Nel passato recente c’è stata una stagione che ha fatto da spartiacque per quanto riguarda il mercato allenatori e stiamo parlando della 2015/2016. Nell’estate del 2015, tutte le panchine più importanti al mondo (in quel momento) erano occupate dai big, ma si stava evidenziando un fenomeno che sarebbe diventato ancora più limpido negli anni seguenti: per rendere semplice il concetto, c’erano più allenatori vincenti che squadre top. In quella stagione erano già passati di moda nomi alla André Villas-Boas, presunto enfant prodige che di prodigioso non aveva nulla, e si era tornati sui “soliti noti”. Perché d’altronde, fino al 2015, gli allenatori si “ruotavano” sempre le stesse squadre. Ora però non è più così ed anzi, si è ribaltato tutto.

La svolta della “decima” 

La situazione nel 2015 vedeva Conte il CT dell’Italia, Guardiola era stabile al Bayern Monaco così come Pellegrini al City, Klopp aveva da poco iniziato il suo percorso al Liverpool, Luis Enrique al Barcellona, Allegri alla Juventus e così via. Sì certo, il nome di Manuel Pellegrini in questa lista stona leggermente, ma in quel momento il Manchester City non era quello di adesso. Con Mourinho ad occupare la panchina del Chelsea e Van Gaal quella dello United, chi rimaneva fuori? Carlo Ancelotti, rimpiazzato da Rafa Benitez sulla panchina del Real Madrid. L’ex centrocampista di Roma e Milan veniva dall’avventura trionfare con le merengues durante la quale aveva sfatato il tabù della decima dopo la roboante finale vinta per 4 a 1 (d.t.s.) contro i rivali dell’Atletico Madrid.

Zidane e un nuovo paradigma

Nel dicembre dello stesso anno, lo Special One venne esonerato dal Chelsea e rimpiazzato fino alla fine della stagione dall’esperto Guus Hiddink. Ai Blues pochi mesi dopo finì Antonio Conte, mentre José Mourinho venne scelto per la panchina dei Red Devils, lasciata libera da Louis Van Gaal. Nel giugno 2016, a rimanere fuori da questo parterre furono proprio Van Gaal, che cessò la carriera da tecnico, e Manuel Pellegrini che firmò con l’Hebei. Ma la stagione 2016/2017 diventò fondamentale perché inserì nella “lista” l’uomo che avrebbe cambiato paradigma nella scelta degli allenatori: Zinedine Zidane. La carriera di Zizou sulla panchina del Real Madrid non ha bisogno di molte parole, bastano le tre Champions League consecutive vinte tra il 2016 ed il 2018.

I nuovi che avanzano

Durante la stagione 2018/2019 si evidenziò ancora di più il cambio generazionale degli allenatori di vertice. José Mourinho lasciò il Manchester United, Carlo Ancelotti firmò con il Napoli dopo un anno sabbatico post esperienza al Bayern Monaco, Zizou Zidane passò il testimone a Julen Lopetegui (che durò pochi mesi) e Antonio Conte concluse il suo turbolento rapporto con il Chelsea lasciando spazio a Maurizio Sarri. Al loro posto arrivarono allenatori “nuovi”. I bavaresi firmarono con Niko Kovac che poi venne sostituito da quell’Hans-Dieter Flick autore dell’ultimo treble

Mercato Allenatori

I grandi allenatori ai margini dei top team

Ora, a cinque anni di distanza dal 2015, possiamo affermare che è davvero cambiato tutto. La Juventus, una delle compagini più forti al mondo, ha deciso di puntare su un tecnico emergente come Andrea Pirlo. Il Bayern si è trovato tra le mani un allenatore in grado di vincere tutto al primo tentativo. I Red Devils, seppur con qualche difficoltà, continuano a credere nel progetto di Ole Gunnar Solskjær così come il Chelsea punta forte su Frank Lampard. Il Barcellona ha da poco affidato la rosa all’ex libero blaugrana Ronald Koeman, uomo dal carisma e dalla storia importante ma che da allenatore ha vinto molto poco al di fuori dei Paesi Bassi.

Cammino opposto per tecnici che hanno scritto la storia del calcio recente: da José Mourinho, che non può più essere considerato Special, sulla panchina degli Spurs; Carlo Ancelotti leader del progetto dell’Everton (squadra ambiziosa ma sicuramente non di prima fascia); Ernesto Valverde, Massimiliano Allegri e Maurizio Sarri addirittura senza squadra.

Mercato Allenatori

Ciò che è lecito chiedersi è se questa tendenza potrà durare sul medio-lungo periodo o se si tornerà a puntare sull’esperienza dei tecnici. Senza dubbio storie come quella di Andrea Pirlo sulla panchina della Juventus o Zinedine Zidane su quella dei blancos sono affascinanti e mediaticamente dirompenti, ma siamo davvero sicuri che lo status ascritto da predestinato possa essere sufficiente per questa tipologia di allenatori? E soprattutto, è giusto relegare grandi tecnici in squadre di secondo piano seppur con progetti importanti?

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