Dopo aver parlato dei campioni che hanno deluso le aspettative, è giunto il momento di concentrarci su chi nell’ultimo Campionato mondiale di snooker ha fatto addirittura meglio di quanto ci si aspettasse. I due finalisti saranno gli uomini di punta di questa mini “pagella”, ma proveremo a commentare anche gli underdog che nella parte alta del draw hanno messo in mostra un gioco ottimale.

Jamie Clarke: voto 7

Confesso: non lo conoscevo e non l’avevo mai visto giocare. Il gallese in carriera non è mai andato oltre al primo turno nei tornei validi per il ranking. Nel 2019 ha raggiunto la semifinale allo Shoot-Out, ma sappiamo benissimo che quel torneo ha un format così particolare e sui generis che non può essere paragonato allo snooker “normale”. Ciò nonostante, Clarke in questa edizione del mondiale è riuscito ad eliminare Mark Allen, uno dei favoriti della vigilia, ed è arrivato ad un passo dai quarti di finale, sfumati al decider contro la rivelazione del torneo Anthony McGill. Le caratteristiche principali di Jamie Clarke sono: una buona steccata, un ottimo gioco sulle lunghe distanze e una discreta costruzione di serie.

In sintesi: a mio avviso non diventerà un campione né lo vedremo a breve giocarsi un torneo full ranking, ma le sue performance al Crucible sono state senza dubbio degne di nota. Attualmente è il numero 76 del mondo, potrà ancora salire e arrivare almeno tra i primi 50?

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Kurt Maflin: voto 7

A differenza di Clarke, Maflin lo conoscevo e non avrei giocato nemmeno un euro sul suo approdo ai quarti di finale. L’inglese naturalizzato norvegese è un giocatore esperto, da anni nel circuito e che in carriera qualche bel piazzamento (detta in termini ciclistici) l’ha ottenuto: una semifinale allo scorso Riga Master e un quarto turno allo UK Championship 2019. Che potesse battere David Gilbert ci stava, anche perché quel match assieme alla sfida tra Lisowsky e McGill, era il più equilibrato sulla carta del primo turno. Ciò che però ha davvero stupito è stata la vittoria su John Higgins. Se qualcuno aveva scommesso su Maflin vincente contro uno dei più forti giocatori della storia ci mostri le prove, perché è a dir poco incredibile.

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Anthony McGill: voto 7 e mezzo

Salgo anch’io sul carro di quelli che lo reputano uno dei più antipatici sul circuito, ma indubbiamente lo scozzese classe 1991 è stato la rivelazione di questo mondiale di snooker. Non ha di certo trovato di fronte dei big della disciplina però, con grande solidità, è riuscito ad eliminare giocatori in fiducia e reduci da prestazioni di livello contro nomi illustri. Si allena con Alan McManus e si ispira a John Higgins e le “influenze” si notano senza faticare. Anthony McGill rappresenta quel tipo di giocatore non particolarmente dotato di talento sopraffino ma che è sempre in grado di dar fastidio sul piano del gioco. Con la semifinale raggiunta è salito alla posizione 22 del ranking ma può tranquillamente entrare tra i primi 16 nel giro di qualche mese.

Mark Selby: voto 8 

Sono abbastanza convinto che se Selby fosse approdato in finale contro Kyren Wilson gli avrebbe inflitto un passivo ancora più severo del 18 a 8 rifilato da O’Sullivan. Mark Selby, a tutti gli effetti, è arrivato a poche bilie dal possibile quarto titolo mondiale che l’avrebbe portato a pari merito con John Higgins, l’uomo che molti hanno definito il suo maestro (pur non essendoci alcun tipo di rapporto sportivo tra i due). Come già scritto nei giorni scorsi, sul 15 a 13 in suo favore contro O’Sullivan in pochi si immaginavano una rimonta così entusiasmante di The Rocket che però è stato in grado di concludere il match sul 17 a 16.

L’asso di Leicester è un classe 1983, l’apice della sua carriera l’ha già raggiunto e superato da qualche anno ormai, ma ciò non significa che nei prossimi anni non potrà andare alla ricerca del quarto successo al Campionato mondiale di snooker e, chi lo sa, magari anche qualcosa in più. Dalla sua parte ha un ricambio generazionale che stenta ad arrivare, i tre “gemelli” che pur essendo ancora competitivi non potranno continuare all’infinito e il talento da superstar assoluta. Nota a margine: la polemica istintiva dopo la semifinale è stata per certi versi una caduta di stile seppur basata su considerazioni legittime e senz’altro condivisibili.

Mark Selby

Mark Williams: voto 7 e mezzo

Comprendere Mark Williams è cosa difficile se non impossibile. Il “gemello” gallese resta per molti aspetti il più grande enigma della storia dello snooker. È innegabile che sul piano del talento puro sia il numero 2 della classe (per me anche paragonabile a Ronnie, ma non vorrei essere linciato per questa affermazione) eppure resta assolutamente impronosticabile, altalenante e per certi versi lunatico. Dopo la prima sessione del quarto di finale contro O’Sullivan in molti si erano immaginati un Mark Williams capace di sconfiggere la sua nemesi, il giocatore che dal 1994 lo batte quasi sempre, eccezion fatta per un lasso temporale tra il 1998 ed il 2002 dove i testa a testa erano appannaggio del gallese.

Invece, il tre volte campione del mondo a un certo punto si è spento, senza motivi e soprattutto non per colpa di un O’Sullivan ingiocabile. Traduco: Selby sul 16 a 14 non ha potuto farci nulla, Ronnie è andato al tavolo e per due frame e mezzo non ha lasciato spazio a Selby; Williams, invece, ha sbagliato tanto e O’Sullivan non ha chiesto altro. Ma 7 e mezzo allora perché? Paradossalmente perché da Mark Williams, nemmeno così in forma, non mi aspettavo che arrivasse ad una sessione dalla semifinale. A dire il vero, mi ha stupito molto la vittoria sofferta con Stuart Bingham e sull’11 pari avrei scommesso di più sul campione del mondo 2015 che su Williams.

Kyren Wilson: voto 9

Kyren Wilson è il giocatore che complessivamente ha sorpreso di più in questo mondiale di snooker. Tralasciando i risultati che comunque non sono di poco conto, The Warrior ha dimostrato una grande maturità sportiva che lascia presagire un futuro roseo per l’inglese. Gli mancano ancora delle skills per diventare un Top 3, su tutte il controllo della bianca durante la costruzione di serie, ma lo status da finalista al Crucible potrebbe dargli un’ulteriore scossa per migliorare.

Resto abbastanza convinto che non sia tra i giocatori più talentuosi del circuito nonché il meno spettacolare tra i primi dieci del ranking, tuttavia a 29 anni ancora da compiere ha ancora tutto il tempo per “consacrarsi” definitivamente. Un plauso anche alla compostezza e alla galanteria dopo la finale persa con O’Sullivan. Nessun tipo di recriminazione, solo elogi per «il migliore di tutti i tempi» e l’abbraccio con la famiglia che ha mostrato un grande lato umano. Gli è sempre mancato l’appeal verso il grande pubblico, ma dopo questo mondiale potrebbe aver fatto un grosso salto in avanti.

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Ronnie O’Sullivan: non serve il voto

Parlare di O’Sullivan è diventato quasi banale, pur soffermandosi su un soggetto che è tutt’altro che banale. The Rocket sì, è il migliore di tutti e tempi, anche se non serviva questa vittoria per affermarlo. Certamente, la distanza di due con Hendry nelle vittorie iridate poteva far pendere la bilancia a favore dello scozzese. Ora, con solo un titolo che li divide, i supporter di Stephen Hendry non possono più aggrapparsi a questo dato. 

Ronnie O’Sullivan detiene il record di Masters (7), detiene il record di UK Championship (7). È al secondo posto per mondiali vinti (6). È il giocatore che ha realizzato più centoni nella storia, con ampio margine sul secondo. Detiene il record di serie perfette (15). È il giocatore ad aver vinto il maggior numero di tornei validi per il ranking (37). Serve aggiungere altro? Ronnie O’Sullivan è lo snooker.

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