Il ciclismo è un sport per signori. Lo sono la stragrande maggioranza dei corridori e si spera lo possano essere anche in futuro. Ciò che cambia e che spesso fa innamorare dell’uno piuttosto che dell’altro i tifosi è come il corridore mette in mostra su strada la propria signorilità. Ecco, anche in questo Tadej Pogačar è un vero talento. Quella faccia da bravo ragazzo conquista il cuore di tutti, così come l’incoscienza di affrontare la corsa più importante del mondo con una tranquillità disarmante e senza pressioni, ma regalando emozioni.

Tadej Pogačar nasce il 21 settembre 1998 a Komenda, nel pieno centro della Slovenia. Potrebbe esser nulla, ma queste zone al pari di tutta la Slovenia sono il punto d’incontro di tre culture, slava, tedesca ed est europea. Chissà che proprio da qui parta il fantastico estro del campioncino. La sua ascesa è rapida e veloce e si concentra quasi totalmente nelle corse a tappe. Gli apici a livello giovanile sono la vittoria al Giro della Lunigiana nel 2016, prima vera corsa a tappe riservata agli Juniores, e il Tour de l’Avenir due anni più tardi.

Il passaggio tra i professionisti è presto fatto. L’UAE Emirates con lui pesca il jolly e subito alla prima partecipazione ad una corsa di tre settimane è protagonista. Il palcoscenico prediletto questa volta è la Spagna, dove alla Vuelta coglie 2 successi di tappa e finisce sul podio, 3° a Madrid. Il grande pubblico inizia a conoscerlo. Le sue caratteristiche tecniche, scalatore con ottime doti da cronomen conquistano. A questo vanno aggiunte l’estrema facilità con cui vive le pressioni di una grande corsa a tappe e la volontà di provarci sempre senza aver paura di rimbalzare e tornare indietro.

Il 2020 è stato un anno strano per tutti, il ciclismo non è escluso. Lui però fa in tempo a vincere prima della pausa e nel post pandemia si lancia subito verso il Tour, grande obiettivo stagionale. I mesi difficili non ne hanno frenato la crescita anzi, forse l’hanno velocizzata. Pronti via batte il connazionale Roglic a cronometro nel primo vero faccia a faccia tra i due, l’incipit di un film lunghissimo, ai campionati nazionali. Poi perde dal medesimo avversario la corsa in linea. 1-1 palla al centro, ma il risultato conta poco il punto decisivo è uno e solo.

Sì, perché ciò che conta si terrà in Francia a cavallo tra agosto e settembre. Roglic vince per dispersione tutti gli appuntamenti che precedono la Grande Boucle e per forze di cose arriva con i netti favori del pronostico. Tadej è una mina vagante ma i riflettori sono puntati su altri. Lui però ha talento e nonostante la giovane età sa come si preparano i grandi giri e come si gestisce la terza settimana. Avere personalità significa anche questo.

Il suo inizio non è certo dei migliori. Nel vento perde 1’20” dai migliori. Nelle prime dieci tappe salutano la corsa i due uomini principali per le salite, gli azzurri: Fabio Aru e Davide Formolo. La sua faccia non cambia, il sorriso è quello di sempre e quando la strada s’impenna è sempre lui il primo a provarci. Nella prima tappa pirenaica, al termine della prima settimana, sfiletta 3 rasoiate che fanno malissimo alla concorrenza che si stacca concedendogli 30”. Nella seconda giornata sulle montagne al confine con la Spagna attacca a ripetizione, questa volta non guadagna nulla sugli avversari diretti, ma vince la tappa mostrando anche doti da sprinter.

Nella seconda settimana Pogačar si mostra come quello nettamente più forte in salita e sul duro arrivo nel massiccio centrale, attacca nuovamente e con lui rimane solamente Roglic. Scatta anche sul primo arrivo in salita alpino ed anche questa volta è vittoria di tappa. Le sue accelerazioni sono davvero micidiali e mentre s’infiamma la lotta con il connazionale, in molti prendono la sua parte. Agli occhi degli appassionati è il corridore in grado di rompere la monotonia, di attaccare in salita e di mettere in difficoltà chi davvero sembra impenetrabile. E’ il giovane che, nel mondo dei computer e dei dati, corre prima di tutto con le sue gambe e con la sua grande intelligenza, abbattendo con spensieratezza i grandi capisaldi del ciclismo moderno.

L’ultima settimana è un capolavoro di talento e personalità.  Al martedì 40” è il ritardo su Roglic, ma ad ogni occasione cerca di fare la differenza. L’altro risponde sempre presente rincarando la dose sul difficilissimo arrivo al Col de La Loze e portando il margine a 57”. Sembra fatta per il portacolori della Jumbo-Visma che a cronometro certo non è fermo. Tadej Pogačar però ci crede ancora e l’impresa è servita. Ciò che è successo lo sapete benissimo tutti, uno spot di immenso valore per tutto il mondo delle due ruote. Un re buono, giovane e senza paura ha preso il potere e il cuore di molti appassionati batterà in suo favore per tanto tempo.

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