Ormai ci siamo: quella che verrà ricordata come una delle più strane e sicuramente la più lunga stagione di sempre è pronta a recitare il suo ultimo atto: stanotte iniziano le NBA Finals. Di fronte i Miami Heat campioni della Eastern Conference contro i Los Angeles Lakers, che hanno trionfato nella Western.

Non è certo la finale che ci si aspettava, almeno per quanto riguarda la sfidante dell’est. Miami infatti partiva come squadra sicuramente interessante, ma molti (noi compresi) la vedevano molto indietro a squadre come Bucks, Raptors o Celtics. Invece, l’accoppiata Riley-Spoelstra ha compiuto l’ennesimo miracolo, conquistando le NBA Finlas grazie ad un progetto, alla lungimiranza e alla costruzione di un roster capace di unire talento e cuore come nessun altro nella lega. Di fronte ai floridans, troviamo i Los Angeles Lakers di LeBron James e Anthony Davis. A differenza degli sfidanti, LA nella propria conference aveva forse solo i cugini Clippers come rivali di pari se non superiore livello. Sarebbe ingeneroso derubricare la conquista delle NBA Finals da parte dei gialloviola come un obiettivo minimo, ma quando hai dalla tua LeBron è innegabile che arrivare in fondo sia quasi un dovere. Soprattutto dopo il suicidio sportivo dell’altra franchigia losangelina.

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Ecco dunque alcuni punti chiave della sfida.

I Quintetti

Il quintetto base di Los Angeles si basa essenzialmente su LeBron, Davis ed altri 3. Solitamente intorno ai due totem, si muovono Kentavious Caldwell-Pope, Danny Green e Markieff Morris. I cinque titolari di Miami invece, sono solitamente: Goran Dragic, Tyler Herro, Jae Crowder, Jimmy Butler e Bam Adebayo. La prima differenza che salta all’occhio è che mentre il sistema Lakers si basa su un supporting cast di specialisti al servizio di due stelle, come un tiratore mortifero come Danny Green o un atleta come Morris che lasciano spazio a LeBron e Davis di dominare; Miami mette in campo un leader carismatico (Butler) e almeno tre giocatori che possono prendersi la scena da un momento all’altro; ossia due attaccanti straordinari come Herro e Dragic ed un dominatore del pitturato come Adebayo.

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La Stella

La stella dei Los Angeles Lakers non può che essere il Re, LeBron James, e non semplicemente perché a pieno titolo nel dibattito di giocatore più forte di tutti i tempi. LeBron, oltre alla mentalità vincente, è il prototipo del giocatore completo, poiché è al top in difesa, in attacco e persino in cabina di regia. Spiegare il King in poche righe è difficile ma soprattutto inutile, ma se esso ha preso parte (da protagonista) a 9 delle ultime 10 finali un motivo ci sarà. Scegliere il top player di Miami è più complicato perché in questi playoff abbiamo visto almeno 3-4 MVP diversi. Alla fine, se dovessimo proprio sceglierne uno, la scelta ricadrebbe su Jimmy Butler. L’ex Chicago non è forse il più talentuoso dei suoi, ma ne è sicuramente il leader. E’ facile pensare che senza Jimmy a fianco i giovani terribili degli Heat non avrebbero avuto un impatto tale in post season, e tanto basta per indicare il prodotto di Marquette come uomo in più dei suoi.

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Il coach

I Lakers si affidano in panchina a Frank Vogel, subentrato a Luke Walton ad inizio stagione. Le NBA finals appena raggiunte sono il miglior risultato fin qui ottenuto dall’ex Magic, che però vuole anche il primo titolo. Abbiamo già detto quanto il fattore LeBron-Davis sia stato fondamentale per i gialloviola, ma sarebbe ingeneroso non riconoscere il valore dell’allenatore. Come hanno affermato le sue due stelle, Vogel è stato l’Ancora di salvezza dei suoi, il normalizzatore che una squadra con personalità tanto imponenti necessitava, e già solo questo merita riconoscimenti. In questo, il paragone con l’Erik Spoelstra dell’era dei Big Three non è forzato. Coach Spo, arrivato a Miami nel 1995 come addetto Video ed arrivato a vincere due anelli, è ormai un mostro sacro delle panchine NBA. In coppia con Pat Riley, ha saputo ricavare il meglio da ogni singolo giocatore allenato, facendo convivere diversi maschi Alpha come James-Wade-Bosh o scoprendo e coltivando talenti come gli attuali Adebayo, Herro o Robinson. Se Miami si gioca il titolo, una bella fetta del merito siede in panchina.

Le Panchine

In un Playoff in cui le sfide sono tante e ravvicinate, avere la possibilità di tirare fuori dalla panchina qualche asso nella manica può rivelarsi fondamentale. Su questo tema, Miami appare leggermente avvantaggiata. Innanzitutto, fuori dallo starting five, dispone di uno dei più letali tiratori da tre della lega: quel Duncan Robinson che da undrafted si è trasformato in arma segreta dei campioni East Conference. Nel caso poi servissero muscoli e leadership, ecco Andre Iguodala, che qualche trucco per battere LeBron nelle NBA Finals ormai lo conosce. Non che comunque LA sia messa malissimo in panchina, anzi. Innanzitutto Rajon Rondo, che ai playoff è solito alzare l’asticella e prendere in mano la squadra con talento e carisma. Ci sono poi due specialisti da tre come Dion Waiters e J.R Smith, che al netto dei problemi caratteriali possono essere un’ottima arma a partita in corso, e soprattutto il talentuosissimo Kyle Kuzma, che vicino a LeBron sta dimostrando di essere ormai vicino a piena maturazione.

Secondo voi chi vincerà l’anello?

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