Dopo diverse stagioni di dominio assoluto, per la prima volta la Juventus non sembra essere nettamente la favorita per lo Scudetto dato che il gap tra i bianconeri e l’Inter appare più sottile che mai. Se la sfida per il primo posto sembra essere a due, la bagarre per gli altri piazzamenti utili per la Champions potrebbe coinvolgere ben cinque squadre: le romane, il Napoli, l’Atalanta e il Milan.

I rossoneri vogliono tornare a giocare una partita nella massima competizione europea (cosa che non accade dal 2014) e per farlo si affidano a Zlatan Ibrahimovic, sperando torni presto dopo essere risultato positivo al Covid, e all’uomo più in forma da giugno in poi: Hakan Calhanoglu.

Calhanoglu

Calhanoglu era stato portato in Italia, un po’ a sorpresa, da Massimilano Mirabelli e  sin dal promo giorno il turco aveva espresso il desiderio di giocare da trequartista, ma Montella prima e Gattuso e Giampaolo poi lo impiegavano sempre in altri ruoli, dalla mezzala all’esterno sinistro, fino all’incredibile scelta dell’attuale allenatore del Torino di piazzarlo davanti alla difesa nella prima partita dello scorso campionato  persa a Udine. Con Gattuso, nonostante giocasse fuori ruolo, il classe ’94 aveva fornito ottime prestazioni, soprattutto nei gironi di ritorno delle stagioni 2017-18 e 2018-19, ma l’attuale tecnico del Napoli, senza dubbio l’allenatore che ha fatto rendere meglio Hakan prima di Pioli, gli chiedeva un lavoro molto importante in fase di non possesso, con molte corse all’ indietro, togliendo all’ex Amburgo lucidità in fase offensiva.

Con gli arrivi di Pioli a ottobre e di Ibrahimovic a gennaio, Calha si trasforma. Alla prima con il nuovo allenatore si capisce subito che la musica sta cambiando: contro il Lecce, infatti, nonostante giochi ancora largo a sinistra, Calhanoglu realizza un gol straordinario al volo e fornisce un assist a Piatek. Il feeling tra l’ex allenatore interista e il turco-tedesco sembra nascere già al primo colloquio tra i due. Pioli si ricordava di un giocatore straordinario, artefice dell’eliminazione della sua Lazio  ai preliminari di Champions con la maglia  del Bayer Leverkusen nel 2015. Pioli ha da subito messo il numero 10 al centro del suo Milan, a discapito di Suso, che era invece fondamentale e condizionante per i suoi predecessori. La presenza di Suso, per quanto importante perché rappresentava la maggior fonte di gioco rossonera, costringeva la squadra  giocare solo ed esclusivamente col 4-3-3 e Calhanoglu era relegato sull’out sinistro e obbligato a un grande lavoro difensivo senza libertà di movimento.

Calhanoglu

Pioli è stato bravo a capire che, a differenza di Suso, che ormai rappresentava un corpo estraneo alla squadra, Calhanoglu era ancora pienamente coinvolto e doveva solo trovare la giusta collocazione per esprimere il suo potenziale. Il cambio di modulo è stato certamente velocizzato dall’arrivo di Ibra, ma non è da escludere che nell’idea di Pioli l’uomo imprescindibile sia proprio Calha. Il 4-2-3-1 con 2 mediani come Bennacer e Kessié permette al 10 di non dover occuparsi in maniera costante della fase difensiva. Oltre agli aspetti prettamente tattici e di campo, non va dimenticato che il classe ’94 era arrivato in Italia a 23 anni e oltre alla giovane età, nei primi anni aveva  dovuto fare i conti con problemi famigliari che ora sembrano risolti e la nascita della figlia  pare aver responsabilizzato il turco anche sul rettangolo verde.

Il contratto  di Calhanoglu, come quello di Donnarumma, scade nel 2021, e a fine mercato Maldini e Massara dovranno provare a risolvere anche questo problema per non perdere il giocatore più importante di movimento  a 0, anche se il calciatore ha sempre detto di trovarsi molto bene al Milan e a Milano e di voler disputare la Champions in Rossonero. Per la lotta al 4° posto il Milan punta forte su una macchina da 9 gol e 10 assist nelle ultime 15 partite e che ha trascinato i rossoneri anche nel preliminare di Europa League: Hakan Calhanoglu.

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