Il modo naturale con cui Aouar ha approcciato al quarto di finale di Champions League, che gli ha consentito di sfoderare una prestazione superlativa sotto tutti i punti di vista, è esemplare e per nulla sorprendente. Le conclusioni da trarre dalla partita del franco-algerino contro il Manchester City non si limitano alla qualità espressa in ogni singola giocata. Sicuramente motivo di grande interesse tecnico, ma non sufficiente per spiegare il talento straripante di un calciatore incredibile. Se vogliamo conoscere a fondo Houssem Aouar, dobbiamo imparare (cosa non facile) ad estraniarci da quello che fa, per non rimanerne troppo incantati calcisticamente, e concentrarci piuttosto sul perché.

Il classe ’98 contro i Citizens domina ovunque. Ma ciò che incuriosisce è l’atteggiamento sfrontato quasi volto a colpire psicologicamente l’avversario. In diverse occasioni, Aouar, ricevuto il pallone, si gira e cerca l’uno contro l’uno (spesso con Fernandinho) per creare difficoltà. Senza palla, invece, prova in ogni modo recuperi apparentemente impossibili. Non a caso, i palloni riconquistati sono stati 8 (terzo giocatore del Lione a recuperarne di più dopo Caqueret e Cornet). I duelli vinti addirittura 10 (nessuno meglio di lui). Nella sfida contro il City, Aouar ha stupito sia per il sacrificio messo al servizio della squadra e dell’obiettivo (raggiungimento della semifinale), sia per l’attitudine propositiva nelle situazioni in cui era possibile concretizzare la superiorità numerica.

Aoaur contro il Manchester City

Rispetto alla stagione 2018/19, Aouar, per via del contesto voluto da Rudi Garcia, ha assunto, dunque, anche compiti difensivi. Le nuove funzioni a cui ha dovuto rispondere non hanno rappresentato un ostacolo nella sua crescita. Al contrario, lo hanno completato. Oltre che rifinirlo ancora meglio come calciatore tanto da diventare il punto fermo di una squadra che, molto probabilmente, il prossimo anno dovrà fare a meno di lui. Entrato nel settore giovanile del Lione ad undici anni e dopo aver bruciato le tappe velocemente, è verosimile che Aouar ceda alle lusinghe e alla corte serrata dei top club europei pronti a scatenare un’asta internazionale.

Aouar con la maglia del Lione

La squadra che deciderà di acquistare il suo cartellino si ritroverà un atleta forte e pronto, ma non ancora del tutto specializzato in un solo ruolo. Impiegato inizialmente da trequartista, con il passare degli anni, il numero 8 comincia a ricoprire la posizione di esterno di centrocampo. Pur non essendo un’ala pura, Aouar, partendo dal lato sinistro del campo, ha modo di accentrarsi e dare prova della sua dote migliore, il dribbling. Non è mai (il suo) un dribbling finalizzato al piacere estetico di ammirare la giocata.  Ma associativo e creativo. Per dare, cioè, la possibilità ai compagni di squadra di partecipare al dialogo nello stretto che lui stesso comincia, diventandone l’attore di prim’ordine.

Prendere un talento della sua dimensione (tra i migliori in circolazione oggi) non può essere più una semplice scommessa. Significa credere fermamente nelle sue capacità ed essere sicuri del denaro (che sarà certamente impegnativo) che dovrà essere investito. Con ogni probabilità, Aouar sceglierà il progetto tecnico che più di tutti non solo lo affascinerà. Ma che gli permetterà di costruire la sua carriera e scoprire che lui, tecnicamente, rispetto agli altro è diverso.  Per la naturalezza e la semplicità con le quali gioca e pulisce ogni pallone, l’impressione è che lui questo lo sappia già. 

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