«Se dovessi andare in guerra porterei sempre con me Arturo Vidal». La frase è di Antonio Conte e risale al periodo trascorso sulla panchina del Chelsea. Già da sola basterebbe a spiegare la profonda stima e ammirazione dell’allenatore salentino nei confronti del centrocampista cileno e a sintetizzare i motivi per cui quello di Arturo da San Joaquin, sobborgo alle porte di Santiago del Cile, è praticamente l’unico nome ripetuto incessantemente alla dirigenza interista da quando siede sulla panchina della beneamata.

I nerazzurri, a dire il vero, erano già stati sulle tracce del cileno nell’estate del 2018, quando sulla panchina sedeva ancora Luciano Spalletti e gli uomini mercato dell’Inter fecero un sondaggio con il Bayern Monaco, per capire quante possibilità ci fossero di riportarlo in Italia. Arturo andò poi a Barcellona, ma anziché interrompersi il corteggiamento diventò sempre più insistente, perché nel frattempo a Milano era sbarcato Antonio Conte, l’allenatore che più ha saputo forgiare l’anima di quello che i tifosi bianconeri chiamavano King Arturo Vidal, il più contiano fra i giocatori contiani.

Era il 2011, quando la Juve si affidava al suo ex capitano per uscire dalle sabbie mobili post-Calciopoli e acquistava un giovane centrocampista cileno dal Bayer Leverkusen, Arturo Vidal. L’esordio in un Juventus-Parma, con tanto di gol da subentrante e con l’allenatore che subito spendeva parole di elogio per quel centrocampista che sintetizzava tanto del Conte calciatore: temperamento, aggressione continua sul portatore di palla avversario, tempi d’inserimento e un feeling con il gol persino superiore a quello del suo comandante, cresciuto di anno in anno nel periodo bianconero: 7 gol il primo anno, 15 il secondo, 18 il terzo e 8 nell’ultima stagione, quella conclusa con il divorzio fragoroso e la fuga a Monaco di Baviera per vincere una Champions rimasta ancora un miraggio.

Arturo Vidal

Ci riproverà a Milano, con la maglia di quella che fino a cinque anni fa era la principale rivale, e con cui proverà a scalzare dal trono nazionale l’impero bianconero che ha contribuito a rendere tale. E c’è da dire che se la Champions League è ancora il sogno irrealizzato di Arturo Vidal, in campionato il cileno sa come si fa: sono ben otto i campionati vinti consecutivamente tra Juventus, Bayern Monaco e Barcellona, un “filotto” interrotto solo dal Real Madrid, nell’ultima travagliata stagione blaugrana.

La domanda che tutti si pongono adesso è se a 33 anni quello che arriva in nerazzurro sia ancora il Vidal di qualche anno fa? La risposta è sicuramente negativa, perché il tempo passa per tutti, ma in un’annata complicata come l’ultima a Barcellona, Arturo Vidal è riuscito comunque a collezionare un bottino di 33 presenze e 8 reti, guadagnandosi la stima e la fiducia dei senatori dello spogliatoio blaugrana, che nelle ore successive al suo passaggio all’Inter non hanno mancato di fargli sentire via social tutta la stima e il rispetto per uno degli eroi delle due Copa America del Cile, vinte consecutivamente in compagnia dell’altro nerazzurro cileno Alexis Sanchez.

All’Inter Arturo Vidal va a comporre un centrocampo fatto di dinamismo e ferocia agonistica,  con quel Barella che tanto gli somiglia quando c’è da battagliare in mezzo al campo, con un altro guerriero come Nainggolan come primo ricambio (mercato in uscita permettendo), qualità abbinate alle geometrie e alle invenzioni di gente come Brozovic, Sensi ed Eriksen. Un centrocampo di dimensione europea, con cui Conte tenterà il primo vero assalto alla Juve. Per interromperne la dittatura iniziata quasi dieci anni fa, grazie anche ai gol del nuovo guerriero nerazzurro: Arturo Vidal da San Joaquin.

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