Tutto è ormai pronto per la finale estiva della Champions League. L’inedito sfida franco tedesca incollerà agli schermi milioni di persone, tutti saranno impegnati a parteggiare per l’una o per l’altra fazione, o semplicemente ad attendere l’incoronazione della reginetta d’Europa. Ma c’è qualcuno che ha già vinto: Daniele Orsato, arbitro italiano d’elitè che dirigerà la finale del più ambito e importante trofeo continentale; nel suo team anche gli assistenti Manganelli e Giallatini, il rumeno Hategan , Irrati, Guida, Perez del Palomar e Hernandez . Il calcio del nuovo millennio ha quasi più arbitri che giocatori! 

È un fatto di adattamento, di sopravvivenza. Quello del direttore di gara è un ruolo discusso e persino attaccato, da qui la necessità di portare più occhi giudici sul terreno di gioco. Più occhi umani ma sopratutto la tecnologia la cui concezione altro non fa che allontanare le persone dall’umanità di un ruolo sognabile tanto quanto quello del calciatore.

Orsato

<<Mamma, voglio fare l arbitro>>

Se quel che riecheggia negli stadi italiani, con pubblico o senza, è “arbitro tu sei un figlio di pu*****”, come si può pensare che un bambino abbia voglia di iniziare un percorso di formazione per indossare, da grande, la giacchetta nera? Eppure quello del quarantaquattrenne Veneto è proprio il punto di arrivo di un percorso intrapreso con passione e dedizione. Viene difficile pensare ad un giovanissimo che prova a fare l’arbitro per la prima volta. Passano senza lodi i sacrifici, la tenacia, l’allenarsi quotidiano, come se fosse la cosa più naturale del mondo svegliarsi e dirigere i più grandi nomi dello sport, svegliarsi e scoprire di essere il prescelto per una finale di Champions League.

Il distacco tra il mondo del tifo e classe arbitrale sembra talvolta incolmabile. Il lato umano del mestiere viene  tralasciato, quel che riempie la scena negli studi televisivi e nei salotti è solo un fischietto. La designazione di Daniele Orsato quale prescelto per la partita dell’anno ha dato il la alle consuete recriminazioni polemiche. Rimproverato al direttore di gara, su tutti, un giallo non concesso a Miralem Pjanic in un Inter – Juventus del 2018. Son davvero questi i parametri per giudicare un internazionale?  In un universo che fatica ad ammettere sempre più anche gli errori di gioco di un singolo calciatore è quasi impensabile pensare che possano essere perdonati errori di valutazione ad un arbitro senza invocare complotti.

LItalia ha bisogno di Orsato ma non lo merita

L’ultimo atto della Champions League non deve essere il canto del cigno della scuola arbitrale tricolore ma lo squillo di tromba che sveglia appassionati e non, e che fa aprir gli occhi sulle eccellenze di cui possiamo vantarci senza averne merito personalmente. Finché la concezione del calcio sarà strumentale e faziosa capire l’ importanza di un fischietto che dirige in italiano la partita più importante della stagione sarà sempre più difficile e fuorviante, un po’ come giudicare la carriera di Messi e di Ronaldo da un rigore sbagliato e per una mancata qualificazione alle fasi finali di un torneo. 

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