Alzi la mano chi, ragionevolmente, considerava i Miami Heat una contender. Alzi la mano chi si aspettava che la squadra col miglior record della Eastern Conference ed un probabile MVP per il secondo anno consecutivo potesse trovarsi ad una partita dall’eliminazione nelle semifinali dei playoff. Eppure, siccome alla fine l’unica legge valida è quella del campo; Miami Heat – Milwaukee Bucks 3-0, e per Giannis e soci è già tempo di win or go home. E a rendere ancora più roboante il percorso tenuto fin qui dai floridian, c’è il dato che dice che essi sono l’unica squadra ancora imbattuta in questa post season (al primo turno infatti gli Indiana Pacers sono stati regolati con un tondo 4-0)

Ma cos’ha reso Miami, buonissima squadra alla vigilia, ma ben indietro nei pronostici di vittoria finale, quella ad oggi più in forma e con legittime ambizioni quantomeno di Finals? I motivi sono molteplici, e vanno esaminati tanto in campo quanto negli uffici di South Beach

La gestione Pat Riley

L’accoppiata Pat Riley-Érik Spolestra è sicuramente un valore aggiunto. L’ex coach innanzitutto è, a livello manageriale e di scouting, probabilmente uno dei dirigenti migliori dell’intera lega. A dimostrazione di ciò, senza andare a ripescare capolavori quali le firme dei Big Three nel 2010, anche l’ultima free agency. Con spazio salariale sufficiente ma non di primissimo livello, ha scelto un nome magari meno roboante di altri svincolati a disposizione come Kawhi o Irving, ma decisamente più funzionale alle idee del proprio coach: Jimmy Butler. Oltre alla bontà della firma dell’All Star proveniente da Marquee, c’è anche la lungimiranza e la capacità di scegliere al draft. Herro e Adebayo, due dei migliori a roster, sono entrambi stati scelti fuori dalla top ten.

Il carisma di Erik Spoelstra

Erik, dal canto suo, sta valorizzando al massimo il capitale a disposizione, cucendo intorno ai suoi uomini un tipo di gioco che può prescindere (anzi paradossalmente può funzionare meglio) dalla presenza di una superstar assoluta. La forza di coach Spo sta proprio nel riuscire perfettamente a gestire lo spogliatoio e ad adattare le sue idee di gioco al materiale a disposizione: Passare infatti dall’ottimale gestione dei Big Three a far rendere ugualmente (con le dovute proporzioni) i giovani del roster attuale, è indicativo di quanto il carisma di Spolestra permetta sia a giovani prospetti di rendere al di sopra delle aspettative, sia a dei fuoriclasse assoluti di mettere da parte gli individualismi per raggiungere un obiettivo comune.

Un Jimmy Butler in missione 

Alla fine però in campo vanno i giocatori, e mai come in questo caso le buone idee sulla carta si sono trasformate in ottime idee applicate al parquet. Leader assoluto della squadra è ovviamente Jimmy Butler. L’ex Chicago e Philadelphia si è subito calato nella parte del condottiero, mettendo in campo abnegazione e voglia di vincere assoluta. Da sempre difensore di primissimo livello, ha decisamente alzato l’asticella diventando il fuoriclasse che non è mai riuscito appieno ad essere. Si tratta di un vero uomo in missione, non ha caso ha scelto di non invitare nessun parente nella bolla per non essere disturbato in questo viaggio di lavoro.

Il giusto mix di esperienza e gioventù 

Ma Jimmy non è certamente un predicatore nel deserto, perché la squadra intorno, senza nomi altisonanti, ha talento e soprattutto abnegazione ai massimi livelli. Partiamo dai due giovani fenomeni, Tyler Herro e Bam Adebayo. Il primo mostra già una personalità da veterano; attacca il ferro, è un cecchino dall’arco e prende scelte offensive mai banali. Il secondo è stato definito da Chris Bosh “Un Magic di più di 2 metri. Il paragone è sicuramente esagerato, ma indicativo di come il mix di ball handing e fisicità lo fondamentale su entrambi i lati del campo. Quest’anno è cresciuto tanto da ricevere Lo scorso febbraio la prima convocazione per l’All star Game.

Oltre ai 2 giovani ci sono poi 2 vecchietti che hanno tutta l’intenzione di non fare da comparse. Il primo, Goran Dragic, è il fulcro dell’attacco Heat e sta giocando la miglior post season della sua carriera mentre l’altro, Andre Iguodala, dalla panchina garantisce difesa, personalità e leadership.

In generale comunque, guardando Miami, l’impressione è che, da quelli citati in precedenza ai vari Myers Leonard, Kendrick Nunn e tutti i membri della rotazione, nessuno sia fuori posto e chiunque conosca alla perfezione il proprio ruolo.
Non sappiamo se il viaggio è alla fine, se saranno finali di Conference o qualcosa di più, ma di certo già oggi Riley e Spolestra hanno vinto la loro scommessa. Questi Miami Heat sono uno spettacolo.

 

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