Sventola la bandiera a scacchi sul traguardo del Nürburgring, il pubblico si alza in piedi per applaudire: Lewis Hamilton conquista la 91esima vittoria della sua carriera in Formula 1 ed eguaglia il record fin lì detenuto da Michael Schumacher. Un traguardo inseguito a lungo, non esattamente imprevedibile vista la netta superiorità della Mercedes nell’epoca dei propulsori ibridi, ma comunque prestigiosissimo. Sono tante le prestazioni straordinarie che hanno permesso al nativo di Stevenage di raggiungere questa pietra miliare, ma i successi di un grande campione non passano solo dalle vittorie. Il percorso di una leggenda sportiva è fatto anche di sconfitte, ostacoli, batoste, delusioni che ne forgiano il carattere e lo spingono a rialzarsi per tornare più forte di prima. Così, invece di celebrare Lewis Hamilton parlando delle sue (numerosissime) grandi vittorie, cogliamo l’occasione per ripercorrere tre momenti simbolici della sua carriera che lo hanno messo alla prova in un mondo insidioso e pieno di trappole come quello della Formula 1.

Ungheria 2007 – Il tradimento di Alonso

L’avventura di Lewis Hamilton nella massima categoria automobilistica inizia nel 2007, a bordo della McLaren. Insieme a lui, un compagno di squadra tutt’altro che comodo: Fernando Alonso, bi-campione del mondo in carica nel 2005 e 2006 con Renault e nuovo arrivato di lusso nella scuderia di Woking. L’idea di affiancare al già affermato Alonso il promettente rookie Hamilton sulla carta poteva essere un buon modo per garantire al team il giusto mix di esperienza e gioventù, ma presto i piani deviarono dalla direzione desiderata.

Il 4 agosto 2007, all’Hungaroring, si assiste a una scena incredibile: durante le qualifiche, Alonso ostacola Hamilton, restando fermo sulla piazzola in pit-lane e facendogli ritardare il cambio gomme decisivo in Q3. Lo spagnolo conquisterà la pole ma verrà penalizzato per la scorrettezza e sarà dunque proprio il britannico a partire dal palo e a vincere il GP, dimostrando di avere fegato anche di fronte alle ostilità che serpeggiano nel circus e persino tra i muri di casa McLaren. La prontezza di Lewis Hamilton per stare tra i grandi emergerà anche dalla classifica finale: secondo posto a pari merito con Alonso, a una sola lunghezza di distanza dal campione del mondo Kimi Raikkonen. E nell’anno seguente, il 2008, sarà Lewis a conquistare il suo primo titolo iridato.

Hamilton e Alonso: la grande guerra del 2007 - Metropolitan Magazine

Malesia 2016 – Motore in fumo, mondiale anche

Il GP di Malesia 2016 è molto probabilmente quello che Lewis Hamilton ricorda con meno gaudio. A quindici giri dalla fine, l’inglese si trova saldamente al comando della gara davanti alle due Red Bull di Ricciardo e Verstappen e al compagno di squadra in Mercedes, Nico Rosberg, costretto a una rimonta dalle retrovie in seguito a un contatto in partenza con la Ferrari di Vettel. Improvvisamente, un fulmine a ciel sereno: la Power Unit della macchina numero #44 va a fuoco e costringe Hamilton al ritiro nella 16esima gara della stagione su un totale di 21.

Quella sanguinosa perdita di 25 punti si rivelerà decisiva ai fini della classifica piloti, che al termine dell’anno vedrà Rosberg in testa con 5 lunghezze di vantaggio, incoronato campione del mondo. Una batosta psicologica pesantissima per Hamilton, che tuttavia sarà capace di rialzarsi da grande campione e di salire sul tetto del mondo per le successive tre stagioni. Quasi quattro, aspettando la fine di questo 2020.

Lewis Hamilton

Gran Bretagna 2018 – Sconfitto “qui a casa loro”

Il dominio delle Frecce d’Argento nell’epoca ibrida è stato in un certo qual modo vicino a interrompersi nel 2018, quando Sebastian Vettel e la Ferrari si sono rivelati dei contendenti molto competitivi. Il momento della stagione in cui il tedesco ha davvero dato l’impressione di poter conquistare il suo primo titolo da pilota del Cavallino è coinciso con la vittoria del #5 a Silverstone, giardino di casa di Lewis Hamilton e pista su cui la Mercedes vinceva ininterrottamente dal 2013. La scuderia di Brackley si presenta nel circuito inglese dopo il disastroso weekend austriaco, concluso con un doppio ritiro, ed è chiamata al riscatto. Hamilton non si fa pregare e sabato conquista una straordinaria pole position davanti a Vettel e al compagno di scuderia Valtteri Bottas, ma in gara sbaglia la partenza, perdendo due posizioni; dopo poche centinaia di metri e viene speronato da Raikkonen, e riparte da fanalino di coda iniziando una lunga rimonta, agevolata anche dall’ingresso di due Safety Car. Nonostante ciò, Vettel vince la gara e si porta a +8 nel mondiale piloti.

Un distacco abbordabile, ma che dopo le qualifiche del GP successivo, ad Hockenheim, desta qualche preoccupazione in più tra i tifosi di Hamilton, visto che il loro beniamino parte 14esimo e il suo rivale per il titolo dalla pole. In gara si ribalta tutto: Vettel ritirato e Hamilton vittorioso, di nuovo in testa al mondiale, e stavolta stabilmente fino al termine della stagione per ottenere quello che sarà il suo quinto titolo iridato.

Lewis Hamlton

Questi tre episodi sono diversi tra di loro. Non si sono conclusi tutti con un esito positivo o tutti con uno negativo. Ma senza dubbio hanno contribuito a segnare la carriera di Lewis Hamilton, che in seguito a ciascuna di queste circostanze, presto o tardi, è stato capace di riaffermarsi come il più forte di tutti. E il record di vittorie raggiunto domenica pomeriggio lo testimonia. 91 and counting. Congratulations, Lewis.

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