La vecchia legge per cui l’allenatore è sempre il primo a pagare per le cattive performance della squadra si è abbattuta anche su Glenn “Doc” Rivers. La delusione dell’eliminazione e le spaccature dello spogliatoio hanno fatto sì che le strade del coach e dei Clippers si separassero. Nonostante un epilogo non felicissimo, non è rimasto disoccupato a lungo. Ad accaparrarsi i suoi servigi sono stati i Sixers, rimasti senza head coach dopo il licenziamento di Brett Brown. Per l’ex coach dei Celtics si prospetta una sfida tanto ardua quanto affascinante: riportare l’anello nella città dell’amore fraterno.

La fine definitiva di The Process 

La prima notizia è che con il licenziamento di Brown si pone fine definitivamente al processo. A raccogliere i frutti sarà Doc Rivers. Simmons ed Embiid sono giunti al momento della verità, quello in cui dovranno completare il loro sviluppo e decidere cosa vorranno fare da grandi. Tutto il resto è stato utilizzato per muoversi sul mercato e costruire attorno a loro. Jimmy Butler e Tobias Harris assieme erano un’opportunità ghiotta, ma un’operazione one-shot. Andata bene, ma non benissimo, con i Sixers ad un passo dalle finali di conference eliminati dal miracolo sulla sirena di Leonard. La cessione di Butler, dovuta ai problemi con coach Brown ed il malcontento per le mancanze dell’organizzazione, ha portato ad un assetto più stabile, ma che non ha saputo ripetersi. Durante la stagione è parsa mancare una leadership forte nei momenti più difficili, ma soprattutto non si ha mai avuto l’impressione che Phila avesse trovato una quadra. Nel frattempo Jimmy Bucket ha raggiunto le Finals da protagonista a Miami, aumentando probabilmente i rimpianti dei suoi ex tifosi a suon di prestazioni eccezionali. È stata la scelta giusta? Possono Simmons ed Embiid guidare la loro squadra all’ultimo atto? L’uomo giusto per tirare fuori tutto da questo roster, frutto di questi lunghi anni di lavoro e sacrifici sportivi, e trovare le risposte a queste domande per la franchigia è Rivers. Se non riusciranno a diventare stabilmente una contender ad est, The Process potrà essere definito un fallimento.

Doc Rivers

La sfida tecnica: la convivenza di Simmons ed Embiid

Questo argomento è stato ovviamente al centro della conferenza stampa di presentazione di Doc Rivers. Per l’uomo di Chicago la risposta è molto semplice. Con i due in campo la squadra ha vinto il 65% delle partite, quindi la coppia funziona alla grande. In realtà i dubbi rimangono. Al momento Simmons rappresenta un rebus in attacco. La totale assenza di gioco perimetrale toglie inevitabilmente spazi a Embiid in area, dove ha dimostrato di essere dominante quando sta bene. Il grande nome della scorsa free agency, Horford, va a complicare ulteriormente le cose. Per quanto sia lui che il camerunense siano pericolosi dal perimetro, non possono e non devono sviluppare lì il loro gioco. Intasare l’area non è mai una buona soluzione, quindi, per far coesistere i tre giocatori più importanti devono essere trovate altre strade. Rivers dovrà trovare il modo di aumentare il raggio d’azione di Simmons e dare così molte più soluzioni all’attacco, senza però farlo estraniare dal gioco. Chissà che l’esperienza con Rondo non possa aiutarlo. L’alternativa? La cessione di una delle stelle. E il nome caldo, in quel caso, sarà proprio quello dell’australiano, che ha molto più mercato di Horford.

Doc Rivers

La sfida caratteriale di uno spogliatoio non così semplice

Il risultato deludente di quest’anno è dovuto anche alla mancanza di una leadership forte e matura all’interno dello spogliatoio. Ruolo che Embiid ha provato a prendere ma che, nonostante gli atteggiamenti spavaldi e lo strapotere fisico e tecnico, non è ancora in grado di ricoprire. Simmons non sembra essere il tipo di giocatore che può guidare una squadra né sul parquet né nello spogliatoio (e probabilmente i due aspetti nel suo caso sono strettamente correlati tra loro). Brown non è stato in grado di dare quella forte identità in grado di sopperire a limiti e difetti del roster. Butler aveva probabilmente il carattere e la durezza mentale giusta per essere il leader della squadra, ma con una personalità come quella di Embiid di fianco il rischio di implosione dello spogliatoio non era trascurabile. Horford può essere il “vecchio saggio” del gruppo, ma non può guidarlo da solo. Ed allora ecco che la scelta del presidente Elton Brand non poteva che ricadere su un coach di grande personalità, con una storia pesante (anche da giocatore) e tantissima esperienza. Oltre a trovare il giusto sistema in campo, dovrà dare un indirizzo forte a squadra e franchigia per poter competere per l’anello. Un compito tutt’altro che semplice.

Doc Rivers

Una sfida affascinante e l’occasione del riscatto

L’anello coi Celtics è stato sicuramente un capolavoro. Le annate ai Clippers buone, ma con la grandissima delusione di non essere mai andato vicino a completare l’opera, nemmeno quest’anno in cui, probabilmente in maniera molto avventata, venivano indicati come i favoriti. Non è riuscito a nascondere le lacune del roster e soprattutto non è riuscito a unire lo spogliatoio e controllare i caratteri forti del gruppo, con il risultato di ottenere una squadra che alle prime difficoltà si è inabissata tra isterie inutili e giocatori sfiduciati. A Philadelphia potrà riscattarsi. La squadra è molto giovane e probabilmente più facile da guidare, potendo sfruttare il maggior peso dell’autorevolezza della sua figura. I problemi tecnici ci sono e sono evidenti. Può e deve imporsi per far agire nel modo migliore sul mercato la dirigenza, anche se i margini di manovra sono piuttosto limitati. Il fatto di imporsi come guida autorevole dello spogliatoio gli può dare la forza di far credere ai giocatori nel progetto di sviluppo che ha in mente per loro. Se riuscirà a compattare tutti e dar credibilità al suo progetto le ambizioni di titolo dei Sixers potranno rivelarsi fondate. La sfida è tutt’altro che semplice, ma se la vincerà avrà ancor di più un posto tra i grandissimi della NBA. E se così sarà, potrà essere Doc anche a Philadelphia senza sentire il peso di quel numero 6 che portò l’ultimo titolo nel lontano 1983, poco prima che Rivers venisse draftato dagli Hawks

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