Dalla Milano-Sanremo 2019 al Mondiale italiano: c’è tanta Italia nella definitiva consacrazione di Julian Alaphilippe, che dopo aver vinto la Classica di Primavera dello scorso anno chiude il cerchio laureandosi campione del mondo nella rassegna iridata che si è chiusa nell’autodromo di Imola, organizzata a tempi da record, dopo la rinuncia della Svizzera di mantenere l’organizzazione in seguito alla pandemia che ha stravolto il calendario del ciclismo e non solo.

Alaphilippe

Il ciclista francese fa saltare il banco di un Mondiale che vedeva nel belga Wout van Aert il grande favorito, costretto invece ad accontentarsi di un secondo posto che sa di sconfitta; tutto per colpa di questo 28enne che sembra tagliato apposta per le grandi corse di un giorno, e che da signore delle classiche ha vinto sul circuito dell’autodromo imolese, al termine di una prova che ha fatto tornare alla memoria i grandi di questa specialità, a partire dal nostro Paolo Bettini.

Una vittoria costruita nel tratto più impegnativo della salita di Gallisterna, dove Alaphilippe ha piazzato uno scatto bruciante che ha fiaccato la resistenza di Van Aert, replicando l’azione tentata nell’ultima Sanremo, quando il belga però era riuscito a replicare. Stavolta però non ne aveva, probabilmente fiaccato dai circa 5000 metri di dislivello, che l’hanno costretto alla resa e a cedere a al francese che aggiunge questo oro mondiale a un palmarès che, oltre alla Milano-Sanremo già citata, conta anche due Freccia Vallone, una tappa alla Vuelta, quattro tappe al Tour e la maglia a pois dell’edizione 2018 della corsa francese.

Se van Aert avesse resistito probabilmente sarebbe andata diversamente, ma i dieci secondi di vantaggio accumulati su quel tratto hanno permesso ad Alaphilippe di arrivare solitario dentro l’autodromo, e di gestire il vantaggio fino al definitivo trionfo di un’edizione che ha riempito d’orgoglio la Federciclismo grazie agli elogi del presidente del Cio Bach per aver organizzato un’edizione così complessa in tempi così stretti, una medaglia al petto che fa da contraltare alla prova anonima della pattuglia azzurra, con il siciliano Damiano Caruso arrivato in decima posizione come migliore dei nostri. Nota consolatoria per i passi avanti mostrati dall’altro siciliano Vincenzo Nibali, autore di una prova d’orgoglio nonostante si sia conclusa con un ritiro, e che fa ben sperare in vista della partenza di questo inedito Giro d’Italia d’ottobre.

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