12 agosto 2019: la Red Bull Racing annuncia che Alexander Albon terminerà la stagione al fianco di Max Verstappen, mentre Pierre Gasly sarà retrocesso in Toro Rosso dopo solo 12 gare con il team austriaco.
6 settembre 2020: Gran Premio d’Italia a Monza. In una gara rocambolesca, ricca di colpi di scena, sorpassi azzardati e incidenti spaventosi, Pierre Gasly conquista la sua prima vittoria a bordo dell’Alpha Tauri.

«It’s been like a roller-coaster ride» direbbero in America. Già, perché la carriera di Gasly non potrebbe essere visualizzata meglio che come una corsa sulle montagne russe. Sorprendenti alti ma devastanti bassi si sono prepotentemente intrecciati nella vita di un ragazzo che ha dimostrato di avere la stoffa del campione fin dalle categorie minori. Nel 2016 conquista infatti il titolo mondiale GP2, sconfiggendo all’ultima gara il nostro Antonio Giovinazzi ma dimostrando durante l’annata la sua costanza e il suo immenso talento.

GP2 Silverstone, storica doppietta con Gasly e Giovinazzi. - Autosprint

Per lui arriva quindi il momento di compiere il passo successivo: farsi valere anche quando la competizione è al top. Tuttavia riesce a trovare un sedile nella classe regina solo verso la fine del 2017, quando viene chiamato dalla Toro Rosso a sostituire, ironia della sorte, il suo attuale compagno di squadra, Daniil Kvyat. Nelle rimanenti gare riesce a convincere a pieno la scuderia, che lo conferma per l’intera stagione successiva: per Pierre è finalmente ora di dimostrare al mondo il suo talento sul palcoscenico più importante.

In Bahrain ottiene uno straordinario quarto posto, classificandosi come primo degli altri, al termine di una gara solidissima. In casa Red Bull i piani alti iniziano a notare il ragazzo e restano impressionati dalla sua velocità. Il francese otterrà anche un settimo posto a Monaco e un sesto in Ungheria, chiudendo la stagione al 15esimo posto in classifica con la scuderia superiore per prestazioni solo alla Williams e demolendo il compagno Brendon Hartley.

In completa sinergia con i risultati di Pierre, l’alfiere Red Bull Daniel Ricciardo comunica che gareggerà in Renault a partire dalla stagione successiva. Si libera quindi un posto nella squadra di punta, che non ha dubbi riguardo alla nomina del rimpiazzo. Max Verstappen verrà affiancato da Pierre Gasly nel 2019: una combinazione che promette faville, due piloti giovanissimi e frizzanti e che sulla carta non hanno problemi a spingere oltre il limite la propria vettura. Pierre potrà quindi iniziare a competere per i podi e, chissà, anche per qualche vittoria: un altro step verso l’obiettivo ultimo del titolo iridato è stato compiuto.

Pierre Gasly

Le premesse e le aspettative non sono quindi poche e il pilota di Rouen sente la pressione di riempire le scarpe di Ricciardo già a partire dai test pre-stagionali, dove probabilmente la sua fiducia in sé stesso viene messa a dura prova in seguito a un brutto incidente contro le barriere. Il primo appuntamento a Melbourne è una tragedia sportiva: non riesce a superare il taglio in Q1 e termina la gara in 11esima posizione, subendo anche l’umiliazione di venire doppiato dal compagno di squadra.

I risultati mediocri continuano ad accumularsi e, mentre Verstappen combatte con Mercedes e Ferrari per punti importanti nel campionato costruttori, Gasly si ritrova spesso sugli scarichi di vetture da metà classifica, senza riuscire però a scavalcarle. Il quarto posto ottenuto a Silverstone è  il momento più alto della sua stagione, nessun podio, nessuna vittoria, a metà stagione sesto posto nel campionato piloti e terzo nel costruttori, condizionato pesantemente dagli scarsi punti portati a casa dal francese. Nonostante Red Bull sia visibilmente amareggiata dalle prestazioni del loro secondo pilota, Helmut Marko conferma che a Gasly verrà dato tempo fino al termine dell’anno per ricomporsi. La pausa estiva potrebbe rivelarsi il rimedio prodigioso: un mese in cui rilassarsi, dimenticare le delusioni e presentarsi fresco come una rosa al rientro in Belgio.

Ma il 12 agosto arriva la mazzata che potrebbe valere come un “home run” avversario per la carriera di Pierre: Red Bull, al contrario di quanto dichiarato, annuncia che Alexander Albon prenderà il posto occupato da Gasly e concluderà il 2019 in Red Bull. Di conseguenza, la Toro Rosso riaccoglierà il pilota che tanto aveva impressionato solo un anno prima. I media non hanno riguardo nel constatare che la sua traversata nel mondo della F1 potrebbe essere giunta al capolinea.

Il weekend di Spa viene ulteriormente funestato dalla morte del suo amico d’infanzia Anthoine Hubert durante la gara di F2. Presentarsi in griglia è devastante per Pierre, sommerso pressantemente dai media e dall’immenso dolore per Anthoine. Ma si sa, spesso la scintilla arriva proprio quando ci si trova sul bordo del baratro, sul punto di sgretolarsi.

Pierre spinge al massimo la sua Toro Rosso, desideroso di rivalsa, e conquista posizionamenti a punti uno dietro l’altro, tra cui un ottavo posto proprio in Belgio. Non ha la minima intenzione di lasciarsi scappare il sogno della F1, vuole dimostrare che il suo sedile merita di essere confermato. Si arriva a Interlagos per il Gran Premio del Brasile. Pierre si qualifica sesto e si fa trovare al posto giusto al momento giusto, concedendosi un ruota a ruota con niente di meno che Lewis Hamilton sul rettilineo del traguardo prima di superare la linea del traguardo in seconda posizione, guadagnandosi il primo podio della carriera. Una prova di forza e di carattere in vista della stagione successiva, in cui immensamente motivato combatterà per strappare il sedile della Red Bull per la seconda volta.

Gasly, GP Brasile: podio da sogno con Toro Rosso, grazie Honda - Autosprint

Nel 2020 sembra veramente un pilota rinato, ormai lasciatosi alle spalle le critiche e le delusioni della stagione precedente. Ottiene posizionamenti a punti costanti, intraprende rimonte spettacolari e si concede lo sfizio di qualificarsi davanti al titolare del suo ex-abitacolo in Red Bull Alex Albon. Arriva a Monza carico come non mai in quella che si potrebbe definire la sua seconda “gara di casa”: Pierre è strettamente legato all’Italia, residente a Milano e fidanzato con una bolognese. L’Alpha Tauri va fortissimo per tutta la durata del weekend e Gasly riesce a trascinarla a un discreto decimo posto in griglia.

Le premesse non sono delle migliori: la gara nel tracciato brianzolo non è solitamente tra le più emozionanti e quindi per la scuderia italiana si preannuncia una battaglia in mezzo al gruppo. Ma la F1 ha una storia di sorprese quando meno i tifosi se lo aspettano: l’ingresso della Safety Car e successivamente la bandiera rossa a causa del ritiro di Magnussen scombussolano le carte in tavola. Hamilton riceve una penalità di stop and go, Bottas si rivela anonimo e Verstappen si ritira per un guasto. Complice un’ottima ripartenza, Gasly si ritrova incredibilmente in testa alla corsa. Ma è negli ultimi giri che compie il capolavoro: dirigendo la sua vettura con precisione millimetrica in ogni curva e conservando magistralmente le sue gomme riesce a tenere dietro Carlos Sainz, arrivando al traguardo da leader. Sul podio è impossibile contenersi: la gioia è indescrivibile, ma soprattutto si sente finalmente libero. Operazione riscatto: completata.

Il suo futuro è ancora incerto: ormai nel paddock la crescente sicurezza riguardo al valore di Pierre è impalpabile. Red Bull farebbe quindi bene, a detta di molti, a dare un’altra chance al francese; ma d’altra parte, abbandonare l’ambiente tossico della famiglia Red Bull potrebbe giovare alla sua carriera. L’unica cosa che conta è finire in bellezza la stagione, regalando punti alla squadra e, magari, salendo un’altra volta sul podio. Ma se ancora c’erano dubbi, è giunta l’ora di sfatarli una volta per tutte: Pierre Gasly is back.

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