Uno dei tecnici più vincenti della storia del calcio, con venticinque trofei in bacheca, a digiuno da tre anni e considerato ormai “bollito”. Un club obbligato a trasformare i milioni investiti in coppe da alzare, potendo “vantare” solo due trofei nelle ultime ventinove stagioni, entrambi della “Carabao Cup”. Mischiando il tutto insieme, con le giuste dosi, si può ottenere il mix perfetto. Il Tottenham serve a Mourinho tanto quanto Mourinho serve al Tottenham.

La stagione 2020/21 deve essere quella del riscatto per l’allenatore portoghese, ormai da un paio di annate incapace di variare il proprio gioco, di stare al passo con i tempi. Per intenderci, come un vecchio IPhone su cui non si possono più installare i nuovi aggiornamenti. Al tempo stesso, Daniel Levy, patron del Tottenham, vuole regalare un trofeo ai tifosi, solo sfiorato nella finale tutta inglese della Champions League contro il Liverpool, appena un anno e mezzo fa.

La stagione appena cominciata è a tutti gli effetti la prima targata “Special One”, infatti nella scorsa subentrò a Mauricio Pochettino. Il portoghese prese un Tottenham allo sbando, quattordicesimo in Premier League, riuscendo a fine stagione a piazzarsi sesto, a sette punti dal quarto posto, garantendosi un posto in Europa League.

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In queste prime tre partite, due di Premier League e una di Europa League, si sono viste letteralmente due squadre diverse. La prima è una squadra incapace di creare gioco e creare occasioni da gol se non grazie a giocate individuali, vista nel secondo tempo, che ha segnato la sconfitta, all’esordio contro l’Everton, e nel primo tempo contro il Southampton, terminato per 1-1 con gol di Son allo scadere. La seconda invece è quella vista nel secondo tempo contro il Southampton, capace di segnare quattro gol in un tempo, mostrando e sfruttando tutto il proprio potenziale offensivo.

La squadra londinese, sulla carta, è la quinta forza del campionato britannico, alla pari con l’Arsenal, resta infatti un passo indietro rispetto allo United, e addirittura due rispetto a Chelsea, City e Liverpool. La volontà di spingersi oltre, ottenendo almeno un posto nell’Europa che conta, è espressa dall’importante mercato in entrata svolto dagli Spurs.

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Fin qui, solo il Chelsea di Roman Abramovich, autore di un mercato faraonico, ha speso più del Tottenham. Sono novantasei i milioni utilizzati per creare una rosa competitiva. Innanzitutto è stato riscattato Lo Celso dal Betis, per 32 milioni di euro, successivamente sono stati comprati Doherty, strappato ai Wolves per 17 milioni, e Hojbjerg, arrivato per la stessa cifra dal Southampton. In porta, come vice-Lloris, è arrivato Joe Hart.

La svolta nel mercato del Tottenham è arrivata però recentemente, con il doppio colpo messo a segno in casa Real Madrid. Gareth Bale e Reguilón sono diventati nuovi giocatori degli Spurs. Il gallese torna nel club che l’ha cresciuto, in cui è esploso, diventando quel fenomeno a livello mondiale che fece partire un’asta nella lontana estate del 2013. La spuntarono i Blancos, che lo comprarono per la cifra record di 100 milioni di euro, all’epoca il trasferimento più costoso di sempre. Gareth, sette stagioni dopo, ha fatto ritorno a casa, con tutti gli amanti del calcio che  sperano di vedere mutato quel famigerato “Wales-Golf-Madrid”, almeno in un “Wales-Tottenham-Golf”…“in that order”.

Bale nella sua prima esperienza a Londra, segnò ben 55 gol, di cui 26 nella sua ultima stagione. Il valore del ragazzo è indiscutibile, bisognerà valutare però l’aspetto mentale, che nelle ultime stagioni a Madrid è andato man mano peggiorando, finendo ai margini della rosa di Zidane. Il tridente Son-Kane-Bale è potenzialmente devastante, in grado di assicurare fisicità e velocità, con i due esterni capaci sia di puntare l’uomo e accentrarsi per provare il tiro, sia di arrivare sul fondo e cercare l’assist vincente per Kane, strepitoso finalizzatore. Reguilón arriva a titolo definitivo per 30 milioni di euro, è uno dei terzini sinistri più promettenti del panorama europeo, reduce da un’ottima annata con il Siviglia, vincitrice dell’Europa League.

Con questi due colpi sono state colmate le ultime lacune nella formazione titolare, eccezion fatta per il difensore centrale. Bisogna sostituire Vertonghen, andato al Benfica. Un nome caldo è quello di Skriniar, non considerato una pedina chiave per Antonio Conte, di fronte ad una buona offerta, intorno ai 60 milioni di euro, potrebbe partire.

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Dele Alli: da stella a fuori rosa

Ogni club ha la sua gatta da pelare, l’Inter aveva Icardi, il Real Madrid Bale, per Jose Mourinho, purtroppo, è uno dei giocatori migliori in rosa, il talento inglese Dele Alli. Dopo la strepitosa stagione 16/17, in cui il centrocampista, all’epoca appena ventenne, siglò ben 17 reti in Premier League, le aspettative erano altissime. Alli, per quanto abbia sempre fatto vedere giocate personali di rara bellezza, non è più riuscito a confermarsi a quei livelli, non toccando la doppia cifra in nessuna delle ultime tre Premier League. Ad un’inaspettata involuzione negativa si aggiunge un carattere non dei migliori, il classico “bad boy” inglese, che ama far parlare di se fuori dal campo.

All’inizio di questa stagione è arrivata la rottura totale con lo “Special One”, che ha deciso di non convocarlo per la trasferta in Bulgaria, e per la gara esterna contro il Southampton. Dele ora si trova fuori rosa, in attesa di una nuova sistemazione, nel tentativo di rilanciare definitivamente la sua carriera. Tra tutti i top club interessati all’affare, la favorita sembra il PSG di Leonardo, sempre vigile su situazioni del genere, seguita dal Real Madrid.

Il Tottenham si è affidato ad Jose Mourinho per tornare a vincere, il portoghese si è affidato agli Spurs per riscattarsi. Una cosa è certa, con Mourinho, nel bene e nel male, non sarà mai una stagione banale, con la speranza dei tifosi del Tottenham di non vivere un’altra, l’ennesima, stagione da “zero titoli”…

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