Il 2020, oltre ad esser ricordato per ovvie ragioni come uno degli anni più significativi per la storia politica, economica e sociale del periodo storico attuale, ci ha messo di fronte ad una vera e propria rivoluzione nel modo di lavorare. Lo smart working, che oltre ad essere banalmente associato solamente al telelavoro, ovvero la possibilità di poter svolgere alcuni compiti direttamente da casa tramite un dispositivo collegato ad internet, fa da traino ad un modus operandi completamente opposto a quello al quale eravamo abituati qualche mese faNon meno di un anno fa, la sola possibilità di poter lavorare in maniera intelligente, con obiettivi fissati, ma raggiungibili con orari di lavoro maggiormente flessibili, era vanto di pochi e opportunità riservata solamente per chi lavorava per aziende avveniristiche. Ora sembra uno dei temi più attuali; la contrapposizione tra lo smart working e l’hard working è più viva che mai.  E l’Atalanta, soprattutto grazie al suo tecnico Gian Piero Gasperini ed il suo collaboratore Jens Bangsbo lavora in smart working già da tempo, favorendo un approccio essenziale, concentrato su quello che realmente serve ad un calciatore. Il concetto del “più corri e più vinci”, dalla stagione 2016-17 a Zingonia è stato sostituito dal “meglio corri e meglio vinci”.

Jens Bangsbo

Gian Piero Gasperini arriva a Bergamo nell’estate del 2016, dopo aver concluso il suo rapporto con il Genoa trascinando i rossoblu ad una salvezza tranquilla, ottenuta con largo anticipo e senza grandi patemi d’animo. Ma il rapporto con il presidente Preziosi si incrinò leggermente già l’annata precedente, con il Genoa arrivato sesto ma non partecipante alle competizioni UEFA per via di una licenza non ottenuta. Quello fu il primo passo verso la separazione che avvenne l’annata successiva. Dopo la mancata iscrizione in Europa League il Genoa fu smembrato e come al solito ricomposto, invece che rinforzato. Bergamo quindi rappresentava una ipotesi possibile e sostenibile per il tecnico di Grugliasco; un’eventualità che potesse dare continuità ad un progetto, ad un’idea. C’era poi la voglia di rivalsa verso tutti quelli che avevano affibbiato a Gasperini la targhetta di allenatore di provincia per via di quella sfortunata esperienza con l’Inter.

Quella a Milano fu un’esperienza folle, durata solo 73 giorni nei quali nessuno trovò serenità. Giocatori, dirigenza e tecnico vissero dei problemi di comunicazioni talmente gravi che fecero collassare su se stesso un già fragile sistema Inter. Gasp iniziò ad allenare i nerazzurri nell’estate del 2011, prendendo in mano una squadra con atleti al crepuscolo, sfiniti e spremuti dal dopo Mourinho e con una dirigenza ancora alle prese con la gestione difficilissima del post sbornia tripleteGli ingredienti per frantumarsi le ossa c’erano tutti, e così avvenne; difficile però dare responsabilità al tecnico. Vista con 9 anni di latenza, Gasperini una grande squadra non l’ha mai allenata. Ma ora se l’è costruita pezzo pezzo.

Jens Bangsbo, danese, laureato in Matematica e Fisiologia, dottore in Scienze e professore all’Università di Copenaghen presso il dipartimento di nutrizione, esercizio fisico e sport, sbarca in Lombardia nell’ottobre del 2018; è uno dei pochi momenti di crisi della gestione Gasperini con zero vittorie in sette partite ufficiali. Il loro è un rapporto nato da lontano, quando ancora Gasp allenava la primavera della Juventus e già giocava con 3 difensori. Jens Bangsbo era infatti collaboratore della prima squadra bianconera, potendo lavorare a stretto contatto con Lippi ed Ancelotti dal 1999 al 2003. Jens firma con la Dea un contratto part-time, con un impegno sul campo per 4-5 giorni al mese al fine di trasferire un metodo più scientifico al team di lavoro capitanato dal preparatore atletico Borrelli, ma sopratutto per generare un metodo di lavoro specifico e personalizzato per ogni atleta. 

Jens Bangsbo

I giocatori dell’Atalanta lavorano in gruppo, ma con obiettivi prestazionali individuali volti a migliorare fondamentali tecnici e fisici essenziali per generare armonia all’interno di un sistema.  Marchio di fabbrica del danese è il cercare di fornire al giocatore gli attrezzi essenziali per poter risolvere una problematica di qualsiasi genere tecnico o fisico. Un idraulico che ripara una lavatrice non ha bisogno di imparare come fare il sushi per fare il suo mestiere nel migliore dei modi. Ed è per questo che Bangsbo insiste sul lavoro personalizzato; su un sistema basato sulla qualità del lavoro, piuttosto che sulla quantità. L’Atalanta sembra correre più dei propri avversari, ma i freddi numeri non dicono questo.

La Dea ha concluso la scorsa stagione al nono posto nella classifica per km percorsi, sembrando però dominante sotto questo punto di vista nella maggioranza delle sfide che ha affrontato, sia in sfide nazionali che continentali. L’approccio è stato di tipo bottom-up: a Zingonia hanno cercato di migliorare il singolo nelle singole componenti per avere un risultato d’insieme migliore che potesse esaltare un certo tipo di gioco, riproducendo un modello che Gasperini affrontò a metà degli anni Novanta con le giovanili della Juventus, quello dell’Ajax di van Gaal.

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