È di pochi giorni fa la notizia clamorosa che ha colto di sorpresa tutti: Andrea Pirlo è il nuovo allenatore della Juventus, e prenderà il posto di Maurizio Sarri, esonerato dopo una sola stagione.

Andrea Agnelli, presidente della Juventus, e Fabio Paratici, Chief Football Officer, hanno sottolineato che la scelta di interrompere il rapporto col tecnico napoletano non è dipesa singolarmente dal ritorno degli ottavi di finale di Champions League che i bianconeri hanno giocato contro il Lione. Paratici, in particolare, ha dichiarato: «Le nostre valutazioni le avevamo già fatte tra di noi, non è una partita che decide il futuro di una persona». Valutazioni forse figlie di un gioco deludente espresso dalla squadra nel corso di tutta la stagione, durante la quale il tanto celebrato “bel gioco” si è intravisto soltanto a sprazzi.

Eppure, è difficile pensare che Sarri sarebbe stato sollevato dall’incarico se avesse eliminato il Lione e fosse approdato ai quarti di finale arrendendosi piuttosto al Manchester City di Guardiola. O, a maggior ragione, se fosse andato ancora più avanti nella competizione. Del resto, la sua Juve ha comunque portato a casa lo scudetto (seppur con tante difficoltà e grazie anche ai demeriti delle rivali), e sarebbe stato alquanto sorprendente assistere a un cambio di allenatore in quel caso.

È chiaro, quindi, che il risultato deludente in Champions abbia avuto un peso specifico nettamente maggiore rispetto a quello positivo in campionato, così come successo l’anno scorso con Massimiliano Allegri. A proposito: è la prima volta nella storia della Serie A che due allenatori vengono esonerati uno dopo l’altro pur avendo vinto lo scudetto. Segno di quanto la Champions League, per Madama, sia un obiettivo di prim’ordine.

Ma allora perché Andrea Agnelli ha affidato la panchina della Juve ad Andrea Pirlo? Cosa potrebbe aver spinto il presidente bianconero a optare per una figura che soltanto lo scorso 31 luglio veniva annunciato come nuovo tecnico dell’Under 23 alla sua prima esperienza da allenatore? Si tratta di una scelta molto azzardata, questo è poco ma sicuro, ma che avrà avuto i suoi perché.

Innanzi tutto, Sarri non ha mai dato l’impressione di avere in pugno lo spogliatoio. A livello umano, è sembrata mancare quella complicità tra allenatore e giocatori che spesso fa la differenza nel corso di una stagione tra la vittoria e la sconfitta. Sotto questo aspetto, Andrea Pirlo non dovrebbe avere grossi problemi: da giocatore è sempre stato un leader (anche se silenzioso), che ha sempre saputo farsi rispettare. In più, il 41enne bresciano è stato un giocatore juventino fino a 5 anni fa, conosce bene l’ambiente, la società e la mentalità del club, senza contare che tre giocatori che allenerà, cioè Buffon, Chiellini e Bonucci, sono stati suoi compagni di squadra alla Juve e in Nazionale.

andrea pirlo gigi buffon

Ma i rapporti umani, da soli, non bastano. Serve anche competenza. Ed è quella che Agnelli spera di trovare in Pirlo. Il “Maestro”, dopo il ritiro dal calcio giocato, si è calato nei panni dello studente e ha iniziato a formarsi per diventare un allenatore (tutt’ora deve conseguire il patentino). Come ha dichiarato egli stesso in svariate interviste, ha studiato diversi allenatori del passato e del presente, tra cui Pep Guardiola, Jurgen Klopp, Quique Setien, Roberto De Zerbi, Louis Van Gaal, Johan Cruijff; sotto la lente d’ingrandimento anche squadre come il Lipsia, l’Ajax e l’AZ Alkmaar, le ultime due a conferma di una certa ispirazione tratta dalla scuola calcistica olandese basata sul possesso palla e sulla costruzione dal basso.

Proprio questi due principi sono stati citati più volte da Pirlo, che tempo fa ha confessato: «La costruzione dal basso mi piace e la proporrò quando sarò allenatore perché i benefici che se ne traggono sono maggiori degli svantaggi; se vuoi condurre la partita, è indispensabile. Sono orientato verso un calcio di possesso; ma non un possesso sterile e fine a se stesso, bensì sempre finalizzato al gol. Come modulo prediligo il 4-3-3, ma dipende dai giocatori che hai a disposizione. Se ti fissi col tuo modulo e i tuoi giocatori non sono in grado di farlo, butti via tempo e anche loro non rendono come dovrebbero».

Un’idea di gioco chiara, dunque, quella di Pirlo, improntata al controllo della partita, dalla quale emerge comunque una certa predisposizione alla flessibilità e all’adattamento, caratteristiche che invece sono mancate a Sarri e che forse Agnelli spera di trovare nel suo successore. Da calciatore “Mozart” ha sollevato al cielo una valanga di trofei, e sin dal primo giorno in cui ha indossato la maglia bianconera ha incarnato al meglio la mentalità pragmatica e vincente del DNA juventino. Un’attitudine che con ogni probabilità vorrà mantenere anche da allenatore e che vorrà trasmettere ai suoi uomini.

andrea pirlo

La decisione di designare Andrea Pirlo come allenatore ci suggerisce inoltre un’altra riflessione: forse la società si è resa conto, con un anno di ritardo, che la lacuna da colmare per alzare l’asticella non era e non è l’allenatore, bensì l’inadeguatezza della rosa. Quello della Juve, infatti, è il gruppo di giocatori con l’età media più alta d’Europa (29,7 anni) e necessita urgentemente un ringiovanimento che negli scorsi anni è avvenuto soltanto parzialmente.

La rosa attuale, inoltre, appare incompleta e inadeguata per competere contro i colossi del calcio continentale. Se essa non venisse migliorata, Pirlo si ritroverebbe in mano un giocattolo rotto e rischierebbe di fallire alla sua prima esperienza da allenatore. Sembra però che Agnelli abbia quanto meno identificato il bandolo della matassa: gli acquisti di Kulusevski e Arthur, oltre al rientro dal prestito di Pellegrini, insieme alle cessioni di Pjanic e Matuidi hanno già tracciato quello che dovrebbe essere il filo conduttore del progetto bianconero. Non solo un abbassamento dell’età media della rosa, peraltro, ma anche una riduzione del monte ingaggi: sul piede di partenza diversi giocatori arrivati a fine ciclo, non più in condizioni fisiche ottimali e che ormai hanno poco da dare alla causa, che percepiscono tuttavia stipendi molto onerosi. In tal senso, i prossimi con la valigia in mano sembrano essere Higuain e Khedira.

L’orientamento verso un modello più sostenibile dal punto di vista economico trova riscontro anche nella decisione di sostituire Sarri con Pirlo, che percepirà 1,8 milioni di euro annui più bonus, e non con un allenatore già affermato che avrebbe sicuramente richiesto un compenso molto più alto. Ciò anche in virtù del fatto che la Juve è reduce da un anno pagato a vuoto ad Allegri, il cui contratto è scaduto il 30 giugno 2020, e dovrebbe pagare lo stipendio a Sarri per altri due anni, se quest’ultimo non si libera prima.

Ma quello che forse più di tutto ha spinto Agnelli a optare per Andrea Pirlo è l’idea di intraprendere un percorso che guardi al futuro con un allenatore “fatto in casa”, che rispecchi in tutto e per tutto lo stile Juve al quale il presidente tiene tanto e nel quale Pirlo si era già calato egregiamente da calciatore. Quella della dirigenza bianconera magari è una scelta ispirata a quelle di Barcellona e Real Madrid, club capaci di lanciare sul palcoscenico internazionale due allenatori vincenti come Pep Guardiola e Zinedine Zidane. I due, recentemente affrontatisi negli ottavi di finale di Champions League in occasione di Manchester City-Real Madrid, sono prima passati dalle rispettive primavere per poi prendere in mano le redini della prima squadra.

andrea pirlo zinedine zidane

Pirlo, invece, ha bruciato le tappe e allenerà subito Ronaldo e compagni. Se questa sarà una decisione troppo avventata o l’ennesima occasione in cui Agnelli ci ha visto lungo, saranno solo il tempo e il campo a dircelo. Quel che è certo è che la curiosità attorno a cosa può dare il Pirlo allenatore si taglia col coltello.

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