Tra le tante differenze tra lo sport europeo è quello USA c’è una pratica che oltreoceano è talmente radicata da essere una parte integrante dell’agonismo: è l’arte del Trash-Talking. Banalmente, insultare l’avversario, che sia in campo, davanti alle telecamere o sui social. Molto diverso da come siamo abituati dalla nostra parte dell’oceano, dove il politically correct e la misura delle parole viene talmente calibrata che al primo accenno di variazione di tono, o al primo tweet dubbio si scatena la tempesta mediatica.

Il linguaggio spazzatura è il dito medio che gli atleti a stelle e strisce puntano in faccia a DeCoubertin. Chiariamo, non è necessariamente mancanza di rispetto (anche se in certi casi è difficile pensare che certi insulti siano amichevoli) ma più spesso un modo come un altro per minare le certezze avversarie ottenendo un vantaggio psicologico. Non a caso tra i migliori in questa particolare skill ci sono anche i migliori giocatori di basket di tutti i tempi, primo fra tutti IL giocatore di basket: His Airness Michael Jeffrey Jordan.

… So I took it personally

Che MJ fosse un fuoriclasse assoluto ed un vincente nato era cosa nota, ma The Last Dance, il recente documentario uscito su Netflix, ha mostrato ancora di più quanto l’agonismo è l’ossessione per la vittoria del campione fosse importante. Per Michael non esisteva altra cosa se non vincere ed essere il migliore, e di conseguenza il linguaggio  usato verso avversari (e compagni) non poteva essere quello di una maestra d’asilo.

Tra i passaggi più interessanti del prodotto di Netflix vi sono infatti la rivalità con i Detroit Pistons di Isaiah Thomas e la rigidità con i compagni di squadra durante gli allenamenti. In generale, lo scopo del trash talking è infatti quello di entrare nella testa di chi hai davanti portando la sfida sul piano strettamente mentale. Nel caso degli avversari, per distruggere, nel caso dei compagni, per alzare al massimo l’asticella e dire “se resisti a questo puoi giocare con il più più forte, se due insulti ti abbattono torna in G-League”.

Gli dei dell’insulto 

Se però ci sono pochi dubbi sul fatto che MJ sia il miglior giocatore della storia, nell’arte dell’insulto ci sono alcuni o che possono avvicinarsi se non superare il Goat, e sono tutti nomi di un certo livello. Fox Sports alcuni anni fa ha cercato di stilare una classifica degli specialisti del campo, e il nome in cima è un certo Larry Bird.

La leggenda dei Celtics era solito ricordare agli avversari i punti segnati, nonché presentarsi in campo affermando di voler vedere chi avrebbe umiliato quella sera. Meno elegante Dennis Rodman, il cui trash talking era principalmente dedicato alla famiglia (in particolare alla componente femminile) dell’avversario. 

L’oro nella disciplina va però di diritto un altro grande ex Boston: Kevin Garnett. The big ticket è stato uno dei migliori lunghi degli anni 2000 ma sicuramente non uno dei più simpatici, tant’è che in carriera si lasciò andare ad insulti e provocazioni tanto pesanti da essere ricoperte da un alone di mistero, dovuto probabilmente alla speranza che nemmeno l’ex Minnesota si fosse spinto a tanto. Non riporteremo le sue maggiori perle, ma se volete saperne di più, chiedete a Carmelo Anthony e soprattutto alla sua malcapitata moglie. 

New media e trash-talking: dal parquet a twitter

Come si è evoluto il mondo, come si sono evoluti i media e le comunicazioni, si è evoluta anche la nobile arte. Il campo rimane terreno fertile per gli insulti, ma l’avvento dei social network, in particolare Twitter ed Instagram, ha aperto nuove frontiere. Se infatti fino ad alcuni anni fa era difficile che lo scontro continuasse molto dopo la sirena, ora è diventata pratica comune scrivere tweet al vetriolo non appena si può riprendere in mano lo smartphone.

Con la ripresa dell’Nba ad Orlando abbiamo già avuto due belle sfide in atto, frutto di vecchie ruggini, anche loro finalmente uscite dalla quarantena. A gennaio Jimmy Butler, altro giocatore non nuovo a queste situazioni, dopo una partita contro gli Indiana Pacers definì T.J.Warren nemmeno degno di giocare nel suo campionato. Nella bolla di Orlando però T.J viaggiava a medie da fuoriclasse fino proprio alla sfida con gli Heat dove Butler, deciso a dimostrare la sua superiorità, lo marcò stretto tutta la partita, limitandolo a soli 12 punti e rincarando la dose su Twitter.

Infine l’ultimo episodio riguarda forse il giocatore più in forma del momento: Damian Lillard. Il play di Portland, che sta cercando in tutti i modi di trascinare i suoi a degli insperati playoff, durante la partita della settimana scorsa contro i Clippers ha sbagliato i 2 liberi decisivi, beccandosi le risate in faccia di Pat Beverly e i tweet provocatori di Paul George. Si può dire però che il giochino psicologico non abbia particolarmente influito su Dame, anzi. Il numero 0 infatti, oltre ad aver risposto a PG accusandolo di cambiare squadra continuamente per provare a vincere qualcosa, nelle due partite successive ha segnato 53 e 61 punti.

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