Vi starete di certo chiedendo il motivo per il quale i nomi di Vincenzo Nibali e di Tony Rominger siano finiti nella stessa frase. Lo Squalo dello Stretto non ha bisogno di presentazioni, almeno a noi italiani, mentre lo svizzero classe ’61 potrebbe essere sconosciuto ai non appassionati di ciclismo. Rominger è stato un ciclista completo, abile sul passo e a cronometro, capace di vincere sia grandi corse a tappe sia classiche monumento (tre Vuelte consecutive, un Giro d’Italia e due Lombardia, oltre al record dell’ora). Non stiamo parlando di un fuoriclasse dello sport in termini di talento puro, bensì di un atleta estremamente concreto e centrale in un’epoca Indurain-centrica. Ma c’è un dato, una statistica, che lega l’italiano allo svizzero e che spesso viene sottovalutato (o addirittura dimenticato) quando si parla di Vincenzo Nibali. Di cosa stiamo parlando?

Vincenzo Nibali

Nel paragrafo precedente abbiamo parlato di un fattore chiave per il nostro discorso: [Rominger è stato] capace di vincere sia grandi corse a tappe sia classiche monumento. Fino a qua nulla di particolarmente sconvolgente, la storia del ciclismo ha già visto numerosi campioni in grado di trionfare sia sulle tre settimane sia nelle corse di un giorno. Eppure, Tony Rominger porta con sé una particolarità. Lo svizzero è l’ultimo ciclista del XX secolo ad aver vinto almeno due grandi Giri e almeno due classiche monumento. Lo svizzero è il penultimo nella storia: perché lo scettro ora lo detiene proprio Vincenzo Nibali

Nel terzo millennio abbiamo visto talenti del calibro di Alberto Contador, Chris Froome, Fabian Cancellara, Tom Boonen, ecc.. Tuttavia, nessuno di questi è riuscito a vincere su entrambi i fronti. Ci sono riusciti Alejandro Valverde, Danilo Di Luca, Damiano Cunego e Aleksandr Vinokurov, ma limitandosi sempre a una vittoria: El Imbatido ed il kazako hanno vinto “solo” una Vuelta, Di Luca e Cunego “solo” un Giro. L’unico capace di trionfare in almeno due giri a tappe da tre settimane e almeno due classiche monumento è proprio Vincenzo Nibali. Lo Squalo dello Stretto, che già era entrato nell’élite del ciclismo per aver vinto almeno una volta Giro, Tour e Vuelta, ha nel suo palmarès anche due Giri di Lombardia e una Milano-Sanremo, impressa nella storia dello sport con una fuga d’altri tempi.

Per molti questo dato potrebbe sembrare marginale, ma così non è. Premessa: non sono mai stato e probabilmente non sarò mai un grande fan di Vincenzo Nibali, quindi non vuole essere un’ode smielata al miglior ciclista italiano dello scorso decennio, bensì una considerazione. Da un punto di vista puramente tecnico risulta “molto più semplice” trovare un atleta da grandi Giri capace di vincere le classiche piuttosto che il contrario. Poi ci sono casi in cui ci si rende conto che le corse di un giorno sono maggiormente nelle corde rispetto ai giri a tappe: si veda Valverde, nato come ciclista che puntava a vincere Giri e Tour per poi diventare uno dei più vincenti di sempre nelle grandi classiche delle Ardenne. Lo stesso Cunego, esploso ad alti livelli con il successo al Giro 2004, che si è costruito una carriera eccellente con le vittorie nei Lombardia e all’Amstel.

Non esistono più quei campioni completi alla Eddy Merckx e Bernard Hinault che dominavano qualsiasi competizioni a cui prendevano parte. L’ultimo del XX secolo è stato Tony Rominger. L’ultimo della storia è Vincenzo Nibali.

 

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