PSG-Bayern era forse la finale più probabile, e il campo ha dimostrato come fossero le squadre migliori della propria metà di tabellone. La partita sarà sicuramente di altissimo livello. Moltissime le stelle in campo, due squadre che segnano e divertono grazie all’elevato tasso tecnico. Da una parte la tradizione bavarese, dall’altra la prima volta dei parigini. Se non bastasse, è comunque una sfida Francia-Germania. Ma non è tutto qui, è una sfida tra due filosofie societarie completamente diverse.

PSG-Bayern sul campo

Sono solo otto i precedenti tra le due squadre, con bilancio in favore del PSG per 5 a 3, ma di recente le squadre si sono incontrate solo due anni fa nella fase a gironi, con una vittoria a testa. Da allora sono cambiati gli allenatori e anche molti dei titolari in campo. Questo, inoltre, sarà anche il primo PSG-Bayern della fase a eliminazione diretta. Ci possiamo sicuramente attendere due squadre molto ben preparate e dal tasso tecnico elevatissimo. I parigini puntano tutto sulla coppia Mbappe-Neymar, sulla loro velocità e capacità di saltare l’uomo, con alle spalle un centrocampo più fisico con Marquinhos a garantire filtro davanti alla difesa. I bavaresi hanno un gioco più corale, con Thiago in cabina di regia, che punta ad innescare le combinazioni tra Lewandowski, Müller e lo scatenato Gnabry. Fondamentali saranno i duelli sulle fasce, con Kimmich e Davies che dovranno cercare di fermare le frecce francesi e allo stesso tempo supportare la manovra offensiva, per mettere in difficoltà e in inferiorità numerica Bernat e Kehrer. 

PSG-Bayern

Tradizione contro petroldollari

Banale, sintetico, ma perfettamente aderente alla realtà. Fondato nel 1970, nei suoi primi 40 anni il PSG ha vinto 2 campionati, 3 coppe di lega, 8 coppe di Francia, 2 supercoppa e una Coppa delle Coppe. Un palmarés rispettabile, ma lontano da quello delle più blasonate Saint-Etienne e OM. La vera grandezza la raggiunge solo con l’arrivo del Qatar Sport Investments e di Nasser Al-Khelaifi. Grazie agli ingenti e a volte spropositati investimenti sul mercato sono dominatori indiscussi, diventando la squadra più titolata di Francia. Il Bayern, invece, è una vera e propria istituzione del calcio tedesco ed europeo. Dagli anni 60 sono costantemente al vertice, con 30 campionati e 5 tra Coppe Campioni e Champions tra i tanti trofei. L’organigramma rappresenta l’attaccamento alla propria storia e alla propria identità, rappresentata anche dal motto Mia san mia. Beckenbauer, Rummenigge, Hoeness, ma anche lo stesso “Brazzo” Salihamidžić hanno o hanno avuto tutti ruoli chiave.

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Programmazione e gestione oculata contro investimenti a fondo perduto

Due modi diametralmente opposti per affrontare il mercato. Dal 2011 il PSG ha speso circa 1,25 miliardi di euro per gli acquisti di mercato, a fronte di 450 milioni ricavati dalle cessioni. Raggiungendo la prima finale europea nell’anno in cui il bilancio trasferimenti è stato positivo. Forse anche perché, riscatto di Mbappé a parte, sono stati fatti acquisti oculati e funzionali al progetto tecnico dell’allenatore anziché collezionare figurine. La squadra bavarese ha invece una politica molto diversa. Pochi acquisti molto onerosi, di giocatori giovani e spesso tedeschi, su cui ha ovviamente un appeal diverso. Questo permette di avere un bilancio sempre positivo, anche per rispettare le rigorose regole della Bundes. Basti pensare che i titolari della semifinale sono costati solamente 100 milioni, meno della metà del solo Neymar e 45 milioni meno di Mbappé.

PSG-Bayern

Una squadra “multinazionale” contro il nucleo tedesco

PSG-Bayern è anche un po’ Francia-Germania, con i migliori club dei due paesi a sfidarsi. Se andiamo a guardare il parco giocatori, però, solo uno dei due club è anche espressione della propria nazionale. Il PSG infatti ha puntato su talenti provenienti da campionati e da nazioni diverse e schiera più brasiliani (3) che francesi (2). Il Bayern invece può contare su una forte presenza tedesca, ben 6 titolari, e molti degli stranieri avevano già militato in club di Bundesliga. Tra questi è facile pensare a Perisic, ma anche lo stesso Lewandowski. È di fatto la massima espressione del movimento tedesco, inteso sia come nazionale che come massimo campionato.

Chi ha molto da perdere contro chi ha solo da guadagnare

Perché le ingenti somme spese, i grandi nomi portano con sé inevitabilmente anche tanta pressione. Per i parigini (ma discorso analogo si può fare per il City) le cocenti e premature sconfitte degli scorsi anni erano dei fallimenti. La loro prima volta sul palcoscenico più importante è già un’occasione da non sbagliare. Non tanto per i giocatori, il cui valore non può essere messo in discussione per una partita, quanto per la società. Devono riuscire finalmente a dimostrare come i tanti soldi spesi non siano stati spesi solamente per affacciarsi al mondo delle grandi europee, ma per sedersi allo stesso tavolo. Per il Bayern invece la partita avrà “solo” il peso della finale, senza significati aggiuntivi. Una società solida, un gruppo di giocatori che ha già giocato e vinto finali, c’è tutto perché non si generino pericolose tensioni aggiuntive. I tedeschi non hanno nulla da dimostrare, se non di meritare i favori del pronostico.

Una squadra che deve vincere contro una che vuole vincere. Petroldollari contro tradizione. Ma alla fine, a decidere sarà il campo. Perché per tutti i tifosi e gli appassionati sarà PSG-Bayern, Neymar e Mbappé contro Müller e Lewandowski. E, soprattutto, si spera sarà una grande finale. 

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