli aveva detto che sarebbe tornato in Premier, anche se spazio in quello United non ce n’era. Ci sono volute sette stagioni, ma la massima serie se l’è presa da protagonista. Una menzione la merita anche Lundstram, mezz’ala con tanta corsa e anche qualche goal nelle gambe, che ha anche siglato la rete della vittoria casalinga contro il Palace, a 12 anni dall’ultima nella massima serie.

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