Il premio di Comeback Player of the Year si assegna ogni anno al giocatore che dopo essere rimasto fuori dalla NFL nella stagione precedente (solitamente per infortunio) fa una stagione particolarmente degna di nota. La stagione inizierà la prossima settimana, ma a prescindere dal fatto che metta o meno piede in campo, il mio personalissimo CPOY ha già un nome e un cognome: Alex Smith. 

Un sack che poteva costare carissimo

È il 18 novembre 2018, gli allora Washington Redskins ospitano gli Houston Texans. A metà del terzo quarto la palla è in mano a Washington che deve recuperare 10 punti. Terzo down e 9 yard sulle 24 dei Texans. Palla a Alex Smith per un lancio. Blitz della free safety Kareem Jackson che arriva su Smith. Arriva anche JJ Watt che chiude il sack. Un’azione normalissima, uno (anzi mezzo per le statistiche) dei 96 sack di Watt, ma Smith rimane a terra piangendo. Le immagini zoomano su di lui e la gamba è spezzata a metà. Entra immediatamente il cart che lo porta in spogliatoio e poi la corsa in ospedale. La diagnosi è gravissima: frattura a spirale, esposta di tibia e perone. Di fatto la tibia si rompe completamente interessando sia la caviglia che il ginocchio. L’infortunio mette fine alla stagione, ma è solo l’inizio di un lungo calvario.

Alex Smith

Le operazioni e la lotta per salvare la vita e la gamba

La brutta frattura che poteva mettere fine alla carriera del trentaquattrenne Alex Smith non è stata la cosa peggiore scaturita da quel sack. La frattura esposta significa anche rischio di infezioni. Dopo un paio di giorni dall’operazione le sue condizioni si aggravano rapidamente e la gamba diventa nera. Deve essere operato d’urgenza per rimuovere il tessuto interessato dall’infezione batterica per evitare che si diffonda. Per debellarla della parte inferiore della gamba non resta più nulla. I medici gli prospettano due alternative: l’amputazione o l’impianto delle fibre del quadricipite. La seconda non da la sicurezza della riuscita. Ripristinare la circolazione e il sistema nervoso non è semplice. Per il QB la prima opzione non è nemmeno da considerare. Non ha intenzione di arrendersi né di chiudere la sua carriera con un sack subito. Questa volta, andrà tutto bene.

La lunga riabilitazione e il ritorno in campo

17 operazioni e 21 mesi, tanto è servito ad Alex Smith per tornare ad essere “fit to play”. Mesi in cui non ha mai smesso di fare riabilitazione per poter tornare in campo, dimostrando una forza mentale eccezionale. Un lungo percorso che lo ha portato a ripresentarsi in campo in questa pre-season. Non è stato fortunatissimo nel rientrare in un training camp senza “amichevoli” a causa dell’emergenza Covid, ma probabilmente già solo esserci è stato per lui un grandissimo risultato. Riuscire a fare gli allenamenti completi è eccezionale anche per i medici che lo hanno curato. Oggi è per gli insider molto probabile che venga inserito nei 53 elementi del roster definitivo di Washington. Sicuramente ciò è agevolato dal fatto che in via eccezionale, date le restrizioni per il coronavirus, sia molto più facile spostare i giocatori dalla lista degli attivi alla pup list e viceversa, ma questo non toglie nulla alla nostra storia. 

Alex Smith

I precedenti da Theissman a Livingston e Cazorla

Tre sport differenti ed epiloghi differenti. Il primo richiama direttamente Alex Smith e Washington. 33 anni prima di lui, Joe Theissman subì un infortunio pressoché uguale. In quel caso, però la carriera dell’MVP nonché vincitore del Super Bowl XVII si interruppe con l’infortunio. A far sperare che Smith possa anche tornare a fare quantomeno qualche apparizione ci pensano però Shaun Livingston e Santi Cazorla. Entrambi hanno rischiato l’amputazione di una gamba, il primo per i danni dovuti ad un gravissimo infortunio, il secondo anche lui per una infezione, ed entrambi sono tornati a giocare. Per Livingston sono arrivati anche tre anelli con i Golden State Warriors. E questi sono solo alcuni degli infortuni più famosi e simili per gravità a quello del QB di Washington. I casi più recenti e i progressi in campo medico fanno sperare sulle possibilità che Alex Smith sia effettivamente in grado di stare su un campo NFL. 

Un ritorno importante anche per Washington

Al di là della portata narrativa di questa vicenda, il recupero di Alex Smith può avere un valore enorme dal punto di vista sportivo. Al momento dell’infortunio Washington aveva un record di 6-3, senza Smith il record è stato di un misero 4-19. Certamente da allora molto è cambiato. La gamba non è più la stessa, la squadra non è più la stessa, nemmeno nel nome. A lottare per il posto da titolare ci saranno due giovani, Haskins e Murray, con Smith che dovrebbe, stando alle previsioni, fare il terzo. Perché Washington dovrebbe permettersi il lusso di una ex prima scelta assoluta di 36 anni come terzo QB, per di più reduce da un gravissimo infortunio? Perché la sua capacità di far girare il proprio attacco, di guidarlo in maniera pulita e di portare a casa le partite (almeno in regular season) non possono essere messe in discussione. Anche non fosse in grado di farlo in prima persona, l’aiuto che può dare ai due talentuosi colleghi dalla sideline e in allenamento è enorme. La crescita di almeno uno dei due giovani è fondamentale per il futuro della squadra della capitale, che potrebbe quindi passare ancora dalle sue mani.

Alex Smith

Se dovesse riuscire a rimanere a roster e contribuire alla crescita della squadra ci sarebbero già le motivazioni per vederlo candidato per il premio di CPOY. Ma anche non dovesse farcela, il solo fatto di tornare ad essere a tutti gli effetti un giocatore di football, quel premio lo vale già. A 36 anni, dopo una lunga carriera mettersi in gioco per tornare sul campo dopo quell’infortunio non è banale. A maggior ragione se lo si fa in una franchigia senza velleità di vittoria e quindi senza inseguire il sogno di un anello che è solo riuscito a sfiorare e che poteva essere una sorta di gratifica personale per il lavoro e la fatica di questi due lunghissimi anni e per una carriera vissuta col peso della prima scelta e di un Rodgers che scelto dopo di lui ha vinto e mostrato di valere sempre un po’di più. Per questo, a prescindere da come andrà la stagione, da chi verrà premiato, il ritorno più bello di questa stagione è di gran lunga quello di Alex Smith.

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