Trentaquattro anni fa, oggi, esordiva in Serie A Roberto Baggio. Il più famoso italiano di tutti i tempi, per molti il più forte, l’azzurro in cui di condensa il dramma di Pasadena e l’oro assegnato da France Football. Il teatro Firenze, l’avversaria la Sampdoria, inizia così la storia di uno dei dieci viola più suggestivi di una storia quasi centenaria. Forse a  volte è vero che da quando Baggio non gioca più non è più domenica ma quello trascorso è stato un bellissimo sabato pomeriggio sopratutto per Gaetano Castrovilli. 

Castrovilli

Classe 1997, il giovane pugliese è uno dei talenti più cristallini del panorama nazionale. Cresciuto nel Bari il suo futuro si colora di viola già nel 2017 ma per meritare la prima squadra si fa le ossa in primavera e poi in prestito. Quando arriva tra i grandi è ancora piccolo ma in prospettiva non lo sembra affatto. In un solo anno convince tutti, gli allenatori, i compagni e la piazza e da un 8 pieno sulle spalle e in pagella è arrivato oggi al 10.

Il dieci” diceva qualcuno ”è una categoria di calciatore”.

Il dieci è il bambino più forte nei vicoletti di provincia quando il più scarso va in porta, il dieci è quello che vedi ”dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”, il dieci nel capoluogo toscano è Giancarlo Antognoni. Non è un fatto di paragoni, non è mai stato così utile il tempo speso ad a comparare interpreti per forza di cosa diversi di uno spartito imprevedibile come quello del calcio. Il punto è che a Firenze, più che altrove, la storia sembra dispiegarsi con una naturalezza familiare, come se Piazza della Signoria fosse un po’ il salotto delle nostre case. 

Castrovilli

Castrovilli non è il nuovo Antognoni.

Forse è ora di superare questa formula, non serve il nuovo qualcuno ma qualcuno di nuovo che sappia amare e far innamorare allo stesso modo. Così come fece un altro dieci sulle sponde dell’Arno: Rui Manuel César Costa, semplicemente Rui Costa, un nome breve per uno che in genere si presentava con i piedi. C’è una cosa che però devono avere in comune i dieci per saper portare quella maglia: la leggerezza. La leggerezza poetica e provinciale di Mimmo Morfeo, quella tagliente di Adrian Mutu, quella sessantottina di De Sisti o quella Sudamericana di Montuori

 

Ma quella del gioco del pallone, così come la vita, non è una storia a senso unico. Molte volte succede che il destino prende in prestito degli anni, delle persone, illude forse ma se tutti avessimo la stessa taglia non ci sarebbero neanche maglie diverse o non ne indosseremmo di diverse crescendo. E quando le indossiamo, non importa cosa accadrà, ci stanno bene.

Quella Kappa sembra essere fatta su misura per Gaetano Castrovilli che l’ha inaugurata con un gol. Nessuno conosce il futuro ma una cosa è sicura: finché ci saranno giovani così potrà continuare ad essere domenica anche se Baggio non gioca più.

 

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