A Milanello, l’euforia generata dal grande finale di stagione e dai nuovi arrivi ha spostato momentaneamente l’attenzione da alcune questioni spinose che il club di via Aldo Rossi prima o poi dovrà affrontare. Il nodo più intricato da sciogliere è quello relativo al rinnovo di Gianluigi Donnarumma. I romantici si stanno affidando all’amore del numero 99 verso il Milan, ma razionalmente tutti sanno che lo scontro tra la dirigenza e Mino Raiola sarà totale e non meno difficile di quello di qualche estate fa. Ma oltre al portierone stabiese, il Milan ha ancora in rosa alcuni giocatori che, per usare un eufemismo, hanno deluso le aspettative. Non stiamo parlando dei vari Duarte, Musacchio, Halilovic e compagnia, ma di quei talenti (o pseudo tali) paganti a suon di quattrini. Rafa Leao si merita un’altra chance perché buone cose le ha dimostrate, a fasi alterne. Chi ha esaurito le cartucce invece è Lucas Paquetà. Arrivato in quel gennaio del 2019 con l’hype che solo i grandi campioni portano sulle spalle, il brasiliano sembra ormai destinato a lasciare i rossoneri, ma dubito che la Curva Sud piangerà per il suo possibile addio. Classe: tanta. Talento: da fuoriclasse. Disciplina tattica: insufficiente.

Lucas Paquetà

Quelle maledette e inutili skills

Il brasiliano classe ’97 è quel classico giocatore che innervosisce il pubblico. Non servono grandi spiegazioni tecniche o tattiche, vi sarà capitato sicuramente di vedere in azione giocatori che alternano giocate da fenomeni a errori da terza categoria. Ecco, Lucas Paquetà è uno di questi. Quel giocatore che dribbla tre avversari in un fazzoletto e poi sbaglia l’appoggio in orizzontale a Bennacer, a due metri da lui. Il numero 39 del Milan è colui che gioca per gli highlights, per comporre un collage di skills che su Youtube lo renderanno l’idolo dei più piccoli. Se avete seguito un po’ il Milan da quando è arrivato nel 2019 vi sarete di certo accorti dei suoi sombreri a metà campo indietreggiando, i tunnel ai terzini ma pur sempre dalla parte opposta alla manovra offensiva del Milan e tante altre giocate che a buona parte dei tifosi urtano (e non poco). Eppure dispiace. Sì, dispiace, perché il talento di Lucas Paquetà è innegabile, ma allo stesso tempo la sua volontà di esibirsi e non di giocare una partita di pallone lo rende stucchevole ai più.

Lucas Paquetà

Il suo futuro, probabilmente lontano da Milano

Il suo destino al Milan comunque sembra ormai scritto. Di certo non potrà recriminare di non aver avuto le occasioni per mettersi in luce, viste le 44 presenze in una stagione e mezza. Non sono cifre record, ma i fenomeni ci mettono molto meno per farsi notare… Si parla di un interesse del Lione che però non sembra intenzionato ad arrivare ai 23 milioni richiesti dal Milan per non fare una minusvalenza. Il campionato francese potrebbe rilanciare (anzi, lanciare) Lucas Paquetà, in un calcio meno tattico rispetto alla Serie A e dai ritmi leggermente più compassati. Con Aouar in partenza, l’OL dovrà trovare un sostituto ideale da affiancare al giovane talento Maxence Caqueret e a Bruno Guimarães. Nel 3-5-2 di Rudi Garcia, il brasiliano dovrebbe ricoprire il ruolo di interno, lo stesso in cui ha giocato con il Milan di Gattuso e che però non sembra tagliato per le sue caratteristiche. Ma la vera domanda è: quali sono le sue caratteristiche? Gattuso lo riteneva una mezzala, Giampaolo un trequartista, mentre Pioli invece l’ha visto davvero poco.

Il margine di crescita

Come detto in precedenza, l’ex giocatore del Flamengo è un classe 1997 e ha tutto il tempo a disposizione per migliorare. Non diventerà un Pallone d’Oro, ma il margine di miglioramento c’è e non si può negare. Da un punto di vista tattico, Lucas Paquetà in questi mesi al Milan ha fatto vedere buone cose laddove non erano “richieste”. Il suo atletismo e la sua forza fisica l’hanno più che discreto durante le ripartenze avversarie, dotato di un ottimo tempismo nei tackle e una buona predisposizione al lavoro da interditore.

Sarà in grado di mostrare al grande pubblico il talento di cui tanto si parlava quando giocava in Brasile? O è l’ennesimo verdeoro non adatto alla Serie A e alle competizioni di alto livello?

 

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