Negli scorsi mesi abbiamo parlato dei sette nuotatori che potrebbero diventare delle vere e proprie superstar nel futuro prossimo. Tra questi abbiamo citato il nostro Alessandro Miressi, ponendo enfasi soprattutto sull’enfant prodige del nuoto al maschile: Kristóf Milák. Con un po’ di ritardo, andiamo alla scoperta delle nuotatrici nate dal 2000 in poi con il maggior potenziale, in grado di prendersi a breve la scena a discapito della generazione delle fenomene, tra cui spiccano Federica Pellegrini, Katie Ledecky, Sarah Sjöström, Katinka Hosszú, ecc. Parlando di giovani promesse non potremmo esimerci dal parlare dell’azzurra Benedetta Pilato, la nuotatrice più chiacchierata del momento. Ma non ci fermeremo di certo alla tarantina! 

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Ariarne Titmus

Considerare l’australiana una “promessa” del nuoto femminile potrebbe quasi apparire come un’offesa visto che la tasmaniana ha già in palmarès nove medaglie iridate tra vasca lunga e corta. Tra queste spicca l’oro mondiale nei 400 SL a Gwangju 2019, quando è riuscita a lasciarsi dietro una certa Katie Ledecky. Le medaglie del metallo più prezioso in realtà potevano persino essere due in Corea del Sud, ma ad impedire il bis è stata la Divina Federica Pellegrini che, nei 200. Il punto di forza della Titmus è la duttilità che la rende una contender su tre distanze (200, 400 e 800) oltre che nelle staffette dove è, e sarà, il faro della 4×200 SL. Più difficile vederla nei 100 dove il parterre di fenomene è lunghissimo. Discorsi simile anche per la 4×100 SL in cui la nazionale australiana può contare sulle sorelle Campbell e sulle specialiste delle due vasche McKeon e Throssell. Ma mai dire mai. Ha vent’anni e tante primavere davanti per diventare una vera superstar.

Wang Jianjiahe

La nazionale femminile cinese non sta attraversando un grande momento. Le attenzioni erano quasi tutte rivolte su Ye Shiwen, esplosa tra la rassegna iridata di Shanghai 2011 e i Giochi di Londra 2012 come un possibile crack del nuoto mondiale. La classe ’96 però ha vissuto un periodo di totale oblio, tornando alla ribalta solo a Gwangju con due argenti nei misti dietro alla Lady di ferro Katinka Hosszú. Tuttavia, la Cina si è potuta godere anche la giovane Wang, classe 2002, che in Corea ha portato a casa un inaspettato bronzo iridato nei 1500 SL dietro alla nostra Simona Quadarella e a Sarah Kohler. 18 anni appena compiuti e un buon feeling con la vittoria consolidato ai mondiali in vasca corta del 2018 e ai Giochi asiatici la rendono una possibile contender nel mezzofondo. In Cina la speranza è che non sia una meteora come Ye Shiwen (che comunque ha 24 anni e margine per tornare in alto).

Benedetta Pilato

Kaylee McKeown e Minna Atherton

In Australia non possono di certo lamentarsi per il numero di talenti. Oltre alle già citate Titmus, Cate e Bronte Campbell, nell’emisfero sud stanno emergendo due giovanissime dorsiste di grande interesse. La prima è Kaylee McKeown, classe 2001. Ai mondiali di Gwangju ha guadagnato un bell’argento nei 200 dorso dietro a Regan Smith (di cui parleremo tra poco). La seconda è Minna Atherton, classe 2000, già veterana della staffetta 4×100 misti nonostante l’età e anche lei argento iridato in Corea nella distanza dimezzata. Se la McKeown può dirsi complessivamente soddisfatta della seconda posizione visto che la Smith ha dominato la gara con quasi tre secondi di vantaggio sull’australiana, la Atherton è andata davvero a un passo dall’oro, sfumato per due decimi per mano della canadese Kylie Masse.

Regan Smith

La statunitense classe 2002 è una delle atlete che incuriosisce di più nel panorama internazionale. Per lei vale un discorso simile a quello fatto per la Titmus: con già due ori iridati (di cui uno individuale) parlare di promessa è riduttivo. Dorsista molto tecnica e con una notevole reattività allo start, a soli 18 anni è già la detentrice di due record mondiali, nei 100 e nei 200 dorso. A Gwangju ha letteralmente dominato la distanza più lunga e soprattutto è stata decisiva nella conquista dell’oro della 4×100 mista della nazionale U.S.A., con una frazione in cui ha siglato il world record nelle due vasche a dorso, in una staffetta difficilmente superabile composta da Simone Manuel (regina indiscussa dei 100 stile), Lilly King (miglior ranista al mondo), Kelsi Dahlia (staffettista per eccellenza, per le due vasche a farfalla) e la stessa Regan Smith. Senza dubbio le australiane stanno crescendo molto e la canadese Masse resterà ad alti livelli per altri anni, ma in quanto a talento la Smith sembra essere di un altro pianeta. E attenzione ai miglioramenti nella farfalla.

Ajna Késely

Nata a Budapest nel 2001, la giovane ungherese è una delle punte di diamante della nazionale magiara del futuro. Atleta simile alla Titmus per duttilità, riesce a mantenere ottime prestazioni su quattro distanze (dai 200 agli 1500 SL). Per sua sfortuna, lo stile libero femminile è estremamente competitivo e sarà molto complesso inserirsi di forza a livello internazionale. Per ora i suoi piazzamenti di maggiore importanza sono a livello continentale. Il mezzofondo resterà ancora per qualche anno “terra di conquista” di Katie Ledecky e di Simona Quadarella (incrociamo le dita), nei 200 e 400 sembra essere la Titmus la degna erede della Pellegrini e della stessa Ledecky. Neanche da prendere in considerazione i 50 e i 100, lontani per caratteristiche dalla giovane magiara, dove Manuel, Sjöström e Campbell (senior) non sembrano intenzionate a lasciare spazio alle nuove generazioni. Ciononostante, il talento non le manca e molte soddisfazioni sarà in grado di togliersele!

Margaret MacNeil

La canadese classe 2000 è stata una delle rivelazioni degli scorsi Campionati mondiali. La MacNeil è stata in grado di inserirsi prepotentemente in una “settore” esplorabile come quello della farfalla. Perché, Sjöström a parte, la farfalla al femminile sta passando un po’ la stessa situazione dei misti maschili. C’è una atleta “faro”, la svedese, ma dietro di lei (e potenzialmente anche davanti) c’è un grande margine. La canadese dai tratti asiatici è riuscita a sfruttare il momento, battendo addirittura la Sjöström nella sua gara, i 100 farfalla, distanza in cui la svedese da Roma 2009 a Budapest 2017 ha vinto quattro ori in cinque edizioni. La carta d’identità è dalla sua parte. Le principali rivali hanno di media sui 26/27 anni e questo la rende una potenziale dominatrice delle gare veloci a farfalla nel prossimo lustro.

Benedetta Pilato

Benedetta Pilato

Tarantina classe 2005, Benedetta Pilato è la nuotatrice italiana con più hype del momento. L’exploit ai mondiali di Gwangju, dove l’azzurra ha sfiorato l’oro nei 50 rana, l’hanno resa già un’icona del nuoto italiano. Tuttavia, è necessario fare un paio di brevi considerazioni sulla pugliese. Come già spiegato in profondità qui, Benedetta Pilato ha dalla sua parte un talento senza eguali, per contro ci sono degli ostacoli di natura tecnica che la rendono ancora lontana da una possibile medaglia olimpica. La nuotatrice è dotata di una grande potenza che sui 50 è potenzialmente devastante e a livello mondiale non dubitiamo che le medaglie arriveranno. Discorso diverso per quanto riguarda i Giochi. Alle olimpiadi i 50 non ci sono, la gara più corta a rana sono i 100. Tralasciando il dominio incontrastato di Lilly King, la Pilato sembra ancora acerba sulle due vasche e soprattutto ci sono oltre tre secondi di differenza tra il primato personale della tarantina e quello della statunitense. Ciononostante, stiamo parlando di una quindicenne… Il futuro è tutto dalla sua parte e noi non vediamo l’ora di godere delle imprese di Benedetta Pilato.

Benedetta Pilato

Riusciranno queste nuotatrici ad imporsi nei prossimi anni? 

 

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